Voyeur – Vedute di viaggio: #0 Venezia

*Foto dagli archivi della sottoscritta. Marzo 2016, Venezia.

 

 

Venezia, 12. III. 2016

 

Vendersi per uno spritz Campari in Campo Santa Margherita.
Alle Gallerie dell’Accademia c’è Tiziano, non c’eri tu.
E io mi cuocio sotto il sole d’un’attesa veneziana (l’attesa di chi se n’è andato), attesa da te (che mi aspetti). L’attesa, sì. Dissetare l’attesa con un (Giovanni) Bellini, nell’attesa bruciare.


Prendere in mano la propria vita in Galleria, nella sala dell’Albergo. Quando sono fuori, allora, mi sento a casa, dentro. Al museo mi ha introdotta una guida con soltanto un moncherino di braccio e io lo guardavo sforzandomi di non guardarlo e lui mi guardava sforzandosi di non guardarmi e insieme guardavamo intorno a noi, ammirando la collezione, e ci sforzavamo, imbarazzati e felici, di non guardarci, d’ignorare le rispettive (mancanti) umanità.
Nel frattempo, questa mattina, una cameriera immaginaria rovistava tra le mie cose, lasciate sole nella stanza in affitto all’Arsenale. Cosa avrebbe pensato di me, se le fosse stato permesso d’esistere?

È una forma di presunzione, la (mia) solitudine.
E Venezia? Venezia Ventre Materno.


Un gruppo di burini romani è seduto accanto a me, al bar, in Campo Santa Margherita. Je rode er culo.. A a’ Rai han segato tutti..    Ma se uno non è umano non è umano, del resto.

...Che me stavi a di’?! Non era tanto renziano, Giannini.. Me despiace..
…Co’ amica sua che je faceva i certificati.. Quant’ha lavorato Patrizia? A me ste cose me ce fanno rodere er culo..

Ma Bellini con la sua Madonna coi cherubini rossi nel bookshop delle Gallerie non c’era: discutibile scelta di marketing, a parer mio. Discutibili gusti, i miei, discutibili come tutti i gusti, anche quelli di Patrizia. Già, e Patrizia?

Patrizia alla fine è uscita a testa alta e co ‘na bbella pensione.

Ma non è niente di più che un riscaldamento (solare, no pannelli, per contatto diretto), il mio. Raccogliere le energie prima di spiccare il volo. «Volo, volo, voglio vivere così, col sole in fronte e felice canto beatamente»,  titola forse anche «la Nuova di Venezia e Mestre» in mio onore, ci scommetto un paio di redattori.
Volo, voglio, il primo d’aprile, fare un esperimento e giocare a essere vera.
Le invidio queste signorine veneziane, perfette e graziose, con la “r” giudecchina facoltativa. Io torno a Pisa, dove le persone non mettono i cappelli blu coi cappotti neri e i foulard arabescati.

Je porti 20000 euro, macchiati, ma vajeli a rappecetta’..


Volano anche le borse sul «Sole 24 ore» e tu, Elisa, sei una sporca voyeur che dorme su di un letto da una piazza e mezzo, rigorosamente senza mutande.
Vai alla Scuola Grande di San Rocco, mangi un gelato, svolgi i compiti per casa: sopravvivere.

Non ho fretta, adesso, no. Voglio raccogliere fino all’ultimo raggio di sole e tramezzino col tabasco e signorine col basco e uomini col turbante. Cosa rimane?
I sentimenti che provo, nella loro stranezza: un invito alla solitudine – un mi manchi – un niente – le briciole. È tutto perfetto, fatta eccezione per la transizione (che è di per sé imperfetta, inconclusa, in movimento, senza sosta). Ma non importa, perché mai dovrei aver bisogno d’una residenza? Di una testimonianza costante di presenza?
Voglio poche cose, leggere, e voglio andare. Fermarmi quando qualcosa o qualcuno mi si cucirà addosso, si lascerà indossare da me (si lascerà portarsi via, da me).
Guarda, lo so che la mia è solo una questione di vita pratica, di ordine e di color senape. Io sono tutta seduta in file distratte: la fame, la sete, la mia ossessione intro-diretta.
Il resto è stato soltanto un abbaglio, solo uno sprazzo di primavera. Uno spritz.
Adesso mi fa di nuovo freddo da tutti i pori.
Adesso voglio vivere dentro, ma da fuori.

Elisa Orsi

Elisa Orsi

Nata agli sgoccioli del mese di ottobre, preferisce ricordare il giorno del suo genetliaco per l'uscita di Never Mind The Bollocks, tralasciando spiacevoli marce su latine capitali. Amante degli accostamenti audaci è un pendolo irrequieto che oscilla secondo traiettorie improbabili, intersezioni inaspettate tra la poesia medievale e la cultura underground, tra storie dell'arte canonica e storie di vite qualunque. Non abbassa (quasi) mai la guardia: nel tempo diurno si occupa di letteratura italiana, di ascolto compulsivo di musica gravitante attorno all'universo punk rock, di epigrafi frenetiche su taccuini rossi; ha lavorato in radio, ha scritto per settimanali culturali, web zine e si è occupata dell'organizzazione di eventi letterari e musicali. Nel tempo notturno la potrete trovare nei peggiori bar a discutere di un disco o di un libro che l'ha fatta restare sveglia, anche stanotte.
Elisa Orsi

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Nata agli sgoccioli del mese di ottobre, preferisce ricordare il giorno del suo genetliaco per l'uscita di Never Mind The Bollocks, tralasciando spiacevoli marce su latine capitali. Amante degli accostamenti audaci è un pendolo irrequieto che oscilla secondo traiettorie improbabili, intersezioni inaspettate tra la poesia medievale e la cultura underground, tra storie dell'arte canonica e storie di vite qualunque. Non abbassa (quasi) mai la guardia: nel tempo diurno si occupa di letteratura italiana, di ascolto compulsivo di musica gravitante attorno all'universo punk rock, di epigrafi frenetiche su taccuini rossi; ha lavorato in radio, ha scritto per settimanali culturali, web zine e si è occupata dell'organizzazione di eventi letterari e musicali. Nel tempo notturno la potrete trovare nei peggiori bar a discutere di un disco o di un libro che l'ha fatta restare sveglia, anche stanotte.

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