Uno strappo alla regola

La seconda short story tratta da Death After Life, un racconto che anticipa il primo capitolo della graphic novel di prossima uscita.

melafresh

(Testi Neri, Disegni Mancini)

Belisma, la regina della metropolitana. Ha una borsa piena di cianfrusaglie di antiquariato, un piccolo amplificatore portatile e una chitarra elettrica che porta in spalla. Una bustina trasparente piena di pillole e un bottiglia di colluttorio (o di vodka?). Le sua bombetta rovesciata raccoglie gli spiccioli dei passanti mentre suona Rid of Me di Pj Harvey alla fermata più centrale della città.
Oggi però è un giorno particolare, Belisma ha lasciato i sotterranei e se ne è andata a fare una passeggiata in periferia…

 

 

Entra nel bagno furtiva, come se fosse qualcosa che non si può fare, che non le è concesso.
Un bagno non suo, ovviamente.
Indossa dei guanti forati all’estremità. Con la parte scoperta delle dita accarezza la superficie bianca e perfettamente sterile del lavandino.
Un lavandino grandissimo, come non ne vede uno da anni, quasi incredula che sia tutto suo per cinque minuti almeno. Si guarda attorno, tra tappetini colorati, pupazzetti appesi e adesivi glitterati perfino sul copridoccia.
Poi, scorgendosi riflessa nel vetro si scorge a guardare tutte quelle saponette, quei profumi, quelle calzette messe di lato al lavello, ancora bagnate dopo un lavaggio a mano, si scorge riflessa che si morde un labbro, pallida, segnata dalle occhiaie, sentendosi più brutta di quello che in realtà è.
Si convince che non c’è niente di male una volta ogni tanto. Si toglie la bombetta, poi i guanti e fruga nel beauty che trova lì accatastato in mezzo a tutte quelle cosette da poco che tutte insieme fanno una fortuna di cosmetici. Sbottona la camicetta, in alto.
Si passa una mano sulla testa rasata e pensa che almeno per oggi, un giorno soltanto, avrebbe voluto i capelli lunghi e mossi che aveva un tempo.
Si decide, anche se si sente un po’ stupida. Si lava il viso delicatamente con una saponetta artigianale, anti allergica, tamponandolo con un asciugamano verde. Poi si passa una crema e infine con una matita azzura si trucca leggermente gli occhi.
Sul lavello c’è una mano di plastica che fa da porta orecchini e anelli. Ne sceglie un paio, per riempire i suoi buchi vuoti. E indossa un anello al dito medio della mano sinistra. Poi un anellino da mettere come piercing sulla parte alta dell’orecchio destro. Le scappa un sorriso guardandosi riflessa e un po’ di eccitazione per aver fatto tutto questo in un bagno, con cose
che non le appartengono.
Belisma se ne esce come un gatto da quell’appartamento, così com’è entrata e si mette a camminare sicura di se per la strada.
Nelle cuffie una canzone frivola, anni ’80. E il passo che segue il ritmo di quella batteria elettronica così fuori moda.
Attraversando un viale lungo che scende dolcemente in discesa, un viale pieno di negozietti, bar, alimentari.
Il suo passo è come quello di un ubriaco, visto da fuori, incespica, poi fa un passo di danza, poi cammina velocemente per superare due anziani che camminano troppo lentamente.
“Sono anch’io una di loro, sono come quelle persone. Eppure le macchine non si fermano quando attraverso.
E’ passato un sacco di tempo dall’ultima volta che qualcuno mi ha toccata, e adesso, da quando vivo in strada sono toccata ovunque per tutto il giorno.
E’ solo una questione di quando. E’ solo una questione da chi.”

Pensa.

C’è un minimarket infondo alla strada e Belisma si sofferma a guardare dentro dalla vetrata esterna. I ragazzi e le ragazze stanno seduti ad un bancone, a guardarsi mentre mangiano

“Tutto quello che vorrebbero in realtà è vedersi dormire”
E’ come una dipendenza questo essere toccata. Urtata, spinta, palpeggiata, sbattuta, strofinata, strattonata, sfiorata, calpestata sulle scarpe, semplicemente toccata. Sui vestiti, raramente sulla pelle viva.

Una dipendenza da mani e piedi di sconosciuti.
Se ne sta lì a guardare dentro quei ragazzi che mangiano del gelato pensando che per quanto sia lì, come tutti gli altri, in mezzo agli altri, più carina del solito, non c’è nessuno al mondo che in questo momento voglia toccarle la mano per invitarla ad essere, anche per un solo pomeriggio, una ragazza normale come tutte le altre.

socialcosi

Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
socialcosi

Lascia un commento!

Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.

Ti è piaciuto? Lascia un commento!

error: Content is protected !!