Una storia italiana

berlusconi saluto romano

Era il 2006. Aprile. L’Italia avrebbe vinto di lì a poco il quarto mondiale di calcio. Andai a votare per la prima volta alle elezioni politiche. Erano trascorsi 5 anni di governo di destra, cinque anni di Berlusconi.

Andai a votare deciso a contribuire a far guarire l’Italia. A far rimarginare la ferita alla giustizia, alla solidarietà, all’uguaglianza che erano state calpestate in quel lustro da quell’ignobile orda reazionaria. Ero andato a votare per sanare quella violenza che Berlusconi e suoi asserviti avevano inferto alla mia Italia.

Come forse qualcosa ricorda, quel governo si insediò nel 2001, giusto il tempo di far finire in un bagno di sangue il G8 di Genova, con l’omicidio di Carlo Giuliani.

Poi fu il turno della riforma scolastica firmata dalla Moratti che ha innaugurato la stagione dei tagli all’istruzione e ingenti finanziamenti alla scuola privata e Cattolica.
Poi fu la volta dell’ingresso dell’Italia nella guerra in Afghanistan. Un anno dopo, non appagate le voglie guerrafondaie di quella maggioranza parafascista, della guerra in Iraq. Dei sequestri di italiani ora salvati dai nostri servizi segreti (i contractors al soldo degli americani) ora lasciati a morire perchè scomodi (il povero Enzo Baldoni, giornalista di sinistra). O dei tentati omicidi di giornalisti scomodi come la Sgrena, per la quale pagò il servitore dello Stato, Nicola Calipari, ucciso da un check point americano che avrebbe dovuto proteggere l’ostaggio liberato e il suo salvatore. Calipari, troppo leale perchè l’Italia meritasse una persona tanto coraggiosa. Mentre migliaia di volontari venivano spediti nei contesti di guerra a morire e quando le loro bare tornavano indietro, davanti alle urla disperate dei familiari contro i ministri durante i funerali, padri e madri venivano allontanati dalla commemorazione dei loro figli perchè quella domanda: “Per cosa sono morti a fare?” non poteva essere rivolta al monolitico potere berlusconiano.

Il governo Berlusconi volle poi occuparsi della distruzione del nostro futuro. Abolire l’art.18 introducendo la libertà di licenziamento. Poi introdusse la Riforma Biagi del mercato del lavoro che ha ridotto i ragazzi italiani alla schiavitù del precariato. Si sollevarono proteste in tutto il paese e i sindacati per l’ultima volta uniti proclamarono una manifestazione di massa contro questi provvedimenti. Il giorno prima di quell’oceanica manifestazione a Roma, Marco Biagi, l’ideatore della riforma del lavoro, morì in un agguato delle Brigate Rosse, con un sospetto tempismo.

L’art.18 sopravvisse, ma Berlusconi era deciso a sfaldare la costituzione e le leggi dello Stato per assecondare le sue pulsioni e quelle dei suoi alleati. Cercò l’immunità parlamentare con il Lodo Schifani, giudicato incostituzionale. Cancellò o depenalizzò dal codice civile e penale reati dei quali era accusato. Tentò di cambiare l’Italia, una e indivisibile, in una repubblica federale in cui tutta la ricchezza si concentrasse al Nord. Ma un referendum bocciò il tentativo di smembrare l’Italia per accontentare Bossi e gli altri maiali con la cravatta verde.

Mise al servizio della speculazione e delle mafie gli appalti dello stato per realizzare opere dannose, contro l’ambiente e i cittadini come la TAV e il Ponte sullo Stretto.

Mise in piedi un enorme macchina del voto di scambio, riempì ogni centro del potere con i suoi uomini, epurò chiunque non la pensasse come lui. Impose la vulgata revisionista dei suoi alleati ex fascisti, riportando al centro del dibattito pubblico considerazioni sconfitte dalla storia, riabilitando il fascismo quando non direttamente il nazismo.

Sull’onda dell’egoismo, dell’avidità, dell’ignoranza, del pregiudizio il suo governo firmò leggi ignobili come la legge sull’immigrazione Bossi-Fini che ha di fatto cancellato il diritto d’asilo consegnando i rifugiati di guerra a morte certa, respingendo in mare gli immigrati, radunando in campi di detenzione senza assistenza medica e legale quelli che riuscivano a sbarcare.
Il suo governo per ingraziarsi la Chiesa Cattolica si battè per negare le unioni civili, omosessuali e di fatto. Negò alle donne il diritto alla fecondazione assistita, negò la sperimentazione sulle cellule embrionali. Firmò una legge Giovanardi sugli stupefacenti proibizionista e punitiva. Berlusconi sfilava con i suoi alleati Casini e Fini al Family Day, paladino dei valori cattoci, salvo poi rivelarsi lui stesso un puttaniere, Casini un cattolico divorziato che convive con una seconda donna così come Fini.
Mentre il Vaticano intesseva a doppio filo legami economici con la Destra italiana risolti poi, anni dopo, con enormi scandali di corruzione come quello del S.Raffaele di Don Verzè.

Le sue aziende si arricchivano e l’immagine dell’Italia declinava nel mondo sotto ai colpi delle sue gaffe internazionali. I ricchi godevano di ampi tagli di tasse, le pensioni crollavano oltre le soglie minime storiche, il potere di acquisto dei salari medi era sceso sotto i livelli del 1983, meno di vent’anni prima.

In quel lustro successero così tante cose disgustose al nostro Paese che non riesco neanche a rievocarle tutte.
Ma quello che ricordo fu lo sdegno e la volontà di cambiarle, andando a votare quel giorno in primavera.

La maggioranza di centrosinistra prevalse solo di pochi voti, inaspettatamente. Mi aspettavo quella notte caroselli di festeggiamento, perchè davvero dopo quel periodo soffocante e claustrofobico, l’Italia sembrava tagliata fuori dal mondo, sospesa in una morsa a immagine e somiglianza di Berlusconi, una marionetta totalitaria che aizzava con saluti romani la folla dei comizi conclusivi della campagna elettorale.

Mi aspettavo caroselli e festeggiamenti, nonostante quella vittoria di misura. Ma non accadde niente. Le strade erano vuote mentre la televisione annunciava, con molte ore di ritardo, l’esito del voto. L’Italia era chiusa in casa, stanca, stordita, indifferente.

E il peggio sarebbe arrivato di lì a poco. L’incubo non si dissolse ma ritornò inesorabile, come una marea montante pronta a riappropriarsi di ciò che aveva già una volta posseduto, il Paese. Berlusconi non accettò il risultato elettorale con così pochi voti di scarto e chiese per oltre un anno il riconteggio delle schede. I suoi parlamentari ricoprirono d’insulti Giorgio Napolitano quando venne eletto Presidente della Repubblica, lui, un ex comunista.

Quando fu evidente che la pericolante maggioranza di Prodi avrebbe comunque retto, Berlusconi si riprese l’Italia coi suoi metodi.
Oggi sappiamo dai processi in corso che un gruppo di senatori del centro sinistra abbandonò Prodi in cambio di denaro e posti di rilievo in un nuovo governo Berlusconi (De Gregorio prese 3 milioni di euro, per sua stessa ammissione, altri ottennero posti da soubrette per le figlie in RAI).

Berlusconi comprava senatori come calciatori del Milan e ottenne nuove elezioni nel 2008 da Giorgio Napolitano. Le vinse e ripiombò l’Italia nell’incubo del suo potere personale, mentre l’Europa, che lo considerava un leader finito, guardava all’Italia con incredulità.

L’italia conobbe la pagina più nera della sua storia repubblicana: le ronde, l’isolamento internazionale, la crisi economica negata per anni dal governo, il futuro delle giovani generazioni barattato con promesse di tagli alle tasse, le impronte digitali prese ai bambini rom, i pestaggi a morte contro i gay nella Roma fascista di Alemanno, lo scandalo prostituzione minorile di Berlusconi. Ma forse la ferita più insanabile inferta all’Italia furono le risate della protezione civile nella famosa telefonata della notte del terremoto all’Aquila. Ridevano perchè sarebbe stata un enorme occasione di profitto.

Berlusconi usò il dolore degli aquilani per uno spot permanente sulla sua persona, promettendo mirabolanti ricostruzioni e una soluzione rapida dell’emergenza. Portò i leader internazionali in gita sulle macerie dove erano morte decine di persone in quel lugubre G8. La città è ancora lì distrutta, ma il suo indice di gradimento volò incontrastato ai massimi storici, l’Italia, il suo tessuto morale degradava contagiato dalla putrefazione di Berlusconi e dei suoi cortigiani che utilizzavano i beni pubblici, le cose che appartengono a tutti noi, come merce di scambio per tenere serrate le fila di una compagine il cui unico filo è il saccheggio e la depredazione. Aziende pubbliche affidate a uomini di fiducia, la protezione civile trasformata in un postribolo a uso e consumo di Bertolaso, opere d’arte spostate dai musei di appartenenza verso altre città per compiacere, un pomeriggio, un leader straniero in visita, il tentativo di riaprire le centrali nucleari e privatizzare l’acqua pubblica. La firma all’apertura di decine di piattaforme petrolifere al largo delle nostre meravigliose coste marittime.

Il fetore era talmente forte che anche i più asserviti alleati come Fini lo abbandonarono davanti ai comportamenti pubblici e privati sempre più dissennati di Berlusconi. Prostitute minorenni, apprezzamenti sessuali in pubblico nei confronti di persone comuni come di capi di stato. I rapporti ingiustificabili con dittatori della peggior specie. Le tende di Gheddafi fatte distendere vicino al Quirinale, con il suo esercito di amazzoni che come si saprà venivano violentate ogni notte dal dittatore libico e dai suoi uomini. E Berlusconi che si faceva fotografare inginocchiato a baciargli la mano. L’anno seguente iniziò l’attacco militare internazionale per destituire Gheddafi e l’Italia aveva appena firmato con la dittatura un patto di collaborazione e amicizia. Berlusconi semplicemente parlò d’altro, andò oltre e nessun giornalista potè mai chiedere conto delle azioni del suo Governo. Perchè a nessuno interessava.

La sua maggioranza implose comunque, sfaldandosi senatore per senatore, perchè alla prova della storia neanche il più potente e sanguinario dei leader è mai sopravvissuto.

E oggi siamo a questo, ad un paese smembrato, utilizzato da Berlusconi come una prostituta e abbandonato guasto, senza alcuna dignità e amor proprio residuo.

Non mi aspetto più che la gente possa scendere in strada, suonando i clacson, alla notizia che Berlusconi sia definitivamente sconfitto sul piano politico. Perchè quello che ci ha fatto è privarci di un sentire comune.
E perchè il potere del denaro lo renderà invincibile solo fino a quando la morte, la livella, lo renderà uguale a tutti noi.

Adesso che tutto è definitivamente mercificabile, tutto ha un costo, adesso che monetizziamo qualsiasi aspetto della nostra vita, come possiamo riuscire a parlare ancora di Giustizia, Uguaglianza, Solidarietà, Libertà, coniugandole e rendendole inscindibili? Come possiamo utilizzare queste parole e pensare che abbiano ancora un significato quando i principali nemici di questi principi le utilizzano quotidianamente proclamandosene difensori, intintolandogli partiti?
La giustizia, la fratellanza, l’uguaglianza non generano profitto, ma persone libere e indipendenti. Sono quindi anacronistiche e antistoriche.

L’Italia è a questo, alla memoria non condivisa e spesso non conosciuta di sè, in preda all’isterismo e alle urla, a chi urla più forte. Ma di Verità ce n’è una, al di la dei commenti dei giornali e delle opinioni che ci ricamiamo sopra.
Stando ai fatti, rimanendo ad essi, ognuno di noi è in grado di capire come stanno le cose, dal più umile e meno istruito al più alto luminare, non servono commentatori che lo facciano per noi. Serve il coraggio di voler guardare e l’onesta di giudicare secondo ciò che è giusto per noi individualmente e collettivamente.
Non ci sono conclusioni che io possa darvi, solo un invito a riflettere.

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.

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