Una storia in Nero

l'uomo nero

L’Uomo Nero, venuto da molto lontano, affossava ogni mattina i suoi piedi nella sabbia bollente. Gli ricordava la sua terra, dominata da bestie feroci e arsa dal sole rovente. Aprendo gli occhi però, notava che al posto delle capanne di fango vi erano i colorati ombrelloni estivi. Era arrivato nel mondo cosiddetto civile, dopo un lungo viaggio, in cui sete, fame, stanchezza e morte erano stati gli unici protagonisti. L’Uomo Nero vestiva in maniera alquanto ambigua. Infatti, mentre gli uomini bianchi erano coperti solamente da un indumento, posto a copertura della parti intime, l’Uomo Nero indossava i seguenti abiti: un cappellino, un jeans lungo, una t-shirt a manica lunga e due scarpe da ginnastica. Portava con sè un grande borsone, contenente vestiti ed oggetti uguali a quelli che si ammiravano nelle grandi boutique. Ma i vestiti, che egli vendeva, non erano quelli che si potevano comprare nelle boutique. Certo, erano simili, ma non eguali! Erano fatti da mani stanche e sporche, avevano attraversato il mondo e costavano ben poco se comparati al prezzo di quei vestiti simili, che le persone ammiravano ed amavano nelle boutique. A modo suo, l’Uomo Nero, vendeva la felicità. La felicità, che fosse possibile per tutti, mostrare una bella t-shirt simil-originale a quella del vicino di casa. L’uomo in nero, macinava chilometri, mostrando i suoi denti bianchi, sorridendo a tutti, fermandosi ogni tanto a riposare sotto l’ombra di una duna e proponendo la propria mercanzia. Faceva poi ogni sera, lo stesso tragitto fatto al mattino, ovvero dieci chilometri da un paese all’altro. In questo caso però, non erano le sue lunghe leve ad aiutarlo, bensì un autobus cittadino che collegava la spiaggia del paesino alla città. Naturalmente, il suo viaggio in bus era “nero” come la merce contenuta nel suo borsone e come la pelle dell’Uomo. Un giorno, mentre stava camminando sulla spiaggia, l’Uomo Nero, fu fermato e serrato con decisione da una mano bianca. Non era la mano dei tanti uomini bianchi che lo fermavano per osservare la merce, ma bensì quella di due Uomini in Nero. Gli Uomini in Nero dissero all’Uomo Nero di mostrare la propria merce. I tre uomini trovarono interesse in ciò che ogni giorno l’Uomo Nero vendeva. Gli fecero una proposta allora, che fu così espletata: “Noi abbiamo il potere di prendere e di togliere, di cacciare e di punire. Ma in questo caso, saremo più clementi: ti ordiniamo di darci parte di quel materiale che tu commerci, ed in cambio ti lasceremo l’altra parte di esso, senza punirti..”. Così, l’Uomo Nero aprì il suo grande sacco sulla sabbia ancora umida del primo mattinio e gli Uomini in Nero attinsero con grande ferocia ai suoi prodotti. Rispettarono la loro promessa, prendendo solo parte del materiale, certo quello più bello e ben lavorato. Andandosene dissero poi all’Uomo Nero: “Ricorda Nero, noi siamo la Disciplina, l’Ordine e la Società. Noi possiamo e facciamo tutto. La società ormai allo stato di cadaverici spasmi ci lascia un terreno fertile su cui agire. Quel terreno che noi coltiveremo, se fosse necessario anche coi semi più marci di qeusto mondo”. Gli Uomini in Nero si incamminarono verso nord, dove li attendevano i loro mezzi veloci e potenti. L’Uomo Nero si avviò invece verso il consueto Sud, fatto di terra morta, sudore e fame.

Matteo Pieracci
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