Una candela bruciava – Nascita (III)

NASCITA III

(continua da qui – oppure leggi dall’inizio)

Tanisha Lieberman nacque una notte d’ottobre. Le doglie di Tracey durarono ventisette ore e quando Chaim vide lo scricciolo di due chili e duecentosettanta grammi che era sua figlia, scoppiò a piangere di commozione. Tanisha era color miele scuro e aveva gli occhi neri ed enormi. Fu motivo d’ulteriore unione tra i genitori, tra i nonni, ma soprattutto tra i bisnonni.

Klaus e Shmuel non avevano affatto preso bene la convivenza forzata cui erano stati costretti da Ailke e Yona. Klaus aveva perso molto del proprio senno dopo la morte di Sieglinde, e aveva sentito in modo atroce la mancanza di Friedrich e Gabriela, i nipotini. Oltretutto, anche se non l’avrebbe ammesso neanche sotto tortura, lo irritava fortemente il fatto che Yona fosse un uomo tutto d’un pezzo, molto più volitivo, intelligente e perfino più simpatico di suo figlio Wilhelm. Inoltre, non tollerava la presenza di Shmuel, che viveva come un memento della propria falsa paternità di Ailke, né prendeva bene il fatto di vivere in una casa piena di negri e di ebrei che non erano neanche suoi veri parenti.

Shmuel, dal canto suo, era veramente un vecchio testardo, che s’inorgogliva per ogni cosa e rifiutava ogni tipo di aiuto pur essendo invalido. Anzi, era persino riuscito a tirare un pugno a Klaus dalla sua carrozzella e a mandarlo steso giù per terra all’ennesimo commento antisemita uscito dalla sua bocca. Yona aveva tirato su Klaus ridendo, ma la notte si era preoccupato con Ailke. “Quei due sono al limite della sopportazione,” le aveva fatto notare.

“Be’, un giorno impareranno a sopportarsi.” Aveva risposto Ailke pragmatica.

Yona l’aveva guardata in modo scettico. Dubitava che quel giorno sarebbe mai arrivato.

Invece, arrivò. Quando nacque la piccola Tania, i due vecchi misero da parte le vecchie ostilità per coltivarne una nuova: la gara al nonno preferito. Coccolavano la bimba e la vezzeggiavano con tale foga da dimenticarsi del fatto che si odiavano a vicenda. Shmuel viveva forse in Tanisha la figlia mai potuta crescere, Klaus consolava forse in lei la perdita di Sieglinde. Quale che fosse la ragione, arrivarono a viziarla a tal punto che Ailke un giorno se la prese e li rimproverò: “Siamo noi i nonni! Io e Yona! Voi la viziate troppo!” disse a Klaus e Shmuel.

“Zitta, figlia mia, sei troppo giovane per fare la nonna,” disse Klaus, solleticando i piedi della bimba che era in collo a Shmuel, il quale rincarò: “Sì, sheket, figlia mia. I nonni siamo noi.”

Quella frase segnò la nascita di una nuova alleanza: Yona un giorno trovò persino Shmuel e Klaus che giocavano a scacchi insieme mentre Tania dormiva.

“Sto per fare scacco matto, vecchio ebreo. Prima di vincere con me, fai a tempo a morire.” Stava dicendo Klaus.

“Io non muoio, arrocco,” rispose Shmuel.

Yona rise, senza farsi vedere, guardandoli battibeccare. Ailke era in cucina, Tracey e Chaim nella loro camera, forse a concepire un’altra Tanisha. Guardò la bambina in culla, la propria nipotina. Aveva i lineamenti lineari di un incrocio di popoli. Pensò, per la prima volta serenamente, alla Storia. A come tutti loro fossero riusciti a sfuggirle, e allo stesso tempo ne fossero l’esatto prodotto. Pensò a chi sarebbe stata la sua Tania da grande, con chi sarebbe stata, chi avrebbe concepito. La luce del suo sguardo avrebbe acceso un giorno gli occhi di un uomo, e dal loro amore sarebbe nata un’altra creatura, anch’essa luminosa. Una candela bruciava, e non smetteva di brillare, una piccola luce passava e sarebbe passata di cuore in cuore, dall’Ucraina alla Germania all’Africa all’America e a chi sa dove in futuro, a toccare, a illuminare, per un istante, ogni luogo del mondo.

Fine(/Inizio.)

Kiddush per l’accensione delle candele di Shabbat:

http://www.youtube.com/watch?v=vxS5J89-Ubc

(Che Tu sia lodato Signore, che regni sull’Universo, che hai creato il frutto della vite. Che Tu sia lodato Signore, che regni sull’Universo, che hai infuso in noi la santità dei precetti, e ci hai adorato donandoci il santo Shabbat, con amore e con gioia, un ricordo della Creazione. Questo è il primo tra i nostri giorni di sacra assemblea che richiama l’Esodo d’Egitto. Così Tu scegliesti noi, dandoci la santità – fra tutte le persone, per donarci il Tuo santo Shabbat con amore e con gioia. Lodato sia Tu Signore, che santifichi lo Shabbat.)

 

Annick Emdin

Annick Emdin

Annick Emdin, nata a Pisa il 14 Dicembre 1991, è laureata in Discipline dello Spettacolo, drammaturga e regista teatrale (‘Matrioska’ -2011, ‘Bambole Usate’ 2012, 'Medea' 2014), autrice di racconti per la collana Demian (Il Foglio Letterario) e del romanzo ‘Lividi’ edito da Edizioni Anordest.
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Annick Emdin, nata a Pisa il 14 Dicembre 1991, è laureata in Discipline dello Spettacolo, drammaturga e regista teatrale (‘Matrioska’ -2011, ‘Bambole Usate’ 2012, 'Medea' 2014), autrice di racconti per la collana Demian (Il Foglio Letterario) e del romanzo ‘Lividi’ edito da Edizioni Anordest.

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