Una Candela Bruciava – Nascita (II)

NASCITA II

– continua da qui –

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“Si chiama Yona Lieberman,” disse a suo padre, che rosso di rabbia fumava al tavolo di cucina, fissando alternativamente la figlia, addossata al muro, e Sieglinde, in piedi all’altro capo del tavolo.

“Un ebreo?”

“Sì, un ebreo.”

“Sei incinta di un ebreo?” Suo padre scosse la testa, sbuffando fumo scuro. Poi fece qualcosa  di inaspettato. Tirò fuori il portafogli e lo porse a sua madre. “Sieglinde.”

“Sì?” domandò lei, senza capire.

“Porta la bambina da quella vecchia in Dietzgenstrasse.”

Il portafoglio cadde dalle mani di Sieglinde come se scottasse.

Ailke non capì. “Ci sposeremo, papà. Ci sposeremo. Ci penserà Yona, risolverà tutto. Non sarà un disonore.”

“Non sarà un disonore? Mia figlia sposata a un ebreo? Un nipote ebreo? Sieglinde, portala in Dietzgenstrasse!”

“No,” disse Sieglinde. Ailke sussultò. Era molto raro che Sieglinde dicesse di no a suo padre, specialmente con un tono simile.

“Ci amiamo,” cercò di spiegare Ailke, forte dell’aiuto inaspettato di sua madre. “Yona mi sposerà.”

“Sieglinde!”

“Si amano! Ha promesso che la sposerà… è un bambino, Klaus! Yona è un ragazzo meraviglioso, l’ho conosciuto e…”

“Stai zitta! Sono il padre! Lei è mia figlia e decido io!”

Non era la prima volta che suo padre prevaricava sua madre e Ailke non si scompose. Si scompose della reazione di sua madre. C’erano vent’anni di segreti e rabbia rappresa in quella risposta.

“Non è tua figlia.”

Klaus e Ailke gelarono nello stesso istante. Poi, suo padre disse sette parole che uccisero sua madre.

“È stato Werner? L’ho sempre saputo.”

Sieglinde deglutì. Rimandò la rabbia ai fatti, al significato delle parole. “Non è neanche mia figlia. È figlia di un’ebrea di Ravensbruck e di un uomo di nome Shmuel. Non esiste nessuno zio. È suo padre che le paga le studi. Wilhelm era podalico. Il dottore aveva detto che probabilmente sarebbe morto alla nascita. Tu volevi un figlio, ed Ailke sarebbe stata uccisa se non l’avessi presa.” Si rivolse brevemente ad Ailke, come ricordandosi solo in quell’istante che anche lei stava scoprendo verità sconvolgenti sulla sua vita. “Ti ho amato come una figlia,” le disse, “dal primo istante.”

Poi si rivolse di nuovo a Klaus. “Non ti ho mai tradito,” disse, “e ti ho sempre amato, ma tu non te ne sei mai accorto.”

Klaus aveva un mondo da dire, ma disse solo: “Sieglinde…”

Per la prima volta in vita sua, Sieglinde comandò la figlia contro quanto aveva detto suo padre. “Ailke, va’ dal tuo vero padre, e domandagli la benedizione per sposare Yona prima che il bambino nasca.”

Ailke e Klaus erano come paralizzati. Sulla guancia di Klaus, che fissava il vuoto come paralizzato, scivolò per la prima volta una lacrima folle. Guardò sua figlia. Davvero non era sua? La sua bambina adorata, che tutti dicevano gli rassomigliasse come una goccia d’acqua… davvero era possibile che…?

Ailke si scostò dal muro e si avvicinò a Klaus. “Papà, amo Yona, e lui mi ama. Ho bisogno della tua benedizione.”

Klaus si sorprese, ma capì. Sieglinde non riusciva a piangere. Qualcosa le si era spezzato nel petto.

“Ailke…” mormorò suo padre. “Ailke, bambina mia…” Quell’appellativo gli era sfuggito. Guardò sua moglie ed Ailke.

“Ho bisogno di tempo,” disse sfinito. “Potete concedermi un po’ di tempo?”

Era la prima volta che Ailke leggeva la resa negli occhi di suo padre, ma Sieglinde aveva da parte vent’anni di silenzio con cui comprarsi il diritto alla parola. “Di’ alla bambina che può sposarsi.” Ingiunse.

“Prima voglio conoscerlo,” disse Klaus.

Sieglinde annuì. “Ailke, chiama Shmuel ed Yona ed organizza un incontro per domani.”

“Sì, mamma.” A quella parola, per la prima volta, Sieglinde si sentì vibrare.

“Brava. Ora lasciaci soli, me e tuo padre.”

Ailke e Yona si sposarono giusto un mese prima della nascita del bambino. La cerimonia fu intima ed ebbe luogo in una sinagoga piccola e ancora semidistrutta. Il bambino ebbe nome Chaim. Aveva gli occhi azzurri di Ailke e i suoi capelli biondi, ma i lineamenti erano quelli di Yona. Ciononostante, per qualche ragione inverosimile, parenti e amici dei nonni sostenevano che il bambino era la copia sputata di Klaus, ma aveva le mani delicate di Sieglinde.

– continua la prossima settimana –

Annick Emdin

Annick Emdin

Annick Emdin, nata a Pisa il 14 Dicembre 1991, è laureata in Discipline dello Spettacolo, drammaturga e regista teatrale (‘Matrioska’ -2011, ‘Bambole Usate’ 2012, 'Medea' 2014), autrice di racconti per la collana Demian (Il Foglio Letterario) e del romanzo ‘Lividi’ edito da Edizioni Anordest.
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Annick Emdin, nata a Pisa il 14 Dicembre 1991, è laureata in Discipline dello Spettacolo, drammaturga e regista teatrale (‘Matrioska’ -2011, ‘Bambole Usate’ 2012, 'Medea' 2014), autrice di racconti per la collana Demian (Il Foglio Letterario) e del romanzo ‘Lividi’ edito da Edizioni Anordest.

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