Una candela bruciava – Incontro (II)

– continua da qui –

Poi, Chaim partì per Chicago, dove un amico dello zio Izaak, un certo Daniel Rosen, faceva l’avvocato. Studiò Giurisprudenza e fece il praticantato presso di lui. La vita di Chicago gli piaceva: era più libera, più interessante, più intellettuale. Ogni tanto si sentiva solo, usciva alle tre di notte, offriva un drink a qualche ragazza di provincia vogliosa di trasgressione e se la portava a letto. Se era di umore particolarmente nostalgico, si toccava pensando a Tracey Campbell. Veniva gemendo: Chicago non faceva caso a un grido in più nella notte. La stanza era ordinata, e aveva trovato un finto volume di Etica del Diritto dentro al quale tenere l’erba. Qualche amico dei ‘Mary e Juan’ ogni tanto lo veniva a trovare, devastava l’appartamento e poi se ne ritornava a Los Angeles. Un giorno, Ailke si spaventò a morte quando lo venne a sapere per telefono, Chaim ricevette la cartolina del servizio militare. La tentazione di bruciarla fu forte, ma infine pensò che forse era quella la svolta che aspettava e si presentò. Ciò non ebbe in realtà alcun effetto, l’ufficiale medico gli disse: ‘Hai la cassa toracica a puttane,” e lo rimandò a casa. Tornato alla sua stanzetta presso i Rosen, Ariel, la moglie, gli disse che qualcuno lo aspettava in camera.

Chaim pensò subito a sua madre. Andò in camera. Una donna era sdraiata sul suo letto, vestita, e dormiva respirando leggermente. Era deliziosa, i capelli scuri contro il cuscino bianco, il vestito blu chiaro, ed era Tracey Campbell.

Si spogliò senza un rumore e si distese nel letto accanto a lei. La mattina dopo, quando si svegliarono, le domando cosa ci facesse lì.

“Ho saputo che partivi militare,” disse Tracey.

Chaim le spiegò ciò che aveva detto il medico.

“Capisco,” replicò Tracey, e sorrise.

Chaim la guardò serio. “Tracey, tu tieni a me?” Non appena pronunciate quelle parole, si rese conto di averle colorate di stupore. Non immaginava che una donna – oltre sua madre – potesse provare per lui qualcosa di tanto profondo da fare un viaggio sola da Los Angeles a Chicago per questo motivo.

“Credo di sì,” sussurrò lei.

Chaim le mise una mano su un seno. Chissà perché, la mano tremava. Con Tracey era diverso da che con le altre. “Tracey, vuoi…”

Lei scosse la testa. “Voglio rimanere illibata fino al matrimonio.” Disse.

Chaim la guardò fisso. Solo Tracey Campbell poteva vivere gli anni 70 e 80 aspettando vergine il matrimonio. Solo Tracey Campbell avrebbe usato il termine ‘illibata’. Eppure la conosceva bene: niente le avrebbe fatto cambiare idea. Ebbe un’idea folle e si aspettò che durasse un solo istante, ma dopo qualche secondo l’idea perdurava ancora e l’adrenalina gli fluiva nelle vene come un fiume in piena.

“Tracey Campbell, mi vorresti sposare?”

Lei rise. “E quando?”

“Oggi stesso.”

Lei fece per ribattere, ma lo guardò in viso e capì che non scherzava.

“Sono nera,” disse.

“L’ho notato,” rispose Chaim. “Io sono ebreo.”

“Lo so. Pensi che…”

“Tracey.” Disse lui. “Non pensare.”

“Solo una domanda.” Tracey prese un respiro fondo. “Chaim Lieberman, perché vuoi sposarmi?”

“Perché voglio fare l’amore con te oggi,” disse Chaim “e per il resto della mia vita.”

– continua qui –

Annick Emdin

Annick Emdin

Annick Emdin, nata a Pisa il 14 Dicembre 1991, è laureata in Discipline dello Spettacolo, drammaturga e regista teatrale (‘Matrioska’ -2011, ‘Bambole Usate’ 2012, 'Medea' 2014), autrice di racconti per la collana Demian (Il Foglio Letterario) e del romanzo ‘Lividi’ edito da Edizioni Anordest.
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Annick Emdin, nata a Pisa il 14 Dicembre 1991, è laureata in Discipline dello Spettacolo, drammaturga e regista teatrale (‘Matrioska’ -2011, ‘Bambole Usate’ 2012, 'Medea' 2014), autrice di racconti per la collana Demian (Il Foglio Letterario) e del romanzo ‘Lividi’ edito da Edizioni Anordest.

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