Una candela bruciava. I – Concepimento.

CONCEPIMENTO (I)

Lo shtetl brillava nel sole dell’alba. David Olshanetsky, corrucciato, fece un tiro di pipa, fissando la porta della camera di Shoshana. La porta si aprì e sua figlia ne uscì, in camicia da notte. Vide suo padre e andò a sedersi sulle sue gambe. “Buongiorno, papà,” disse.

“La mamma mi ha detto che sei stata da Shmuel, ieri sera.”

“Sono stata da Shmuel,” confermò Shoshana.

“E cos’avete fatto fino a tarda notte?”

“Abbiamo letto passi della Torah,” mentì Shoshana spudoratamente, e arrossì.

“Ci sono cose che non si fanno prima del matrimonio, Shanna.” Ammonì suo padre.

“Leggere la Torah è tra queste?” disse lei spavalda.

“Non prendere in giro tuo padre. Non mi piace il tuo tono. E non mi piace che metti di mezzo la Torah in questa faccenda. Se è Shmuel che vuoi, lo avrai, ma con nozze legittime, non con bugie e sotterfugi.”

Shanna esitò. Le piaceva far l’amore con Shmuel, ma non voleva sposarsi. Non ancora. Eppure non c’erano molte alternative, se non l’avesse sposato, suo padre non le avrebbe dato pace.

“Vuoi che mi sposi?” domandò, diretta.

‘Vorrei che restassi per sempre la mia bambina, e basta,’ pensò David, invece disse: ‘Voglio che ti comporti da ragazza di buona famiglia quale sei, e non da zonà qualunque!’

Shanna s’infuriò. Litigarono. Shanna se ne andò in camera sua e sbatté la porta.

Era mattina inoltrata quando sentì un gran baccano, poi un forte bussare. Non aprì, convinta che si trattasse di suo padre.

Buttarono giù la porta a calci. Erano soldati nazisti.

Shanna e tutta la sua famiglia dovettero uscire e raggiungere la piazza principale. Li misero in fila per genere e età. Ingiunsero il silenzio.

David Olshanetsky sudava, combattuto. Ecco, era scoccata l’ora dell’incertezza. Guardò sua moglie Dvorah e Shoshana nella fila delle donne, e pensò che forse sarebbe morto, che non le avrebbe riviste mai più. Non voleva che l’ultima parola detta a sua figlia fosse ‘puttana’. “Shanna!” gridò.

“Papà!”

“Silenzio,” ammonì un soldato.

“Shanna,” gridò di nuovo David, ignorandolo, “Shanna, ti voglio bene! Ricordalo, il papà ti vuole bene, Shanna, amor mio, perdonam…” non finì la frase. Il soldato che aveva detto ‘Silenzio’ aveva tirato fuori la pistola e aveva sparato due colpi di avvertimento dritto nel torace di David Olshanetsky. Il padre di Shanna cadde a terra morto. Dvorah svenne, nella fila delle donne. China sulla madre incosciente, con la pistola del nazista che sbraitava cose incomprensibili puntata su di lei, Shanna sentì che qualcosa, nel profondo, era morto anche in lei.

 

Annick Emdin

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Annick Emdin

Annick Emdin

Annick Emdin, nata a Pisa il 14 Dicembre 1991, è laureata in Discipline dello Spettacolo, drammaturga e regista teatrale (‘Matrioska’ -2011, ‘Bambole Usate’ 2012, 'Medea' 2014), autrice di racconti per la collana Demian (Il Foglio Letterario) e del romanzo ‘Lividi’ edito da Edizioni Anordest.
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Annick Emdin, nata a Pisa il 14 Dicembre 1991, è laureata in Discipline dello Spettacolo, drammaturga e regista teatrale (‘Matrioska’ -2011, ‘Bambole Usate’ 2012, 'Medea' 2014), autrice di racconti per la collana Demian (Il Foglio Letterario) e del romanzo ‘Lividi’ edito da Edizioni Anordest.

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