Una candela bruciava – Adolescenza (I)

ADOLESCENZA (I)

– continua da qui –

– il primo capitolo –

Per i quindici anni di Ailke e Wilhelm fu preparata una grossa torta alla panna. Vennero per la festa dei compagni di classe. Era il 1959.

La guerra era terminata da tredici anni e molte cose erano cambiate. Sieglinde, Klaus e i gemelli vivevano ora in un appartamento a Berlino. Dei Werner, Ailke non sapeva cosa fosse stato. La faccenda era fumosa e i genitori non ne parlavano.

Nel bel mezzo della festa, suonò il campanello. Era una donna che Ailke non aveva mai visto prima. Vecchia e smunta, la donna disse di cercare Sieglinde, ma neanche per un istante staccò gli occhi da Ailke. Sieglinde la riconobbe, ma non ne diede segno. “Sì?” domandò.

“Sono qui… per il censimento.”

“Ah, capisco. Prego, si accomodi. Del tè?”

Sedettero al tavolo della cucina. Dalla porta si intravedeva il salotto, i ragazzi che ciarlavano. Klaus entrò a prendere il tè. “Il censimento, dice?” domandò, distratto.

La donna sembrò sul punto di scoppiare a piangere. Si ricompose. “Sì, esatto… dunque, lei ha due figli, ci risulta…”

L’uomo annuì. “Wilhelm e Ailke.”

Sieglinde taceva.

“In salute?”

“Entrambi sanissimi. Quindici anni. Gemelli. Oggi è il loro compleanno.”

“A… auguri,” mormorò la donna.

Klaus si scusò e disse che aveva da fare. “Rispondi tu, se la signora ha altre domande, Sieglinde.”

“Sì, caro.”

Klaus uscì. Sieglinde e la donna rimasero sole.

“È sopravvissuta,” mormorò Sieglinde.

“Anche la bambina,” sussurrò la signora in risposta. Si volse verso Sieglinde. “Dio vi benedica.”

“Cosa è venuta a fare qui? Mio marito non sa niente.”

“C’è un uomo di nome Shmuel,” disse Rivka, “proveniva dallo shtetl di Shanna, la madre di.. com’è il nome? Ailke. È sopravvissuto.”

“Dunque?”

“Shanna e Shmuel si vedevano, prima di… Shmuel potrebbe essere il padre.”

“Il padre?”

“O lui, o l’SS che la violentava.”

“È l’SS,” disse Sieglinde, “senza dubbi. Ailke è bionda ed ha gli occhi azzurri.”

“Anche Shmuel è biondo ed ha gli occhi azzurri,” disse Rivka. “In ogni caso, vorrebbe conoscerla.”

“Non se ne parla.”

“È sua figlia.”

“Non se ne parla.”

“È disposto a pagare.”

Sieglinde esitò. Deglutì. “Ci devo pensare.”

“Le lascio il mio indirizzo.”

Rivka le lasciò l’indirizzò. Poi se ne andò, benedicendola di nuovo. Sieglinde tacque. Appoggiata allo stipite della porta, fissò a lungo sua figlia Ailke.

– continua qui –

 

Annick Emdin

Annick Emdin

Annick Emdin, nata a Pisa il 14 Dicembre 1991, è laureata in Discipline dello Spettacolo, drammaturga e regista teatrale (‘Matrioska’ -2011, ‘Bambole Usate’ 2012, 'Medea' 2014), autrice di racconti per la collana Demian (Il Foglio Letterario) e del romanzo ‘Lividi’ edito da Edizioni Anordest.
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Annick Emdin, nata a Pisa il 14 Dicembre 1991, è laureata in Discipline dello Spettacolo, drammaturga e regista teatrale (‘Matrioska’ -2011, ‘Bambole Usate’ 2012, 'Medea' 2014), autrice di racconti per la collana Demian (Il Foglio Letterario) e del romanzo ‘Lividi’ edito da Edizioni Anordest.

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