Tòpoi delle Saghe Fantasy

dragons

Prima di insozzare le pagine di inchiostro, qualora il vostro ardore sia di narrare le gesta di eroi della vostra fantasia, vi consiglio di tener da conto di alcuni parametri ricorrenti del genere, miei cari scrittori seriali.

Sebbene il genere si chiami Fantasy, la fantasia sembra esser la prima cosa che manca a gran parte delle firme che, sulle orme di Tolkien, han finito per replicare il carrozzone all’infinito. Come un capodanno cinese dello stesso segno per i secoli a venire.

Qualunque libro apriate, miei cari appassionati, finirete per trovare replicati codesti elementi:

– Trilogia o morte. Altrimenti non è una saga Fantasy. Non due, non uno, non zero (sarebbe meglio). Solo multipli di tre, non c’entra la numerologia. Tre tomi da mille pagine.

– E’ un mondo diviso in razze. Ci son sempre nani, elfi, orchi, calabresi, semplici umani, non morti – detti anche diversamente vivi.

– Ogni razza è confinata da millenni in una determinata terra che ne rispecchia e modella le caratteristiche fisiche (determinismo alla Erodoto da quattro soldi)

– Per qualche oscura ragione nessuna razza si è mai mossa dalla sua terra. Tranne quel nano che una volta, staccatosi dal branco, è andato a curiosare oltre le altissime cime innevate di qualche monte dal nome che ti dice già di stare accorto. Tipo Monte delle Cime Irraggiungibili, Monte Stai di Qua, Monte Fai i Cazzi tuoi. Suddetto nano che sconfina nella terra di qualcun altro o di nessuno è solitamente il trickster che libera qualche maledizione o guerra contro qualche altra razza super aggressiva.

– L’oggetto magico. Il tutto ruota al possesso, al rinvenimento, di qualche oggetto magico tipo anelli, pietre, tiare, bastoni, scettri, troni, amuleti di ogni sorta. L’oggetto può fermare la guerra, la maledizione, o conferisce poteri illimitati per domare il conflitto e soggiogare il nemico.

– Da qualche parte c’è un drago. O in alternativa un gigante.

– A scoprirlo sarà il gruppo di eroi, in numero massimo di cinque, su cui si incentrerà la narrazione della vicenda. Errando come una banda di gitani alcolizzati, casualmente o per improvvisa scoperta del coraggio (qualcuno di loro vedrete scoprirà di essere il predestinato narrato in qualche leggenda nanica o elfica), si scopriranno l’ago della bilancia delle sorti della Terra di qualcosa.

– Ogni libro ha in prefazione o in fondo una cartina dei luoghi narrati. In cui ci sarà la Terra di Mezzo o la Terra del Nord.

– Ogni storia ha delle terre nordiche casualmente sempre ghiacciate e inospitali. Un area deserta al centro. Ognuna separata da laghi, fiumi, foreste e monti invalicabili.

– Agli esordi della narrazione la pace o la guerra durano da millenni, prima che un evento rimescoli la macedonia di luoghi comuni concepiti come cornice.

– La magia nera, la magia bianca. E ad amministrarla sono gli immancabili maghi di qualsiasi razza, che attraverso elementi base (l’unghia di questo, il dente di quell’altro, il veleno di tale rettile o insetto, la nduja) amministrano sortilegi di segno malevolo o benevolo. I potentissimi maghi curano anche e addomesticano pericoli non maneggiabili (tipo demoni enormi o draghi, la recessione economica).

– Un tocco etnico può essere dato, mutuando dalle tradizioni orali stile caraibico e rituali magici annessi, roba alla Voodoo (se ci pensate bene i non morti alla fine sono zombie con la triennale in lingue e letteratura straniera).

– C’è sempre il condottiero rude ma giusto o in alternativa l’eroe positivo che guida la banda di debosciati che loro malgrado si sono ritrovati nell’avventura. Quando tutto quello che volevano era mangiarsi le unghie dei piedi al sole.

– C’è un Re, anziano e che fino a quel momento aveva retto tutta la faccenda con saggezza. Tipo feudatario, anche se spesso è politeista (istituzioni politiche medievali al macero, almeno saccheggiate la storia con classe).

– Uno dei Re ha sempre una figlia bonazza. Nel trend ultimo la principessa è guerriera piuttosto che inerme e piagnucolante. La banda di debosciati ambisce alla sua mano. Le sorti di Re e Principessa Ribelle Disney (c) dipendono dalla banda del deboscio, eroi della domenica.

– Da qualche parte c’è un castello maledetto, una fortezza inespugnabile posseduta da spiriti, un vascello errante. Un Dragone simpa che ti porta sul dorso dove vuoi tu quando tutto sembrava perso.

– Il tutto è popolato da strani animali. Non troll, non folletti, non fate. Proprio roba tipo gatti volanti, corvacci del malaugurio giganti, super civette e cani mostro di ogni assortimento possibile. Che fanno tanta amicizia.

– Le piante dei boschi sono animate.

Potremmo andare avanti nell’enumerare altri magnifici Tòpoi delle Saghe Fantasy. Anche voi, cari autori fantasy, potreste andare avanti a riproporceli identici in ogni storia. E purtroppo lo fate con assillante puntualità, piuttosto che invertarvi qualcosa di nuovo. Vi prego di lasciare in pace mezz’ora la mitologia vichinga su wikipedia.

E provate ad aprire gli occhi nel vostro mondo reale. Viaggiate a piedi per i boschi del nostro mondo, arrampicatevi su cime a voi inesplorate e osservate il paesaggio cercando di rimuovere l’opera dell’uomo. Immaginate con la vostra fantasia un libro fantasy, una bella storia. Piuttosto che picchiarvi con spade di plastica.

 

 

 

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.

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