Swimming Season

Nel frattempo il traffico scorreva senza grossi problemi. Tutti quelli che erano stati al mare avevano messo gli ombrelloni nel bagagliaio, indossato i cappotti, le sciarpe, e sistemato i bambini sul seggiolino sul sedile posteriore, al centro. Al telegiornale una giornalista mora con gli occhiali rosso mattone aveva annunciato con stupore che quel giorno, tre gennaio duemilasedici, un’incredibile numero di persone si era recato al mare, e tutte le spiagge erano state affollatissime dalle dieci del mattino fino a quel momento, le quattro del pomeriggio. Gli schermi mostravano bambini incuranti del freddo togliersi i piumini e gettarsi in acqua, i genitori inseguirli gridando, ma con un grande sorriso. La giornalista osservava confusa famiglie tirare fuori dagli zaini thermos da cui fuoriusciva un vapore caldo, mentre altre famiglie andavano di corsa a comprare i gelati ai figli di varia età. La prima pagina di tutti i quotidiani locali, che erano rimasti invenduti. Il sole era tramontato venti minuti dopo la norma, dicevano i meteorologi. Gli animali domestici avevano dormito meno. Se veniva chiesto ai bagnanti se non sentissero il freddo, rispondevano, quasi tutti, qualcosa come: è una bella giornata, i bambini ci hanno chiesto di andare al mare, e noi li abbiamo accontentati volentieri. Adesso stavano tutti tornando a casa, e i bambini si erano addormentati. Il cielo era rosso e in lontananza, verso nord, si intravedeva una grande nube nera.

Diego era seduto sul davanzale della sua finestra, in una piccola casetta in periferia. Solo. Aveva tutta la casa per sé. Aveva acceso lo stereo e muoveva la testa come al rallentatore. Guardava fuori, i genitori stavano tornando; vedeva i loro capelli bagnati, li vedeva tremare ma erano sorridenti, ignari del gelo. Diego sembrava fosse l’unico a non essere stato colpito da quella epidemia di buon umore e di calore. Chiuse la tenda e andò in sala, ad accoglierli. Fece un cenno verso di loro, mentre entravano. Ma loro non lo videro. Si spogliarono e iniziarono a danzare insieme, per mano, come se sentissero una musica che non c’era. La figlia. Il padre. La madre. Diego, qualche metro più in là, li guardava immobile.

Noemi Forti

Noemi Forti

Laureata in Discipline dello spettacolo con tesi di drammaturgia, Noemi Forti studia cinema alla Civica Scuola di Cinema di Milano. Con la testa divisa tra teatro e cinema, scrive racconti, sceneggiature e da grande vorrebbe tanto fare la regista cinematografica. Nel frattempo, coltiva segretamente l'ambizione di dar vita a un fumetto anche se la sua capacità nel disegno non è migliorata dalla terza elementare. Frequenta corsi di teatro e danza. Ha vinto il concorso per nuove leve di Battibit con il racconto Rifiorisci. Il suo primo cortometraggio, Son, è disponibile su Battibit.
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Laureata in Discipline dello spettacolo con tesi di drammaturgia, Noemi Forti studia cinema alla Civica Scuola di Cinema di Milano. Con la testa divisa tra teatro e cinema, scrive racconti, sceneggiature e da grande vorrebbe tanto fare la regista cinematografica. Nel frattempo, coltiva segretamente l'ambizione di dar vita a un fumetto anche se la sua capacità nel disegno non è migliorata dalla terza elementare. Frequenta corsi di teatro e danza. Ha vinto il concorso per nuove leve di Battibit con il racconto Rifiorisci. Il suo primo cortometraggio, Son, è disponibile su Battibit.

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