Storia dei Mondiali di Calcio

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16 luglio 1950, Rio de Janeiro, Stadio Maracanã. E’ l’ultimo atto della quarta edizione della Coppa del Mondo.
La partita che chiude il girone finale a quattro squadre. E’ Brasile – Uruguay. I padroni di casa hanno vinto entrambe le partite precedenti e possono accontentarsi del pareggio. L’Uruguay deve invece vincere per scavalcare il Brasile e aggiudicarsi la Coppa Rimet.

Tutto va per il verso giusto e i quasi centomila spettatori esplodono in una bolgia al 47° minuto di gioco quando Friaça infila la porta della nazionale celeste. Il Brasile è in vantaggio e manca solo metà partita.

Ma prima Schiaffino riacciuffa il pareggio ammutolendo lo stadio, poi Ghiggia a dieci minuti della fine stende i verde oro portando l’Uruguay sul 2-1. Finirà così, con la rimonta degli ospiti passata alla storia come Maracanazo. Il secondo e ultimo titolo per gli uruguagi e il boccone amaro per il Brasile che sognava la prima vittoria nella competizione davanti ai suoi tifosi. Migliaia di brasiliani in rovina per le ingenti scommesse sulla vittoria finale, addirittura tre giorni di lutto nazionale.

Nel 1950, nella prima edizione dopo la sospensione per la guerra mondiale, la febbre per il Campionato del Mondo stregava già milioni di appassionati su tutto il pianeta.

L’edizione che si sta per concludere in Brasile in questo 2014 è la prima a tenersi nel paese dopo il tremendo Maracanazo, anche se l’Uruguay non ha avuto l’occasione di giocare altri brutti scherzi ai brasiliani, piuttosto all’Italia.

ururguay 1930 world cup coppa del mondoLa prima Coppa del Mondo si tenne proprio in Uruguay, nel 1930. Allora si chiamava ancora Coppa Rimet. E fu vinta proprio dall’Uruguay nel suo stadio di casa, a Montevideo. Lo stadio del Centenario, costruito a ridosso dell’edizione in appena cinque mesi di lavori semi forzati e dotato di potentissimi riflettori, una rarità per l’epoca. Tutti e 18 gli incontri si giocarono nell’unico stadio della capitale, in alcuni giorni anche con due partite in calendario, con evidenti problemi nella gestione del flusso di spettatori e sulla tenuta del campo.

In quella edizione varie furono le sorprese, tra cui l’arrivo alle semifinali, mai più verificatosi, degli USA o la partecipazione di nazionali come la Bolivia a fronte della non partecipazione – ad esempio – dell’Inghilterra, paese inventore del calcio. Fu un’edizione che non prevedeva qualificazioni preliminari ma solo partecipazione su invito. Stati Uniti e Jugoslavia, eliminate alle semifinali, di fatto si fregiarono entrambe del terzo posto in assenza di un match ufficiale per assegnare l’ultimo gradino del podio, introdotto solo a partire dall’edizione del ’34.

La finale della prima Coppa del Mondo oppose i padroni di casa dell’Uruguay ai rivali storici dell’Argentina. Un 4-2 in rimonta per l’Uruguay, che ribaltò il vantaggio di Stabile (l’argentino capocannoniere del torneo), solo al 68° minuto.

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la formazione uruguaiana che vinse la prima edizione

L’idea di organizzare un torneo per selezioni nazionali, ogni 4 anni, venne al francese Jules Rimet, da cui il nome del trofeo. Sotto la sua direzione, la FIFA, la federazione internazionale calcistica, ha costruito il più grande evento sportivo mondiale dopo le olimpiadi estive.

Le prime edizioni degli anni ’30 avevano un formato contenuto, poche squadre, molte delle quali oggi non più competitive o esistenti (pensate al terzo posto degli USA nel 1930, al secondo della Cecoslovacchia e Ungheria nelle edizioni successive).

Gli anni ’30, dopo il debutto monopolizzato dagli uruguaiani, furono dominati dalla nazionale italiana. Sia nell’edizione del 1934 organizzata proprio in casa nostra, sia nell’edizione ospitata dei nostri cugini d’oltralpe nel ’38 (l’ultima prima dello scoppio della seconda guerra mondiale), la nazionale italiana si fregiò due volte consecutive del titolo, impresa riuscita solo al Brasile tra l’edizione ’58 e ’62.

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Fu l’organizzazione italiana a introdurre la formula “tonda”, ovvero 16 squadre, suddivise su un tabellone “tennistico” ad eliminazione diretta. E a introdurre nel torneo l’utilizzo di 8 stadi in altrettante città del paese. A partire dal ’34 la nazionale di Vittorio Pozzo, che annoverava campioni come Meazza, Orsi, Schiavio e poi Piola, si rivelò inarrestabile. Nell’edizione casalinga sconfisse in finale a Roma l’allora fortissima Cecoslovacchia per 2-1 ai tempi supplementari. Poi in terra francese, nel ’38 replicò contro l’Ungheria domata con un secco 4-2. Edizione memorabile anche per l’episodio del calcio di rigore di Meazza in semifinale contro il Brasile. Il goal vittoria fu calciato dal campione italiano reggendosi i pantaloncini con una mano, a causa dell’improvvisa rottura dell’elastico. Un ciclo di vittorie di una nazionale, che un po’ come accade adesso, si reggeva sul contributo massiccio di giocatori della Juventus, diversificata via via nel ’38 e che fu interrotto dallo scoppio della seconda guerra mondiale.

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Pozzo portato in trionfo dai giocatori italiani nella finale di Roma del 1934
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Un momento della finale tra Italia e Ungheria nel 1938

La competizione riprese, come detto in apertura, solo nel 1950 con l’imposizione dell’Uruguay e la beffa del Maracanazo. In un torneo così popolare e sempre più partecipato la televisione fece irruzione solo a partire dalla quinta edizione, quella del 1954 tenutasi in Svizzera. Edizione che vide il ritorno della Nazionale italiana, in quel momento la più titolata, nella fase finale della competizione.

Ancora 16 squadre, più di quaranta nei gironi di qualificazioni preliminari. Nella fase finale estiva le squadre furono suddivise in quattro gironi “all’italiana” (ovvero 4 mini gironi con relativa classifica a punti) mentre l’attribuzione del titolo tornava ad essere nuovamente attraverso una finale secca e non un girone a 4 squadre come nell’edizione precedente del 1950. Si affacciava finalmente l’Inghilterra che con la Svizzera fece fuori l’Italia già nelle prime battute. Ma sia i padroni di casa che gli inventori del football non andarono oltre i quarti di finale. L’Uruguay, campione in carica, si piazzò quarto dietro ad una buona Austria, liquidata ferocemente dalla Germania in semifinale con un 6-1. A ben vedere i tedeschi mostrarono un divario atletico in campo non conforme ai reali valori tecnici. I teutonici in finale domarono poi l’Ungheria, che perse ancora una volta l’appuntamento con la vittoria del titolo. Retrospettivamente proprio i magiari meritavano di alzare la coppa, sopratutto alla luce dei fortissimi sospetti di doping che già a quei tempi aleggivano sugli atleti dell’allora Germania Ovest.

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Spettacolare fu la prova della leggenda ungherese Sándor Kocsis che realizzò 11 goal nell’edizione.

A partire dagli anni ’50 non poche volte l’esito dei mondiali compiaceva  nazioni bisognose di conforto sportivo in momenti storici molto difficili. Fu il caso del successo tedesco del ’54, in piena ricostruzione morale e infrastrutturale dopo l’orrore nazista, fu il caso dell’Argentina nel mondiale casalingo del ’78 di cui parleremo più avanti.

L’edizione del 1958 si tenne nell’estate tiepida della Svezia. Proprio nelle terre di confine con la “cortina di ferro”, si affacciò la più nutrita rappresentanza del mondo comunista tra le 16 finaliste di un mondiale: URSS, Cecoslovacchia, Yugoslavia e Ungheria reduce dall’invasione sovietica di due anni prima.

1633-JustFontaine03La sesta Coppa del Mondo fu però memorabile per altre ragioni: il franco marocchino Just Fontaine realizzò ad esempio 13 reti in sole 6 partite, un primato mai eguagliato da nessun altro. Ancora più straordinario se si pensa che Fontaine giocava per la Francia, arrivata terza ma di certo non tra le favorite iniziali. L’attuale record di goal è del brasiliano Ronaldo con 15 reti, realizzate però nell’arco di tre edizioni dei mondiali. Se Fontaine avesse giocato in almeno un’altra edizione probabilmente guiderebbe ancora quella classifica.

Il ’58 lo si ricorda per il primo titolo del Brasile, conquistato in finale proprio contro una valorosa Svezia delle leggende Nils Liedholm e Kurt Hamrin. Finale nella quale tutto il mondo conobbe il talento dell’allora 18enne Pelè, la stella che avrebbe segnato il calcio fino agli anni ’70.

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Il Brasile del 1958

Pelè e i compagni replicarono il trionfo nell’edizione del 1962, giocata in Cile. Le europee storicamente non hanno mai vinto le edizioni organizzate in America latina. E infatti la Cecoslovacchia nulla potà contro Vavà e Garrincha e il giovane Pelè, 3-1 nella finale di Santiago del Cile, che chiuse una competizione caratterizzata da stadi in quota e problemi (sopratutto europei) di adattamento al clima e alla diversa ossigenazione.

All’appello continua a mancare l’Italia, stavolta eliminata al primo turno dalla Germania Ovest e dai padroni di casa del Cile, in un match-spareggio passato alla storia più per il gioco falloso degli andini che per lo spettacolo.

L’Italia poi raggiungerà il punto più basso nell’edizione del 1966 tenuta in Inghilterra. La famosa eliminazione al primo turno per mano di un dentista dilettante della Corea del Nord lasciò il palcoscenico alle altre selezioni in un torneo cucito per dare lustro ai Leoni inglesi, fin qui mai vicini a conquistare il titolo.

Mentre l’Inghilterra portava a casa il suo primo titolo grazie al celebre goal fantasma, siglato ai supplementari da Geoff Hurst, contro una degnissima Germania Ovest (4-2 il punteggio finale dopo 120 minuti), il mondo si gustò le prodezze di Eusebio, mozambicano naturalizzato portoghese che guidò con 9 goal i lusitani ad un mai eguagliato terzo posto ai danni dell’URSS.

il famigerato goal fantasma di Hurst della finale 1966 tra Inghilterra e Germania
il famigerato goal fantasma di Hurst della finale 1966 tra Inghilterra e Germania

L’Inghilterra non si ripeterà più, ma si dimostrò abile nello sfruttare, con la fortuna e con il favore arbitrale (e ottimi giocatori come il portiere Gordon Banks e i fratelli Charlton), l’occasione di alzare la Coppa davanti alla Regina.

Quattro anni più tardi fu la volta del Messico. Il primo mondiale centro americano coincide con la resurrezione dell’Italia del CT Valcareggi. Davanti agli azzurri vi fu però l’avanzata inarrestabile del Brasile di un maturo e consacrato Pelè e dell’imprendibile ala sinistra Rivelino.

Fu un mondiale spettacolare e pieno di emozioni: dopo i gironi eliminatori l’Italia si fece strada eliminando i padroni di casa ai quarti con un 4-1, la Germania Ovest si vendicò dell’Inghilterra per 3-2. Le due nazionali si trovarono di fronte per una semifinale che viene ricordata ancora oggi come “la partita del secolo”. Una targa commemorativa fuori dallo stadio Azteca di Città del Messico recita proprio questa scritta.

Il 17 giugno 1970 l’Italia inizia la semifinale nel migliore dei modi. Boninsegna, che non doveva essere neanche ai mondiali, va in goal all’ottavo minuto. Il risultato rimarrà sull’1-0 fino al 90°.  Sembrava tutto fatto quando Schnellinger si ritrovò per caso il pallone, da solo davanti ad Albertosi siglando un insperato pareggio.

I supplementari fuorno la vera partita: Muller rovescio la gara in favore dei tedeschi al 94°. 2-1 per i tedeschi. Poi Burnich e Riva siglarono prima il pareggio e poi il 3-2 per l’Italia. Neanche il tempo di esultare che al 110° minuto, a dieci dalla fine, ancora Gerd Muller sigla il 3-3 (il tedesco segnerà 10 reti nel torneo, capocannoniere). Il goal vittoria lo segnerà un minuto dopo, al 111° Rivera, praticamente subito dopo aver battuto da centrocampo. Una partita pazzesca.

i tedeschi sgomenti dopo il goal di Rivera nella "partita del secolo"
i tedeschi sgomenti dopo il goal di Rivera nella “partita del secolo”

Ma una squadra ancora più folle e geniale arrivò sul terreno dell’Italia in finale. Il Brasile ci rifilò un sonoro 4-1 che consacrò Pelè miglior giocatore di sempre con tre mondiali vinti in carriera. Ma nonostante la sconfitta l’Italia tornò nell’elite del calcio dopo tanti anni di brutte figure.

Pelè dopo il goal segnato all'Italia
Pelè dopo il goal segnato all’Italia

Alla Germania, come di consueto, non sfuggi l’occasione di rifarsi: l’edizione del 1974, giocata proprio in Germania Ovest, vide i tedeschi vincitori contro l’Olanda del calcio totale di Johann Cruijff. 2-1 in finale ai tulipani inventori del 4-3-3 e secondo titolo mondiale, oltre che la passerella finale per la leggenda Gerd Muller, forse uno degli attaccanti più forti di sempre. Il 1974 fu anche la prima edizione sotto il nome di “Coppa del Mondo”, la Coppa Rimet fu infatti assegnata definitivamente al Brasile del ’70.

All’Olanda invece non riuscì la consolazione nell’edizione successiva. Con la finale del 2010, sono tre le finali fallite dagli arancioni. Ma nel 1978 ci fuorno ragioni ben diverse dal calcio per la vittoria finale dell’Argentina, che ospitava anche i mondiali, in piena dittatura dei militari fascisti. Come rivelato dalla FIFA e da inchieste giornalistiche quel mondiale fu largamente orientato alla vittoria, la prima, dell’Argentina: per distrarre gli argentini e la comunità internazionale dalla feroce dittatura di Videla. Durante le partite dei mondiali furono molti gli arresti e le esecuzioni sommarie degli oppositori di sinistra della dittatura, ben rappresentate nel film Garage Olimpo, ambientato nei giorni che precedettero la finale di Buenos Aires.

La Leggenda olandese Cruijff
La Leggenda olandese Cruijff

Chiuso l’abominio dell’edizione 1978, il mondo guardò invece ad un paese, la Spagna, che si era finalmente liberata dal franchismo fascista e che si apprestava ad organizzare la dodicesima edizione. La patria di Real Madrid e Barcellona regalò la vittoria dell’Italia, la prima azzurra nel calcio “moderno” e il nostro terzo mondiale complessivamente, nella celebre finale vinta 3-1 contro la Germania Ovest, tenacissima nazionale da sempre ai vertici del calcio. Fu l’edizione in cui emersero i talenti di Boniek per la Polonia, di Platini per la Francia, di Maradona per l’Argentina e dalla clamorosa eliminazione del Brasile proprio per mano dell’Italia (che di fatto eliminò contro ogni pronostico anche Argentina e Polonia). I mondiali dei 6 goal di Paolo Rossi, riscattato dalla squalifica del calcioscommesse. Probabilmente l’Italia più bella e spettacolare di sempre. Di uomini d’altri tempi come Bearzot, Zoff e del Presidente Pertini e della sua immagine affettuosa, commosso, in piedi, applaudente, al terzo goal dell’Italia in finale.

Paolo Rossi esulta contro il Brasile, segnerà una tripletta storica
Paolo Rossi esulta contro il Brasile, segnerà una tripletta storica

Ma il calcio degli anni ’80 era in vorticosa evoluzione e di quell’Italia rimase poco nella seconda edizione, quella del 1986, giocata in Messico. Fu la volta di Maradona e della Mano de Dios, il goal segnato di mano agli odiati inglesi e poi bissato con il goal più bello della storia del calcio. In quel quarto di finale Maradona dribblò metà Inghilterra partendo dalla sua metà campo, 11 tocchi con cui mise a sedere anche il portiere e costrinse il mondo a chiedersi: è più forte Maradona o Pelè?.
Quel mix di fuberia e talento portò poi l’Argentina a vincere, stavolta meritatamente, i mondiali contro una mai doma Germania Ovest, ancora una volta tra le prime 4. Il 3-2 valse il secondo titolo all’albicelste.

La Mano de Dios, come la chiamò lo stesso Maradona a fine partita, non vista dall'arbitro
La Mano de Dios, come la chiamò lo stesso Maradona a fine partita, non vista dall’arbitro

Nel 1990 l’Italia era pronta a sfoggiare non solo il rinnovato palcoscenico dei suoi stadi (fu questo l’ultimo intervento di ammodernamento significativo dei nostri impianti, spesso ai limiti del legale in termini di edilizia) ma anche la nuova leva calcistica: Maldini, Baggio, Vialli, Mancini, Zenga. Ma non venne da loro o dai già affermati Baresi, Ancelotti, Donadoni la sopresa di quella nazionale giovanissima. Fu l’outsider Salvatore Schillaci a condurre con i suoi 6 goal l’Italia al terzo posto finale. Dietro ancora una volta ad Argentina e Germania Ovest. A vincerla furono i tedeschi stavolta, per 1-0. Noi uscimmo ai rigori contro gli argentini, immeritatamente, aprendo il nostro saldo negativo nei confronti dei tiri dal dischetto. La Germania vinse il suo terzo e ultimo mondiale fino ad ora, per l’ultima volta con la dizione Ovest prima della riunificazione. Fu il mondiale dei ripescaggi tra le migliori terze dei gironi, l’ultimo giocato con il sistema al primo turno dei 2 punti a vittoria a 1 punto a pareggio (oggi sono 3 punti per la vittoria). Il mondiale dell’Africa, che col Camerun di Roger Milla si affacciò addirittura ai quarti di finale. Il mondiale della (non troppo) sorpresa Eire (oggi si usa dire solo Irlanda) che, esordiente, venne eliminata proprio da noi ai quarti.

Schillaci, mattatore delle "notti maghiche" di Italia '90, in una delle sue espressioni spiritate
Schillaci, mattatore delle “notti magiche” di Italia ’90, in una delle sue espressioni spiritate

I mondiali del ’94 si aprirono, tra le altre cose, proprio con la sconfitta nella prima partita dell’Italia per mano dell’Eire. Il cammino degli azzurri non fu però compromesso proprio in virtù dei ripescaggi tra le migliori terze classificate dei gironi iniziali. E portata per mano da un grandissimo Roberto Baggio (5 goal) la nazionale arrivò alla finale contro il Brasile. L’edizione 1994, tenutasi negli afosi e umidi Stati Uniti, segnò il momentano declino della Germania, l’esplosione della Bulgaria (quarta) di Hristo Stoichkov, della Svezia di Thomas Brolin (terza piazza per gli svedesi), della sorpresa Romania di George Hagi, il Maradona dell’Est. Fu l’ultimo mondiale giocato dal vero Maradona, vecchio e dilaniato dai problemi di droga: fu infatti fermato dall’antidoping al termine della sua ultima partita in nazionale, con la Grecia, dove segnò uno dei suoi splendidi goal.
I mondiali americani restituirono il titolo al Brasile, il quarto dopo l’ultimo del 1970, conquistato ancora una volta contro l’Italia che, accompagnata in finale dai goal di Baggio, perse proprio per quel rigore decisivo calciato alle stelle dal suo calciatore più forte di sempre.

Johao Havelange, presidente della FIFA, premia uno sconsolato Roberto Baggio, miglior giocatore del torneo, nonostante il secondo posto dell'Italia a USA 94
Johao Havelange, presidente della FIFA, premia uno sconsolato Roberto Baggio, miglior giocatore del torneo, nonostante il secondo posto dell’Italia a USA 94

Nel 1998 i mondiali tornarono in Francia e dai francesi furono vinti. Proprio contro il Brasile, con un netto 3-0 in finale. Noi fummo battuti ancora una volta ai rigori, ai quarti di finale, proprio contro i transalpini. Fu il mondiale dei nuovi attaccanti, forse i primi della generazione moderna, completi fisicamente e tecnicamente: Ronaldo, Crespo e Batistuta, Trezeguet e Henry, Christian Vieri, Michael Owen, Marcelo Salas, Davor Suker, Bierhoff.

Il primo mondiale vinto dai francesi fu davvero meritato: una nazionale multietnica dal talento complessivo quasi irripetibile. Oltre ai citati Trezeguet e Henry, c’erano Zidane e Djorkaeff, Desailly, Deschamps, Blanc, Thuram, Viera.

La Francia Campione del Mondo
La Francia Campione del Mondo

Il passaggio di millennio fu dominato dai francesi che arrivarono ai mondiali di Sud Corea – Giappone tra le favorite. All’epoca il match di apertura era dedicato alla squadra detentrice del trofeo. E fu subito sorpresa: la cenerentola Senegal battè i francesi per 1-0, i francesi furono poi subito eliminati ai gironi. L’Italia vicecampione d’Europa non andò meglio, eliminata agli ottavi dai Sud Coreani spinti dagli arbitraggi accondiscendenti fino ad un clamoroso quarto posto finale. Il famigerato arbitro ecuadoregno Moreno è nella memoria popolare di molti italiani ancora oggi, meno note sono le sue condizioni attuali: agli arresti negli USA per narcotraffico internazionale.
Tra le europee a ben figurare nel primo torneo asiatico ci furono la Germania di Miroslav Klose, 6 reti, e del super portiere Oliver Khan, che sfoggiò parate strepitose, la sorpresa Turchia, terza, del trequartista Belozoglu Emre. Non pervenute molte squadre: ancora latitanti l’Argentina, l’Inghilterra che continua ad infrangersi sui primi turni a eliminazione diretta, l’Olanda. Clamoroso invece il Senegal, guidato da El Hadjii Diouf ed Henri Camara fino ai quarti di finale, bissando il massimo risultato africano ai mondiali del Camerun 1990.
A vincere questa edizione fu ancora una volta il Brasile di Rivaldo e Ronaldo, con un 3-0 inappellabile contro la nuova Germania. Ronaldo riscosse la delusione di Francia ’98, dalla quale uscì malconcio fisicamente e visibilmente stremato, e sui gravissimi infortuni che lo avevano frenato all’Inter. Le 8 reti siglate lo portarono al record assoluto di goal alle fasi finali di un mondiale (15), ultima grande leggenda della nazionale brasiliana che alzò, nel 2002, la sua ultima coppa del mondo.

Ronaldo alza la Coppa del 2002 per il Brasile
Ronaldo alza la Coppa del 2002 per il Brasile

All’appuntamento col 2006 la Germania si presentò pronta a riprendersi ancora una volta il titolo, organizzando per altro la manifestazione. Lahm, Schweinsteiger, Kahn, Klose e il capitano Ballack si fermarono alla famosa semifinale contro l’Italia, vinta con quel tiro a girare del semi sconosciuto (una nostra specialità) Fabio Grosso all’ultimo minuto dei supplementari. Vinse un’Italia non bella a vedersi, senza stavolta una punta di spicco (Toni segnò solo 2 goal), con Totti reduce da una bruttissima frattura e in campo per miracolo, un Del Piero relegato in panchina. Ma con una difesa, seppur priva di Nesta, davvero rocciosa: Cannavaro, poi premiato con il pallone d’oro e il tenace Materazzi, protagonista assoluto della finale.

la famosa testata di Zidane
la famosa testata di Zidane

Famosa la testa che gli rifilò Zidane e che valse al campione francese, alla sua ultima apparizione prima del ritiro, l’espulsione che condizionò la finale. Fu proprio Materazzi a replicare al vantaggio iniziale dei francesi, segnato su rigore già al 7° minuto proprio da Zidane. Al 19° il difensore italiano staccò altissimo di testa in area deviando in rete un calcio d’angolo. Il pareggio durò fino ai calci di rigore: quella lunga tradizione negativa che fino a quel momento ci aveva visto fuori proprio dai tiri del dischetto (’90, ’94,’98) si interruppe. Cinque tiri su cinque dentro, tra cui uno di Materazzi e uno di Grosso, contro l’errore fatale di Trezeguet consegnarono il quarto e ultimo mondiale vinto dalla nazionale italiana. Una nazionale solida in difesa, pragmatica, che portava molte stelle all’apice della loro carriera: oltre a Cannavaro e Buffon quella nazionale si permetteva dei ruoli da comprimari per Inzaghi e Del Piero.

Fu mondiale tutto europeo: i padroni della Germania terzi davanti al Portogallo dell’esordiente Cristiano Ronaldo e della stella Luis Figo. Klose capocannoniere con 5 goal, l’Inghilterra ancora una volta fuori ai quarti con Rooney, Beckham, Lampard e Gerrard in cerca di eterna gloria mondiale. L’Argentina ancora una volta al di sotto delle aspettative, il Brasile beffato ancora una volta dalla Francia e una deludente Olanda uscita già agli ottavi.

Immagini che l'Italia calcistica rivedrà, a quanto pare, tra molto tempo
Immagini che l’Italia calcistica rivedrà, a quanto pare, tra molto tempo

L’Europa saluta i mondiali che fanno visita nel 2010, per la prima volta, all’Africa. Il Sud Africa, che verrà ricordato per le fastidiose trombette Vuvuzela e per l’assurdo pallone ufficiale “Jabulani”, in grado di prendere effetti imprevedibili una volta calciato, offrì un mondiale di rottura con la tradizione. Fu la consacrazione della fortissima Spagna di Iniesta, Xavi, Torres, Villa, Puyol, Sergio Ramos e Casillas, una fusione perfetta di Barcellona e Real Madrid. La cavalcata inarrestabile degli spagnoli fece fuori Portogallo, Germania (ancora una volta terza alla fine) e l’Olanda di Robben, Sneijder e Van Persie. Primo e unico titolo mondiale per gli spagnoli, da sempre però protagonisti nel calcio di club.
Grandi assenti ancora un Brasile in profonda riorganizzazione di uomini e stile di gioco, l’Argentina allenata da un confusinario Maradona e con Messi irriconoscibile rispetto alle sue prestazioni nel Barcellona. La Germania ai quarti rifilò addirittura un 4-0 ai sudamericani. Nel mondiale africano solo un’africana brillò, il Ghana, eguagliando il massimo risultato contineantale dei quarti di finale. E dopo sessant’anni si rivide una vecchia conoscenza del calcio, la nazionale con la quale abbiamo iniziato questo racconto: l’Uruguay. Che con Cavani e Forlan tornò a guardare il mondo calcistico dal terzo posto sul podio.

iniesta

Non resta che vedere chi alzerà la Coppa del Mondo il 13 luglio 2014: la sesta per il Brasile, la quarta per la Germania, la terza per l’Argentina oppure il primo trionfo dell’Olanda?

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.

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