Quanti sono gli scudetti della Juventus?

Abbiamo perso sinceramente il conto. Trenta e…? Sicuramente sono 7 di fila, lo stanno scrivendo e dicendo ovunque, il record dei record.
Anche Giorgio Chiellini alla Domenica Sportiva parlava della leggenda dei 7 di fila, 36 scudetti Juve quando all’improvviso uno sconosciuto.
Mica tanto sconosciuto. Riccardo Cucchi, voce radiofonica nota a tutti gli appassionati per Tutto il Calcio, fa quello che qualunque amante della verità dovrebbe fare.
Correggere Chiellini sul conteggio ufficiale: per la FIGC sono 34 gli scudetti ufficiali dei bianconeri.
La reazione del calciatore è stata un po’ la somma dell’atteggiamento juventino sulla questione: un seh, vabbè di disprezzo, ci risiamo con questa storia.
Sì, ci risiamo perché in casa Juve nonostante i trionfi si continua a far finta di nulla. Nessuno tirerebbe di nuovo fuori il conteggio se non fosse continuamente la società juventina a sbagliarlo di proposito.

Come gli scudetti complessivi di Buffon, per lui e la Gazzetta dello Sport sono 11, per la federazione, per gli albi ufficiali sono 9.

Evidentemente quegli scudetti revocati dalla giustizia sportiva e che hanno dato anche origine a processi penali, la Juventus oggi se li sente e li rivendica. Non ha disagio, problemi etici a riapparentarsi di nuovo dopo la revoca, la Serie B e la ricostruzione con Luciano Moggi, Bettega e Giraudo.

Questo revisionismo che reintregra gli scudetti e cancella con un colpo di spugna la storia recente del calcio italiano non ha confini di grettezza.
Nella vulgata juventina l’allora commissario della FIGC Guido Rossi, uno stimato professionista affetto da disabilità, viene ancora travolto dagli insulti sui forum e nei commenti sui quotidiani sportivi nonostante sia morto, per aver attribuito lo scudetto 2005/06 all’Inter, “lo scudetto di cartone”.
Pochi ricordano che per la qualificazione alle coppe la UEFA ci chiese di stilare comunque una classifica di quel campionato martoriato dalla corruzione. E Rossi procedette a stilarla a partire dalla prima squadra utile non coinvolta dallo scandalo, considerando la retrocessione della Juve e le penalizzazioni al Milan, prima e seconda.
Se quella fu la classifica finale la Juve deve incolpare se stessa.

Ricordiamo che quei due scudetti revocati furono gli unici due provati, sotto inchiesta finirono però 7 campionati dal 1997/98. Per alcuni, dovendo indagare a ritroso non si raccolsero prove sufficienti, per altri intervenne la prescrizione nonostante le irregolarità.

Parliamo di un epoca in cui la Juve faceva rinchiudere gli arbitri negli spogliatoi, ricattava, stroncava carriere di arbitri o atleti non allineati al sistema che poggiava tra le altre su una società di procuratori in cui operavano i figli di Moggi e Lippi.
Per non parlare dell’allora medico juventino, Riccardo Agricola.
Il principale indiziato per lo scandalo doping che in questo nuovo ciclo revanscista e revisionista della Juve… è stato riassunto come medico juventino!!!

Il punto è che la Juve pare voglia sfruttare questo ciclo vincente per tornare in una posizione in cui si possono riscrivere i fatti. Una sorta di vendetta per calciopoli in cui gli attuali titoli darebbero il diritto di cancellare quella fase del calcio italiano.

Alla vittoria del 28esimo scudetto, si parla del 2012, la dirigenza juventina reputandolo il 30esimo procedette unilateralmente ad attribuirsi 3 stelle, una ogni 10 scudetti, sulla maglia e addirittura esponendole sul nuovo stadio in sfregio aperto alla Figc. L’ex capitano juventino e grande uomo di sport Alessandro Del Piero dichiarò che gli scudetti della società erano 28 e non 30 e fu travolto dalle critiche, tra gli altri di Luciano Moggi stesso… di nuovo in sintonia nei giudizi con il club.

“La terza stella? Sicuramente sul cuore ce l’abbiamo ed anche sul campo poi quello che viene decretato da altri criteri è da rispettare e non dobbiamo andare oltre ma quello che è stato vissuto è questo e vogliamo che rimanga.” (Del Piero)

L’indimenticato Tavecchio dichiarò allora:

“La Juventus sul campo era nettamente la più forte, di scudetti ne ha vinti 32: la squadra non ha rubato nulla e non avrebbe avuto bisogno di certi magheggi.”

Insomma, se hai Tavecchio dalla tua c’è qualcosa che non va.

Lo stile Juve è stato alquanto emblematico sulla questione scudetti. In realtà questo nuovo ciclo di vittorie iniziò maluccio in termini di pulizia: ricordiamo la scelta di arruolare nella nuova Juve Conte e Bonucci in odore di squalifica per calcio scommesse (squalifica che poi Conte scontò da allenatore bianconero).
Non il massimo per una squadra che proveniva dalla B e che tornò a vincere arruolando uomini coinvolti in un nuovo ciclo di calcioscommesse nella serie cadetta.

Poi c’è la questione scommesse di Buffon emersa nel 2012 e risalente al 2010, cioè ben dopo Calciopoli: qui siamo alla recidiva, alla reiterazione deliberata.

 

Ma alla Juve è vero tutto e il contrario di tutto. Per cui il capitano, un portiere tra i migliori di sempre, uno sportivo tra i peggiori di sempre diventa leggenda, storia, mito, icona, esempio.
Verità ribaltate come le posizioni della dirigenza Juve su tanti aspetti di governance del Calcio.
Non vogliono Tavecchio, poi lo sostengono perché diventa una figura garante per i loro interessi, l’Italia naufraga e fanno finta di non averci mai avuto a che fare.
Viene introdotta la VAR e viene subito vista come il nemico per la Juve. Partono gli insulti della dirigenza juventina: le partite di pallanuoto di Allegri, Paratici deferito.

Nemica non è la tecnlogia, ma l’obiettività delle decisioni che scaturisce dalla VAR. Che come abbiamo visto in Inter – Juve può essere comunque tranquillamente alterata. Marotta ha infatti dichiarato che è stato importante vincere il primo torneo con la VAR. Sottintendendo che c’era bisogno di una prova di regolarità per fidarsi delle recenti vittorie juventine.

Poi quando la Juventus è uscita dalla Champions League in quel modo Andrea Agnelli è andato in TV a dire che la Juve è sempre stata a favore della VAR dall’inizio (!?) e che il designatore Uefa Collina va cacciato perché contrario alla sua introduzione nelle coppe europee.
Cioè per garantire meglio il calcio italiano nelle coppe, il presidente Juve chiede l’allontamento del designatore italiano perché troppo garantista e severo con le italiane. Un delirio a cui nessuno si è opposto. Un po’ come quando Cucchi ha preso parola correggendo Chiellini ed è sceso il gelo nello studio della Domenica Sportiva perché nessuno ha il coraggio di dire queste cose alla Juve, anche quando sono sacrosante.
In realtà anche qui siamo alla vendetta personale retroattiva, la dirigenza Juve non perdona ancora a Collina quello scudetto perso contro il Perugia in cui Collina fece giocare la partita sotto la pioggia battente.

Questo è, se vi pare, il presidente Juve. Uno che si è dovuto sedere davanti alla commissione antimafia del parlamento per aver incontrato dei mafiosi a capo della curva della Juventus.

Ma è tutto normale così. Largo ai centotrentasei scudetti di cui settanta di fila.
Che sul motivo di queste vittorie che vengono descritte come storiche, leggendarie, come il grande Torino, mai nessuno prima, si dovrebbe aprire una parentesi sulla distribuzione degli introiti e lo stato di impoverimento tecnico ed economico del calcio italiano.
La Juve è sì forte, ma vi siete guardati attorno?
Ma questo è un altro capitolo da affrontare in separata sede.

 

“Prima sembrava che la Juve fosse riuscita ad accettare lo scandalo Calciopoli e le condanne di Moggi e Giraudo. I tifosi sembrava avessero smesso di parlare di campionati in realtà mai vinti perché revocati. Sembrava si potesse di nuovo parlare di stile Juve. Ma ora che la squadra è tornata a vincere Andrea Agnelli ha subito ricominciato a giustificare Moggi, dicendo che tanto lo facevano tutti; le stesse scuse che usano anche i politici. È un po’ come se dopo aver rapinato una banca davanti ai giudici ci si giustifichi sostenendo la regolarità dell’azione perché lo fanno in tanti. Le sentenze sono pertanto giuste e vanno accettate. Altrimenti rischiano di non accettarle nemmeno i tifosi. E questo può rivelarsi pericoloso. Lo scudetto [2011-2012] appena conquistato è pulito e sudato. Un’altra cosa rispetto a quelli di Calciopoli.” (Marco Travaglio).

E scusate la citazione.

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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