Tutte le volte che Saviano ci ha spiegato un fatto che sapevamo già (o sapevamo diversamente)

E’ notizia di pochi giorni fa la fine del lungo iter processuale che ha coinvolto Roberto Saviano e i  quotidiani, oggi chiusi, “Corriere di Caserta” e “Cronache di Napoli” che lo avevano denunciato per plagio.

Una spiacevole vicenda per lo scrittore che in Cassazione si è visto confermata la condanna in Appello e il risarcimento di 60.000 € (somma ridotta) per la riproduzione in plagio di – in effetti – solo qualche riga di alcuni articoli pubblicati sui due quotidiani.

Spiacevole anche un certo grado di bullismo mediatico esercitato da La Repubblica, quotidiano protettore di Saviano, che in un articolo (che fa volutamente confusione sull’esito della sentenza- a leggerlo sembra quasi abbia vinto lui), ricorda come Saviano abbia utilizzato qualche parola di una testata di nicchia, non letta da nessuno, per un’opera di grande risalto mediatico, ovvero il best seller “Gomorra”.
In altre parole, copiando, Saviano avrebbe fatto un favore ai due quotidiani altrimenti letti da nessuno. Un plagio a fin di bene.

Le accuse di plagio a onor del vero non si fermano qui, si ricorda l’accusa mossa dal Daily Beast sul suo libro ZeroZeroZero, di aver riprodotto addirittura Wikipedia.

Ma Saviano è un personaggio che dopo Gomorra ha preso a occuparsi di un po’ di tutto, molto oltre la sua sfera di competenza. Spesso suscitando aspre polemiche e rivelando talvolta un certo grado di superficialità argomentativa.

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C’è da chiedersi ad esempio cosa abbia spinto nel 2009 Saviano, dopo aver incontrato Lionel Messi per una fugace foto a Barcellona dopo una partita, a raccontare la vita del calciatore argentino in un monologo teatrale-reportage andato in onda da Fabio Fazio, come se fosse il suo biografo di fiducia.

E sopratutto Lionel Messi lo sa?

E che dire di quando Saviano si recò nel novembre 2011 a New York per tenere un comizio davanti ai manifestanti di Occupy Wall Street asserragliati con tende e megafoni da giorni a Zuccotti Park per protestare contro gli illeciti della grande finanza?

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Saviano, con troupe di Repubblica al seguito e grande copertura mediatica in Italia, tenne un discorso in strada. Col megafono, per mescolarsi nei modi e nei metodi a quegli attivisti.

Solo che parlò di narcotraffico davanti ad una ventina di giornalisti italiani, mentre i manifestanti lo guardavano da lontano chiedendosi chi fosse quel tipo che si era piazzato in mezzo alle tende per fare un comizio, non invitato da nessuno.

Perché sì, alla fine Saviano non è che all’estero se lo filino un gran che.

Mentre in Italia va fortissimo, Saviano è un prodotto mediatico che è parte integrante del gruppo Espresso e del suo braccio televisivo che fa capo a Fabio Fazio-Michele Serra. Nelle varie apparizioni TV con il Mike Bongiorno dei nostri tempi Saviano si è prodotto in monologhi/divulgativi dal linguaggio nazional popolare su argomenti i più disparati. Che qui riportiamo a testimonianza della tuttologia di Saviano:

Novembre 2011 a “Vieni Via con me” (Rai3): monologhi su la macchina del fango, il caso Welby, le infiltrazioni mafiose a Nord, lo smaltimento dei rifiuti tossici, le bellezze del Sud, il terremoto de l’Aquila, la Costituzione (pericolosa invasione di campo in un terreno di proprietà di Benigni)

Roberto Saviano e Fabio Fazio durante la prima puntata della trasmissione "Vieni via con me" in onda l' 8 novembre 2010, su Rai Tre.ANSA/ MATTEO BAZZI
Roberto Saviano e Fabio Fazio durante la prima puntata della trasmissione “Vieni via con me” in onda l’ 8 novembre 2010, su Rai Tre.ANSA/
MATTEO BAZZI

14 maggio 2012 (LA7): monologo sulla crisi finanziaria e monologo sulla strage di Beslan, avvenuta 8 anni prima dello spiegone savianico
15 maggio 2012 (LA7): Monologo sul codice mafioso, sulla Primavera Araba e sui Testimoni di Giustizia (tutto nella stessa trasmissione)
16 maggio 2012 (LA7): monologo sull’eternit e sulle condizioni di lavoro in Cina.

E mentre Saviano si occupa dello scibile umano attraverso una lista di argomenti preparata da Michele Serra (e forse anche il canovaccio) fiorisce la sua attività di comunicatore su internet, dove estende il suo raggio d’azione.

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Nel 2010 elogia Tel Aviv e Israele durante una manifestazione del Pdl berlusconiano, organizzata da Fiamma Nirenstein (dichiarata poi non gradita come ambasciatrice israeliana in Italia dalla stessa comunità ebraica) per l’accoglienza, il multiculturalismo (?) e il rispetto per i diritti dei gay. Tralasciando il genocidio palestinese, non certo per dimenticanza.

E in questo periodo che Saviano comincia a maturare un certo odio per gli ambienti della sinistra attraverso i quali lui stesso si è fatto strada ad inizio carriera. Mentre nel 2004 aveva firmato una petizione per la libertà del terrorista rosso Cesare Battisti, qualche anno più tardi prese le distanze da se stesso per “rispetto delle vittime”.

Lunga poi è la sequela di strali che Saviano ha lanciato contro “la sinistra radicale”:

Prima si scaglia contro la sinistra di De Magristris a Napoli dal suo blog su L’Espresso (da dove sennò), accusandola di contiguità con i Centri socali (embè!?) e la droga. Senza ovviamente fornire evidenze o prove al riguardo, segno di un bel giornalismo deontologico.

Poi dalla sua pagina Facebook, a due anni dalla morte del Presidente venezuelano Hugo Chavez per stare sui fatti, decide di dare la sua visione del paese socialista: Chavez un dittatore della peggior specie, il suo regime amico dei narcotrafficanti opprime il popolo che vuole avvicinarsi all’America.
Opinioni, sì. Ma che un giornalista dovrebbe farsi sul campo, dovrebbe verificare, non trascrivere quello che va per la maggiore per compiacere l’Editore o peggio copiarlo dai media latinoamericani d’opposizione senza verificare le accuse.

Il Saviano che si batte contro le mafie del 2009 diventa negli ultimi anni l’intellettuale organico di Repubblica – mi scuso per l’accostamento di intellettuale e Saviano nella stessa frase – che insieme a Baricco indica la strada di un progressismo scialbo pronto solo a combattere le battaglie ovvie, quelle dove serve solo il buon senso per schierarsi, mentre si prende le distanze da tutto ciò che è controverso e ancora non ben decifrabile in termini di visibilità e consenso.

A corto d’argomenti lo scrittore ultimamente ne ha tentate un po’ tutte: collegare l’omicidio della povera Yara Gambirasi alla camorra, dire che Fidel Castro è stato solo un dittatore che ha represso il suo popolo (dichiarazione identica a quelle di Donald Trump e Salvini)

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Sul merito si può discutere, quello che si nota è che nelle scelte militanti di Saviano sono spariti tutti gli argomenti scomodi che legano malaffare e Stato attualmente. Dato che si è occupato di tutto, dei diritti in Russia e degli “orrori del comunismo” perché non più una parola dal 2012 sulle infiltrazioni mafiose nei cantieri TAV? Nessuna opinione su Expo 2015?
Saviano sembra essere sparito dalle questioni urgenti e vicine per occuparsi dei massimi sistemi mondiali.

Tant’è che chiudiamo citando il pensiero di questo grande intellettuale dalla chiara visione delle cose, dal grande coraggio delle sue idee. Sull’imminente referendum costituzionale Saviano dichiara: “Questo referendum non mi riguarda”.

Certo, perché lui non vive in Italia, vive in un mondo di Fidel Castri e Narcos Messicani.

 

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.

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