Sabbie mobili: Giù nella terra

Il furgone dei fratelli Johnson aveva ormai attraversato, in lungo ed in largo l’Europa, alla ricerca dell’onda perfetta. Francia, Spagna, Italia, Portogallo, la stessa Gran Bretagna, paese di origine dei due, ma anche mete oltreoceano, come Panama, Indonesia, Brasile e così via, che avevano permesso ad Aaron e Bryan di visitare luoghi stupendi e di cavalcare onde gigantesche. Certo era che, in Europa, proprio nel loro continente, mancava all’appello l’Olanda, luogo non considerato dai più la Mecca del surf, ma sicuramente interessante, per le poche persone intente a praticare questo sport, e per le onde potenti. Il viaggio non era stato dei più semplici, fra battelli, chilometri di autostrade e sentieri percorsi lungo campagne desolate. Ai due non mancava certo la voglia per affrontare tali viaggi, e faceva da collante l’unione creatasi dopo la perdita dei genitori. I genitori infatti, erano morti per una causa accidentale, in un viaggio che avrebbe dovuto essere il regalo per una ricorrenza importante: il loro anniversario di nozze. Ralph e Katherine Johnson, conosciutisi in tenera età a Leeds, avevano deciso di festeggiare il loro anniversario in Africa. Un anniversario che era la consacrazione del loro amore ultratrentennale, ma che si sarebbe rivelato poi il preludio di dolore e morte per l’intera famiglia. Fu per colpa di una voragine creatasi nel terreno infatti, che l’auto su cui viaggiavano i coniugi Johnson sprofondò, a 50 km di distanza da Malindi. La morte fu lenta e dolorosa, in quanto solo parte dell’auto era sprofondata. Ralph, Katherine e la loro guida turistica morirono dopo 20 ore di terribile sofferenza, capovolti a testa in giù, feriti, con le gambe immobilizzate nell’auto ed inghiottendo contiuamente piccoli pezzi di terriccio umido misto a sabbia. La profondità delle ferite poi, aveva causato l’avvicinamento di topi e vermi del terreno che progressivamente stavano dilaniando la carne come se fossero ad un banchetto primitivo. I due fratelli Johnson, a distanza di anni, pensavano spesso a quanto erano dovuti crescere in fretta e a quante cose li legassero indissolubilmente: l’amore per i viaggi, il surf, il posto dove vivevano e cosa non di poco conto, la perdita dei loro genitori. Il viaggio in Olanda così, era capitato proprio nei giorni della ricorrenza della morte dei genitori. I due fratelli, furono indecisi fino all’ultimo se fosse giusto o meno affrontare questo viaggio. Probabilmente, i parenti e la piccola cittadina in cui vivevano, avrebbero giudicato la loro assenza alla messa in ricordo dei coniugi Johnson, come l’ennesima riprova del loro carattere ribelle ed oltranzista. Non era infatti stata facile la vita per i due, i quali nonostante la morte prematura dei genitori, avevano dovuto fare i conti con una città troppo piccola e meschina. Ma adesso si trovavano qui, sull’isola olandese di Texel, ed il bel sole del primo mattino era l’auspicio di quella che poteva essere un’ottima giornata di surf. Alla fine, anche papà Ralph e mamma Katherine, li avrebbero sicuramente guardati dall’alto. Indossata la muta, Aaron e Bryan, scesero la ripida scogliera, ed in pochi minuti si trovarono di fronte ad uno dei più maestosi mari nordici. Persino la spiaggia, abbracciata dal freddo inverno olandese, suscitava in loro una sensazione condivisa di pace e di benessere. La sabbia era fine in alcuni punti, e consistente in altri. Vi erano parti in cui, si stagliava quella che a prima vista sembrava una melma informe, disegnata da linee verdastre e riempita di un cupo giallo ocra. Di passo in passo, la sabbia sotto i piedi diventava corposa, ed ogni singolo granello inamovibile dalle suole. La camminata si faceva faticosa ed incostante, fintanto che non fu più possibile muoversi. Era increfibile, ma vero! Fermi! I due corpi immobilizzati a pochi metri dal mare e con le caviglie completamente immerse in una fanghiglia acquosa e sabbiosa. La terra umida ed appiccicosa sembrava una viscera sotterranea, che progressivamente si sarebbe impadronita di entrambi i corpi. Si trattava di una sabbia mobile, conosciuta dai frequentatori dell’isola olandese, ma non dai due giovani surfisti. Aaron, capì che poteva trattarsi di una sabbia mobile, ma sembrava una cosa talmente da fantascienza, che il solo pensiero avrebbe suscitato una sana ed ilare risata. Dopo alcune ore, in cui non erano riusciti a muovere un solo arto, si accorsero che oltre il busto, i loro corpi non sarebbero più scesi. Aaron, studente di biologia marina, tranquillizzò il fratello, spiegandogli che la sabbia mobile poteva inghiottire al massimo fino ad 1/3 o poco più i corpi. Vi era un’equivalenza, fra il peso dei corpi e la capacità delle sabbie di inghiottirli. Era quasi buio, e nessuno si era affacciato alla spiaggia. Il posto era troppo selvaggio e poco abitato e gli unici rumori che si sentivano erano i motori dei fuoristrada dei cacciatori, che mestamente rientravano verso il porticciolo. Ben presto iniziò a fare freddo, ma la cosa più inquietante era il costante innalzamento della marea. L’acqua del mare, fluttuava accompagnata da schiume bianche verso riva. Il riflusso arrivava fino alle sabbie mobili rendendole ancora più melmose, mentre gli animali notturni iniziarono ad uscire attirati da tutto ciò che si fermava inerme sulla battigia. Passo così, un’altra notte fredda, una delle tante, negli stanchi inverni dell’isola di Texel. Al mattino, un furgone Volkswagen era rivolto di fronte al mare, sulla poderosa scogliera. Il vecchio pescatore Dirk, si chiese se potesse essere stato abbandonato da qualcuno o se dentro vi fossero state delle persone. Dirk camminava con il cane e la sua canna da pesca, sulla desolata spiaggia, con il cielo ricoperto da una fresca foschia proveniente dal mare. Conoscendo bene la spiaggia, esaminò prima di piazzare la sedia, tutti i punti per evitare di incorrere nelle sabbie mobile tipiche dell’isola. Quel punto era però perfetto! Il vecchio Dirk, fu felice di averci messo così poco tempo ad individuare un punto ottimo per pescare e lontano dalle sabbie mobili. “E’ strana la terra” disse Dirk, “proprio qui, dove sono seduto io, fino a ieri ci dovevano essere delle sabbie mobili così forti…”. La giornata di pesca, fu memorabile.

Matteo Pieracci
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