Il mio ristorante in centro

Dario Fabbri

Il mio sogno è aprire un ristorante in centro.

Del mio ristorante in centro, è naturale, io sarò il capo. Totale controllo sulla cucina e sulla sala, sui camerieri e sui cuochi. Sarò io a decidere i menù: dovranno esserci una serie di piatti disponibili in ogni periodo dell’anno (tonno in scatola, cetriolini sott’olio ecc.) e altri piatti, magari più elaborati e leggermente più costosi, che cambiano di giorno in giorno secondo ciò che la natura può offrirci (e di sicuro la natura non ci può offrire cocomeri d’inverno, tanto per fare un esempio stupido).

Ma come capo della cucina non mi limiterò a dire la mia sui menù, sarò piuttosto una presenza costante tra i fornelli. L’anatra all’arancia è in dirittura d’arrivo e il capocuoco apre ogni tanto il forno per controllarne lo stato di cottura? State certi che quell’anatra non metterà piede fuori dalla cucina senza essersi prima sottoposta al mio esame. Ne massaggerei tutta la superficie, ecco cosa farei a quella bella anatrona grassa e tutta unta.

Passiamo al mio ruolo all’interno del contesto-sala. Mettiamo che la bella anatrazza all’arancia di prima abbia passato a pieni voti i miei controlli: posta sul proverbiale vassoio d’argento, il cameriere la sta quindi scarrozzando tra i tavoli. Io spio la scena da dietro uno di quegli specchi che da un lato riflettono e dall’altro ci puoi vedere attraverso.

Ci sono sempre nei film, quando la polizia sta interrogando uno degli scagnozzi del cattivo: il protagonista lo riempe di domande e gli altri poliziotti (che di solito sono il commissario scettico e ciccione e l’altro poliziotto amico del protagonista) tengono sotto controllo la situazione da dietro uno di questi specchi. La notizia che il cattivo ha rapito sua figlia ha infatti particolarmente innervosito il protagonista, che spaccherebbe volentieri la faccia a quello scemo di uno scagnozzo che si è fatto catturare.  E lo farebbe davvero, se non ci fossero i due dietro allo specchio che ogni tanto lo richiamano e gli dicono “Vacci piano, amico!”.

Mi sono sempre chiesto se la polizia, nella realtà, si serva veramente di quegli incredibili specchi. Comunque sia, nel mio ristorante ne farò sicuramente collocare uno tra sala e cucina. E io, comodamente seduto su di uno sgabello la cui presenza darà molto fastidio a quel rompiscatole del capocuoco, me ne servirei per spiare i miei clienti.

L’anatra intanto è arrivata a destinazione: se la spartirà una coppia (marito e moglie, immagino) seduta proprio a quel tavolino che ho fatto posizionare davanti allo specchio. Dieci minuti ed entro in scena. L’attesa mi snerva. Mi alzo dallo sgabello ed esco dalla cucina, al diavolo i dieci minuti. Mi precipito dai due signori, che visti da dietro lo specchio sembravano più giovani e carini. Metto una mano sopra la spalla del marito, come se fossimo vecchi amici. “Allora? Quest’anatra? Alla signora è piaciuta un bel po’, dico bene?”. Il marito mi fa notare che non hanno ancora iniziato a mangiarla. Mi scuso e torno al mio sgabello.

Il mio sogno è aprire un ristorante in centro, e scusate tanto se fremo dalla voglia di intrattenere i miei clienti e non riesco ad aspettare dieci minuti prima di farlo.

Dario Fabbri

Dario Fabbri

Agisco all'esterno dell'utero materno dal 28 agosto 1994. Mi considero un essere umano, ma prima di tutto una persona. Studio filosofia. Battibit mi permette di avere uno spazio in cui mettere tutte quelle storielline un po' matte che scrivo. Per sdebitarmi, gli devolvo il 5% netto della mia felicità annuale, che corrisponde a una grassa risata della durata di 10 min.
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