RHAMIEL

 

CAPITOLO 3

RHAMIEL

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“Non possiamo stare fermi qui a lungo,” disse Zamir. “Dobbiamo muoverci.”

“Ho il GPS innestato sottopelle,” lo avvertì Astrid.

“Lo so. Ce l’avevo anch’io. Ho fatto difettare il tuo, spero non ti dispiaccia.” Zamir le prese la mano perché non lo perdesse e cominciò a camminare nel buio.

“Che intendi con ‘difettare’?”

“Quando sarai in una qualsiasi Zona Rossa il tuo GPS trasmetterà la posizione di casa tua e le telecamere che ci sono nella tua stanza da letto invieranno un filmato di te che dormi.”

“In che senso Zona Ross…. Le telecamere che ci sono nella mia stanza da letto!?”

“Le Zone Rosse sono quelle riconducibili alla nostra operazione. Non sapevi che ci fossero telecamere?” Zamir rise incredulo. “Lavori per il KBA! Ti controllano mentre dormi, mentre pisci e mentre trombi. Non esistono diritti umani fondamentali, per loro, non l’hai capito? Vogliono mandare a morire mezzo mondo e schiavizzare l’altra metà! Ti scandalizzi che ti abbiano guardata scopare?”

Astrid tacque, smarrita di fronte alla sua veemenza, e contemporaneamente sempre più infuriata con il KBA, le guance le andavano a fuoco. Camminarono per qualche istante in silenzio. Poi Zamir esordì dicendo: “Scusami. Non volevo alzare la voce.”

“Non fa niente. Non sono stupida. Pensavo solo che per gli agenti fosse diverso, in base a ciò che mi hai spiegato.”

“Alcuni sono solo pedine,” spiegò Zamir. “Come te. Ma è colpa mia. Sono abituato a guardare le cose da un altro punto di vista. Non riesco molto bene a capire… non sono molto empatico. E sono aggressivo a volte, anche se cerco di controllarmi.” Sorrise. “Ma stai tranquilla, non siamo tutti così. Vedrai.”

“Perché? Dove mi porti?”

“A conoscere la squadra. Per primo conoscerai qualcuno che, vedrai, è tutto il contrario di me. Cerca di metterti in buona disposizione d’animo.”

“In che senso?”

“Se sei di cattivo umore, lui soffre.” Zamir premette un tasto nel buio. Si udì un suono, poi una voce. “Che cosa c’è, signore?”

Un angelo, per Giove. O il terrestre paragone!

Una porta blindata scorse su sé stessa, rivelando una luce tenue. Davanti a loro stava un ragazzetto magro coi capelli neri e la pelle pallidissima, anche lui in total black. Guardò Zamir, poi notò Astrid.

Entra Imogene.” Commentò. “Accomodati,” disse, e additò una branda in un angolo della stanza. Lei sedette.

“Che state dicendo?”

Cymbeline. Una stronzata di Zamir.”

“Veramente è di Shakespeare. Esaminala, ora.”

“Di Zamir che finge di leggere Shakespeare. Piacere, Rhamiel.” Rhamiel le tese le mano. Astrid la strinse. Rhamiel indugiò qualche istante con la mano sulla sua. “Sorpesa,” disse. “Dolore. Molto dolore. Smarrimento. Rabbia. E poi… interessante…”

“Che cosa?”

“Eccitazione. Bel tipino, la tua Imogene.”

“Possiamo fidarci?”

“Tesoro, permetti?” Rhamiel le sfiorò le tempie con le dita, poi di nuovo le mani. Infine le chiese: “Parla, per favore.”

“Di che cosa? Che cosa stai facendo?”

“Di qualunque cosa. Zamir.”

“Racconta a Rham chi sei.”

“Sono Astrid. Astrid Sol. Ho ventidue anni. Lavoro per il KBA. Voglio… cooperare con voi.”

“Perché?” Chiese Rhamiel.

“Perché mi hanno mentito.” Il mento di Astrid tremò. “E Iri è morto.” Improvvisamente, la realtà della morte di Iri le esplose nella testa, come un treno che deraglia, e scoppiò a piangere. Altrettanto improvvisamente Rhamiel gridò e si accasciò a terra, prendendosi la testa fra le mani ed emettendo dei versi come se stesse per vomitare. Poi iniziò a piangere anche lui. Tremava tutto per i singhiozzi.

“Zamir, figlio di puttana…. aaaaah!”

“Che ha?” Si allarmò Astrid. Rhamiel diventò bianco come uno straccio e iniziò a additare Zamir. “Sei un malato del cazzo!” Urlò. “Mi spaventi!”

“Sta empatizzando le tue emozioni. Cerca di calmarti, Astrid.”

“Mi porti una cazzo di stronza in piena fase della rabbia, sei un pezzo di merda!” Rhamiel ormai piangeva disperatamente. Aveva gli occhi sgranati come un pazzo. Strappò dalla branda una coperta, ci si involtolò dentro e rotolò fino a un angolo della stanza, accovacciandosi e dondolando, senza smettere di urlare.

“Astrid, pensa a qualcosa di sereno, a un bel ricordo, veloce!”

“Siete totalmente impazziti?” D’improvviso, Astrid ebbe paura. Dove cazzo era finita? Che cazzo di problema avevano quei due?

“Aaaaaargh!! Via! Via! Andate via!”

“Fa’ ciò che ti dico! Veloce!”

Astrid analizzò in fretta le proprie opzioni. Per uscire da quel buco blindato dove si trovava in compagnia di un pazzo urlante e di un ricercato, ce la poteva fare da sola. Ma per trovare l’uscita per la superficie aveva bisogno di Zamir… quindi doveva fidarsi di lui. Per forza. Cercò di focalizzarsi su un bel ricordo. Iri… no, niente che riguardasse Iri… la lettera di assunzione… no, niente sul KBA… Topeka. Una volta era stata in Texas, da una zia. C’erano grandi praterie… campi infiniti d’erba alta, alta quanto lei… lei era corsa in mezzo all’erba, il cielo era terso, rideva… c’era anche la nonna Claire. Si intenerì al ricordo della nonna che le sorrideva… e si accorse che il respiro di Rhamiel si era calmato. Ansimava leggermente, appoggiato al muro.

“Era un nonno. O una nonna. Vero?” Domandò Rhamiel, con un accenno di sorrise sulle labbra.

“Mia nonna Claire.” Rispose Astrid sbalordita. “Come hai fatto?”

“Zamir, io un giorno ti ucciderò.” Minacciò Rhamiel, ma ormai sorrideva. Si rialzò e porse di nuovo la mano ad Astrid. “Scusami per prima.”

“È pulita?” chiese Zamir.

“Puoi fidarti completamente. Bella scelta.”

Zamir sorrise. “Astrid, ecco a te Rhamiel, un angelo disceso in terra. La mia chiave per sapere di chi mi posso fidare. Ammira la divinità, ha gli anni di un ragazzo!

“Dovresti proprio piantarla con la storia di Shakespeare.”

“È un miracolo.” Disse Astrid, gli occhi sgranati.

“È genetica.” Sorrise Zamir. “Rhamiel, qui, è il frutto di un esperimento genetico del KBA. Le sue proprietà empatiche sono dieci volte superiori a quelle di un normale essere umano.”

“Già.” Rhamiel fece una specie di inchino e le sorrise. “Per servirla.” Concluse sarcastico. Poi indicò Zamir. “E capirai che questa testa di cazzo dovrebbe evitare di portarmi qualcuno alla seconda fase del lutto e in stato di shock. Percepisco i sentimenti delle persone. Diciamo che provo quello che provi tu, solo potenziato almeno del doppio.”

“Oh, Dio.” La cosa invece di chiarirsi diventava sempre più incredibile. “Ma come ci riesci?”

“Mi basta essere vicino a qualcuno. Se lo tocco o lo sento parlare, la cosa è potenziata. Prima ti ho toccata con intenzione, per scoprire se potevamo fidarci. Era un po’ difficile che non accadesse quello che è appena accaduto.”

“Dio mio. È pazzesco. Ti ha creato il KBA?”

“Sì, o meglio, la sua equipe di scienziati pazzi.”

“E come sei entrato nella squadra? Avevi scoperto del loro progetto? Hai tradito anche tu?”

Un’ombra passò sul viso di Rhamiel. “No.” Disse. “Sperimentavano sulla telepatia. Io sono empatico, non telepata. Ero un… esperimento fallito. Una specie di… abbozzo. Loro… hanno una… procedura standard, per gli esperimenti falliti.”

Astrid annuì piano. Si ricordava qual’era la procedura. La procedura di Chloe. Rhamiel fece un cenno verso Zamir. “Zamir mi ha… salvato la vita.”

“È terribile.” Sussurrò Astrid. “Ma tu… leggi nel pensiero. Hai visto che pensavo a mia nonna. È una cosa pazzesca. Hai un potere. Perché ti hanno considerato… fallito?”

Rhamiel la guardò. “Io non ho visto tua nonna. Ho interpretato il linguaggio del tuo corpo e le inflessioni della tua voce, e ho capito a cosa stavi pensando. Loro cercavano di creare un telepata. È una cosa diversa da un empatico. Io ho una controindicazione fondamentale, che per loro mi rende un prodotto di scarto.”

“E qual è?”

Rhamiel chinò la testa. “Provo emozioni.” Sussurrò.

Annick Emdin

Annick Emdin

Annick Emdin, nata a Pisa il 14 Dicembre 1991, è laureata in Discipline dello Spettacolo, drammaturga e regista teatrale (‘Matrioska’ -2011, ‘Bambole Usate’ 2012, 'Medea' 2014), autrice di racconti per la collana Demian (Il Foglio Letterario) e del romanzo ‘Lividi’ edito da Edizioni Anordest.
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Annick Emdin, nata a Pisa il 14 Dicembre 1991, è laureata in Discipline dello Spettacolo, drammaturga e regista teatrale (‘Matrioska’ -2011, ‘Bambole Usate’ 2012, 'Medea' 2014), autrice di racconti per la collana Demian (Il Foglio Letterario) e del romanzo ‘Lividi’ edito da Edizioni Anordest.

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