Reggio Calabria Horror Story (II): I Fichi d’India

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[continua da qui]

 

Zio Rino si era spatasciato sulla poltrona di pelle. Ogni volta che si muoveva leggermente, lo sfregare della sua pelle grinzosa con il tessuto produceva un suono equivoco.

Alle televisione, prima di mezzanotte, davano uno sketch del duo Fichi d’India. Lo Zio Rino rideva compiaciuto alle loro gag. E ogni tanto si muoveva sulla poltrona.

Vincenzo giocava sul tappeto della sala con il cugino Michele arrivato da Lucca.

“Che ridete? Lo zio ha scorreggiato, vabbuono?”. Disse Zio Rino cavalcando le risatine infantili dei cugini.

“Tichitì, Tichitì”. Ripetevano i Fichi d’India dalla Tv, come un mantra ebete. E l’uomo stava con un ghigno divertito, a bocca aperta a godersi la trasmissione di bassa lega.
Fichi d’India, questo nome risuonava nella sua testa, ogni volta che Pippo Franco lo annunciava in quella trasmissione comica.

“Figghioli” – Disse ai ragazzi che giocavano con una macchina radiocomandata, sparata contro il povero cane Briciola che dormiva – “Domani Zio vi porta alla fiumara”

“A fare?” Chiese Vincenzo.
“Nnamu a sparari ai Fichi d’India”.

L’indomani in effetti lo Zio chiese ai genitori di Vincenzo e Michele il permesso di portarli al mare. Li caricò sul suo furgone della Ford, quelli con due posti davanti, la rete e lo spazio di carico dietro.

“Volite inchinari d’arretu eh?” Ammiccò lo zio, facendoli salire nel retro.”A mamma e papà non glielo andate a dire che non siamo andati ammari, ah!?” Si raccomandò

I due ragazzini erano in effetti vestiti da mare. Vincenzo aveva un costume a mutanda e i sandali di plastica blu, un panino in una stagnola con la cotoletta. Michele, il toscano, una borsa con l’asciugamano, la crema solare protezione 50, un pacchetto di crackers, una bottiglia d’acqua, 5000 lire per il gelato, il cambio del costume e le raccomandazioni dei genitori a Zio Rino.

La macchina prese a salire sopra Reggio Calabria, verso i monti. Uscita “Spirito Santo” dell’Autostrada.
“Pirito Santo” Sottolineo infantile lo Zio. I ragazzi risero.

Arrivarono in una radura da cui si vedeva tutta la città, quel brulicare di case grigie e marroni non finite di costruire, con la gente che ci abita dentro, che discendono verso il mare. Faceva un caldo terribile.

“Meno mali che c’avete il costume”. Osservò Rino.

Fece scendere dal furgone i ragazzi e gli bagnò la testa con l’acqua presa dalla borsa del piccolo Michele. 42 gradi. Poi da un sacco nero estrasse una doppietta. Di tasca dei pallettoni e lo caricò.

Mise in mano il fucile a Vincenzo e disse a Michele: “Guarda come fa a tuo cuggino”.
Michele prese il fucile tra le braccia, lo Zio lo direzionò e sparò ad una Pianta di Fichi d’India, smembrandola. I frutti rotolarono a terra, Vincenzò subì il rinculo finendo con le spalle contro allo Zio dietro di lui.

“Bravo bravo a Zio. Michele raccogli la frutta”. Michele andò a raccogliere i Fichi d’India cercando di non pungersi e li mise in un cestello di vimini che lo Zio gli aveva dato.

“Ora tocca a te. Vieni accà.”

Michele imbracciò il fucile e sparò ad un’altra pianta. Lo zio lo aiutava a tenere l’arma per limitare il contraccolpo.

“Guarda Zio, guarda Zio!” Fece improvvisamente Vincenzo.

“Ah! Amaricchieddu gatto!”. Disse sganasciato lo Zio, eccitato come se fosse un loro coetaneo. Un gatto tigrato era spuntato in mezzo alle piante.

“Ora devi fare l’ometto Michele, ah!? Fai l’ometto a Zio”. E lo Zio, presa alla buona la mira, col fucile sempre in braccio a Michele, premette il grilletto al posto suo, sparando al gatto.

Vincenzo esultò, Michele rimase scioccato.

Lo Zio notò la situazione e disse: “Nnamu, che Zio vi compra un bel gelato, nnamu va”.

Salirono tutti sul furgone, stavolta tutti e tre davanti. Nel retro era caricato solo il fucile, un cesto di Fichi d’India. E nel sacco nero da dove era stato estratto il fucile, ci finì il gatto impallinato.Non se ne conosce il motivo e la destinazione.

[continua]

 

 

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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2 pensieri riguardo “Reggio Calabria Horror Story (II): I Fichi d’India

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