Reggio Calabria Horror Story (I)

reggio calabria catona

Il tappezziere stava seduto su una sedia di paglia in Via Botteghelle, fuori dal suo laboratorio. Canotta bianca e jeans logori, impataccati, zoccoli ai piedi.

Dall’altra parte della via un gruppetto di ragazzini aveva interrotto una partitella di calcio nel vicolo per dare inizio ad una rissa. Dalla finestra di un appartamento una canzone di Francesco Salvi.

“Mettilo sotto! Mettilo sotto!”. Vincenzo stava sopra a Rosario e mimava di incularlo tra le risa degli altri bimbetti.

Nino il tappezziere si alzò lentamente dalla sedia di paglia, un quarantenne trasandato con il negozio infestato dalle mosche, che si grattava la barba in continuazione. Guardò a destra, poi a sinistra. In via Botteghelle non passavano macchine. Attraversò.

“Figghioli, chissù sti frociate? Cosa vi ho imparato?”

Vincenzo smise di inculare Rosario

“Mi scippau u palluni” Si difese

“Feci bbonu. Se ti scippau u palluni è picchì si na fimmina Vincenzo”. Ghignò. “Nnamu alla tappezzeria. Vi faccio beriri na cosa”

Nino fece strada ai cinque ragazzini. Scostò la tenda all’ingresso della bottega. L’odore acre dei coloranti bruciava il naso ai giovani, ma ci si abituava subito. Nino salì in piedi su uno sgabello e prese una foto da uno scaffale alto su cui erano riposti disordinatamente degli attrezzi in disuso.

“Lo canuscite chisto?”

“No, chi è?” Disse Rosario

“E’ Lillo Catona. Rammentate?”

I ragazzi non avevano sentito mai quel nome

“Lillo Catona aveva un’officina giù ammari. Lavoratore era. Bello, forti. Come diverrete voi. Ma non si scantava di farsi beriri in strada con li altri masculi.”

“Ricchiuni! Come a ttia Vincè” Fece uno dei bambini

“Eh, un giorno, una mattina, poi accadde che un padre arraggiatu pe’ quello che aveva sentito del figlio andò da Lillo Catona all’officina. E cjedìri: <<C’è molta amicizia tra voi Lillo e mio figlio, me la volete spiegare un po’ meglio cortesemente, questa amicizia?>>.
E Lillo cortesemente spiegò come si intratteneva con il figlio suo.”

“Glielo impilava ‘nto culu” Lo interruppe un altro desideroso di didascalie esplicite.

“Allora l’uomo paziente chiese cortesemente si Lillo potesse finire di incontrare il figlio suo. Ma ciò non accadde. Allorchè una mattina, due uomini, due uomini masculi che lavoravano al porto vennero all’officina. E ci ficirono credere a Lillo che lo volevano succhiare la minchia. Lillo che era ricchiune tutto quanto non gli pareva vero e se li portò dietro.

Allora gli uomini che lavoravano per il padre del ragazzo ed erano molto rispettosi della sua famiglia presero a Lillo e lo riempirono di maschiate e gli cacciarono un asta su per il culo”

I bambini rimasero un po’ impressionati dall’immagine ma fieramente commentarono cose tipo: “Frocio di mmerda”

“Non va bene Vincenzo che ti fai finta di inculare a Rosario. Chi vede cosa pensa poi? Chi ce lo spiega che invece castighi le femmine? Eh?”

Vincenzo non sapeva che rispondere

“E tu Rosario, ti fai inculare come a Lillo Catona?”

“No Zio Nino, no”

“Bravo. Se vi inchianano i cazzi e volete mettere qualcuno sotto, fate a maschiate come gli uomini veri”. Chiuse solennemente il tappezziere.
Poi frugò in una scatola per tirarne fuori una videocassetta e una rivista.

“Questo avete a guardare. Queste avete a mettere sotto. Andate. Riportatemele tra una settimana, senza il latte delle pugnette sopra, mi raccomando”.

I ragazzi uscirono rinvigoriti dai consigli di Nino il Tappezziere. Vincenzo recuperò il pallone.

“Io vado a casa, stasera arriva mio cugino dalla Toscana, ci birimu domani”. Si infilò la videocassetta sotto la maglia mentre a Rosario era toccata la rivista.

In quel momento, dal portone in cui stava entrando, uscì lo Zio Rino con il cane Briciola. Lo Zio Rino, un sessantenne in pensione che per una vita ha lavorato ad una pompa di benzina. Campione provinciale di bocce. Vaga somiglianza con Paul Newman. Pluri fedifrago.

“Ragazzini! Che stiamo a fare? Andate a casa che è ora di cena. Chi non mangia sostanza poi non c’ha sostanza con le fimmine”.

“Dove vai Zio Rino?” Chiese Vincenzo.

“Vaju al circolo a vedere la Reggina”

“Ma non c’è il campionato d’estate”. Osservò Vincenzo

“E tu a Zia digli che sono andato a biriri la Reggina”

Nino il tappezziere stava tirando giù la serranda: “Severino, salve”

Lo Zio Rino fece un cenno col mento all’insù. “Sempre a stortiare la testa ai figghioli eh Nino?”

“Se non imparano a futtiri la vita, poi la vita se li futti tutti quanti”.

Rino girò l’angolo di Via Botteghelle col cane briciola, Nino se ne andò in direzione opposta in sella al Ciao.
Una macchina targata Lucca, con i bagagli legati sul tettuccio, in quel momento si fermò davanti al civico 58.

[continua qui]

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.

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