Recensioni dal Futuro: K-PAX

2001. Il primo personaggio ad apparire sullo schermo è un uomo di colore in una stazione che per mantenere la pensione d’invalidità, e racimolare qualche soldo per strada, finge di essere un reduce della guerra di Crimea. Anche se ha solo 22 anni. Per sfuggire agli agenti di Equitalia, è dotato di una sedia a rotelle con propulsione magnetica, ma questo non basta. Un fascio di luce lo acceca, per poi farlo assistere all’apparizione del killer di Seven di Kevin Spacey. L’uomo esclama: “Merda! Mi hanno trovato!” ma, notando la totale assenza di moduli per il pignoramento, e ricordandosi di non aver ricaricato i propulsori quella mattina, determina che l’uomo è innocuo, anche se ha ammazzato Gwyneth Paltrow. Avvicinandosi a lui, chiede se va tutto bene: “Sto cercando di capire su quale binario si trova il treno per Catanzaro Lido”, risponde Spacey. Quanto basta alla sicurezza della stazione per farlo internare in un manicomio di Manhatthan. Nel mentre, una donna viene rapinata, ma negli USA queste cose sono all’ordine del giorno: qualche poliziotto della NYPD penserà a trucidare il ladro con qualche colpo d’arma da fuoco.

Drugo nel mentre si è dato una ripulita: appena sente l’odore del White Russian ha un senso di nausea allucinante; si è sposato due volte; dal primo matrimonio ha avuto un tenero pargoletto che odia a morte ma gli paga gli studi universitari; si è laureato in psicologia, diventando un rinomato dottore che non è capace nemmeno di curare l’OCD di un suo paziente e si fa chiamare Mark Powell, probabilmente prendendo spunto da Homer Simpson. Affidano a lui il caso di Prot, come chiamano e si fa chiamare Kevin Spacey, anche perché Melu u figghiu du pruppu era illogico come nominativo per loro. Prot è un personaggio alquanto bizzarro: è resistente agli psicofarmaci, da un esame oculistico risulta che riesce a vedere gli ultravioletti, motivo per cui porta sempre gli occhiali da sole – “Ricordavo la luce del vostro pianeta un po’ più tenue, ma l’ultima volta che sono venuto qui mi trovavo a San Gineto” – e per di più, ha una passione smodata per la frutta; in particolare per le banane, tanto da mangiarle con la buccia. Se avete capito altro siete dei Mancini.

Ha inizio così il rapporto paziente-psicologo più divertente mai visto, talmente divertente che Freud stesso ha esclamato: “Cazzo, se sapevo che era così spassoso fare terapia sai quante me ne sarei trombate, di quelle isteriche di merda, invece di buttarle nelle vasche piene d’acqua ghiacciata?”.

La prima discussione fra Prot e Powell è di carattere linguistico: Prot mette alla prova il dottore cercando di fargli pronunciare A baca d’a cala d’a ciaccia, Cuddrurieddru e Ja ara matina cchi matina stamatina, con pessimi risultati. Powell è tuttavia convinto che non sia l’abitante di qualche landa sconosciuta della provincia di Cosenza, ma un alieno proveniente da K-PAX… No scusate, ho sbagliato… Powell è convinto che Prot sia solamente l’ennesimo paziente idiota che non riuscirà a guarire, solo che stavolta non brucia un’intera casa o è convinto che nei cibi ci sia ammoniaca: Prot afferma di venire da K-PAX, un pianeta che ruota attorno a un sistema binario vicino la costellazione della Lira (da questo momento in poi, ogni riferimento all’uscita dell’Italia dall’Eurozona è del tutto causale).

Sin da subito l’alieno instaura solidi legami di amicizia con gli altri pazienti della clinica: un uomo che cerca la pace interiore guardando dalla finestra un uccello azzurro, su indicazione di Prot stesso; un ex-militante del M5S che indossa perennemente guanti in lattice e mascherina per evitare di contrarre il Cancro Nero; una ragazza che decide di non parlare perché convinta di essere una Targaryen e una donna che aspetta, da anni, nella sua stanza di ricevere Rock Hudson per colazione. Inoltre, Prot comunica loro che quando tornerà sul suo pianeta – nel giorno del compleanno di Maria Grazia Cucinotta – porterà con sé uno di loro. Ciò causerà lo scompiglio nella struttura psichiatrica, ma il budget per fare un reboot in chiave fantascientifica-filosofica di Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo era sprecato per queste intenzioni.

Nel dottor Powell, il dubbio che Prot sia effettivamente un alieno si insinua sempre più nella sua mente: decide quindi di contattare suo cognato, Franco Piperno, per mettere alla prova le conoscenze di astrofisica del suo paziente. Con risultati eccezionali. Di fronte al corpo docenti dell’UNICAL, Prot non solo è in grado di spiegare le più basilari conoscenze della meccanica astronomica del moto orbitale del suo pianeta intorno a una stella binaria, innovando così uno studio rimasto fermo da anni, ma riesce a convincere l’intera comunità scientifica sul perché sia ottimale che il verso della carta igienica sia il più lontano possibile dal muro.

Dimenticavo il più spassoso tra i pazienti: un tizio dall’aria visibilmente malinconica, petomane seriale, che accusa chiunque gli passi davanti di puzzare di merda. Quando dialoga per la prima volta con Prot, egli dice “Sei l’unico che non puzza qui dentro” “Grazie, sul mio pianeta abbiamo imparato a scorreggiare al profumo di Millefoglie o Coccolino con la semplice forza muscolare dei nostri sedici ani”. Il petomane rimane basito.

Avendo instaurato un rapporto di amicizia con Prot, Mark decide di fargli festeggiare assieme alla sua disastrata famiglia il giorno dell’indipendenza, facendolo scortare dalla cugina grassa di Kathy Bates e dal nipote di Rey Misterio. Che non si sa mai. Subito Prot fa amicizia col cane, col quale riesce a comunicare tanto quanto con un essere umano, scoprendo che l’affinità è data da un cugino comune che abita a Giovinazzo. Riesce a catturare anche le simpatie dei figli del parentado di Powell, ma la tragedia testé arriva: uno dei ragazzini, aprendo l’idrante del giardino, fa scattare un trauma rimasto sepolto nella mente di Prot. “NO! L’ICE BUCKET CHALLENGE NO!” urla in preda al panico e cercando di mettere in salvo una delle figlie di Powell, che in realtà voleva solo giocare sull’altalena. Quando Prot si riprende dallo shock, sembra esser tornato alla sua bislacca normalità: “Ancora non avete mangiato la rosamarina pepata? Su una bruschetta e la maionese sotto è la morte sua!”.

Powell, che inizia a sentir odore di primo paziente in via di guarigione senza ricorrere alla lobotomia transorbitale, decide di tentare l’ipnosi regressiva. Quello che scoprirà durante le varie sedute lo lascerà senza parole.

“Allora dimmi, Prot. Dove ti trovi in questo momento?”
“Sono da un mio amico…”
“Sapresti dirmi come si chiama, questo tuo amico?”
“Col cazzo! Voi della DDR fate sempre i gentili e poi al primo segno di cedimento…”
“Va bene Prot, calmati. Fai un balzo avanti nel tempo: dove ti trovi ora?”
“Sono sempre a casa del mio amico…”
“Per fare prima, posso chiamarlo Gasparri?”
“Chiamalo come ti pare”

“Cosa state facendo in questo momento?”
“Stiamo legando le mani e i piedi di Moro per farlo entrare in macchina”
“COME SCUSA?”
“Giochiamo a tressette”

“Va bene Prot, ora inizio a contare da cinque a uno: cinque, inizi a riprendere controllo di te; quattro, senti di essere sempre più vigile; tre…”

Calabrisella miaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!

“… senti di essere ancora più vigile; due, ti stai svegliando…”
Eh Catanzaroooooooooo, Catanzaroooooo merdaaaaaaaaa!!!

“Uno! Ti senti fresco e riposato!”

“…”

“Come va, Prot?”

“Quando iniziamo?”
“Abbiamo già finito!”

“Questo è come dite voi terrestri: la pistola più veloce del West

“Sì, è stata quella la causa della nascita del mio primo figlio…”

Durante la foga dei cori da stadio a Prot cade una matita, su cui Powell – grazie all’aiuto sulla metropolitana del fratellastro di Casaleggio, esperto in complotti ed ex-segretario di C.G.B. Spender – noterà un numero di telefono di un mattatoio del New Mexico. La verità sulla vera identità di Prot inizia a essere più chiara.

Nonostante le pressioni da parte della clinica, che temono questo “Ritorno a casa” di Prot come un probabile attacco terroristico previsto per il 27 Luglio 2001 (sbagliando solo di qualche mese), Powell decide di partire per fare chiarezza una volta per tutte sulla vita precedente di Prot: siccome non mi va di spoilerare cose non affini al senso umoristico della recensione, andate sulla pagina di Wikipedia o vedetevi il film, stronzi!

Il giorno della partenza è ormai arrivato: i pazienti della clinica hanno organizzato una festa in onore di Prot e un contest di scrittura creativa per decidere chi dovrà seguirlo nel suo viaggio intergalattico. Dopo varie discussioni “Pensi solo a quei cazzo di malati e non alla tua famiglia” e “Se non fosse per la mia capacità a tenerli dentro quella clinica grazie al Prozac col cazzo che potevi permetterti il viaggio in Indonesia con le tue amiche”, Powell e la sua seconda moglie riallacciano il rapporto. Mark ora è deciso più che mai a riprendere i contatti con suo figlio e, per ringraziare Prot di questo arricchimento nella sua vita, brinda con lui ma Prot rifiuta: “Se non è Amaro Silano, non bevo niente”.

La partenza è prevista per le 5.51, e Powell – che vorrebbe rimanere sveglio per sorvegliare dalla telecamera la stanza di Prot – si addormenta come un sasso dopo aver amoreggiato, per due/tre fotogrammi, con la moglie presente in clinica: La pistola più veloce del West, dicevamo… Né alla cugina obesa della Bathes, né a nessuna guardia o infermiere presente nel reparto viene in mente di andarlo a svegliare mezz’ora prima se non limitarsi a fare uno squillo al telefono dell’ufficio alle 5.49. Poi ci chiediamo perché hanno perso la guerra in Vietnam. Powell, resosi conto dell’orario, inizia a correre verso la stanza di Prot e, inizialmente placcato dalla presunta amante del periodo etero di Hudson, nota che il simpatico calabralieno è scomparso… sotto il suo letto, in stato catatonico. Sembra essere ormai un guscio vuoto di quello che era solo poche ore prima della partenza.

Oltre alla voglia di vivere di Prot, anche un altro paziente è scomparso dalla clinica: la Targaryen che se apre bocca incendia tutto, dato che non si lava i denti dal 1978. Powell, oramai convinto che Prot fosse solo una qualche forma aliena di carattere spirituale, chiede a lui se sa qualcosa dell’evento in questione. Prot, con il sorriso ebete di un uomo in stato catatonico – come Andreotti a Pomeriggio Cinque – sembra sapere qualcosa. Ma il vero colpo di scena arriva alla fine del film: Powell, al secolo Jeffrey Lebowsky, non è altri che il padre di Jesse Pinkman, con il quale aveva litigato anni prima per via di una busta di hashish che era scomparsa chissà dove in casa.

Il film si conclude con un discorso toccante di Prot, che riflette sulla poetica nicciana dell’eterno ritorno: “Ricordati, Powell: la Calabria è rosso-blu”.

Davide Nudo

Davide Nudo è nato, vive e morirà.

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