Quinta danza macabra.

 

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*illustrazione di Ilya Shebunov 

Ti sei allacciata le scarpe

hai pronunciato le tue preghiere

rigida come un fantoccio

hai chiuso gli occhi

hai strisciato di soppiatto fino a un posto a sedere

ti sei persa nell’immensa folla

invidiavi un esibizionismo non tuo

poi ti sei gettata in pista

hai ballato da sola

ma trovavi dei muri invisibili

che hai saltato

sei stata ferma alla parete

hai atteso che gli altri se ne andassero per ballare

hai conquistato lo spazio

ti sei gettata a terra

gli altri possono entrare a vedere il tuo corpo

solo quello.

 

Il resto – gelosamente –

è nascosto

come un ballo in una stanza chiusa

dove l’anima si leva

e danza, scalza,

solo quando nessuno può vedere.

 

Lasciate, lasciate che trascinino il mio corpo

su e giù, lasciano cadere le tue gambe a terra

un uomo ti guarda da una poltrona.

Ride. Aspetta.

“Sono morta.” Vorresti comunicargli. Ma ti muovi,

seppure

in maniera inconsulta.

Sei già da un’altra parte.

Lui ti mima. Penserà che tu sia ancora qui?

Torni viva, per finta, per lui,

che ti mette i piedi addosso,

come se fossi un mobile – un tavolo –

poi ti tocca il ventre

e scompare dietro le quinte.

Decora il tuo corpo secondo la moda dei vivi

la loro logica insensata.

Ti muove come un manichino.

Perché non danzi, sei bella, così addobbata!

Su, seguimi, vestimi,

preparami per vivere.

 

Io l’ho fatto per te.

 

Ma se è un tango

è un tango di morte

se è un amore

è un amore sterile.

se ti vestirò

lo farò per dovere.

 

Se ballerò

ballerò da sola.

 

Puoi guardare da fuori,

soltanto,

non toccarmi.

Quando lo capirai,

allora mi amerai.

 

Altrimenti mi metterò ferma

stenderò le braccia

tu potrai girarmi intorno

senza capire.

 

Mi nasconderò dietro i miei libri,

seguimi,

toccami se hai il coraggio.

 

Dovrai usare una spada se non vuoi farti male.

Ma ti ferirò comunque

con le Parole.

Le Parole mi renderanno Regina.

Mi renderanno Immortale.

 

Ma se potrai leggere tra le righe

mi nasconderò ai tuoi piedi

e tu forse potrai comprendermi

comprendere l’agitazione

l’inquietudine mia

essere preso dalla stessa frenesia.

Non saremo soli.

 

Mi verrai accanto con imbarazzo timido

io ti scaccerò

tu non te ne andrai

stabilirò distanze

che non rispetterai

mi abbraccerai

vorrai entrare nel mio mondo,

e dal momento in cui vi entrerai,

sarà nostro.

 

Mi osserverai da una fessura

mi salverai dalla morte

nell’attimo tra due sillabe

con la distrazione del tuo viso.

Tu agirai, io reagirò.

Cornice folle della sorte

profumo antico

di verbena.

Seguendo te

-scordata la morte –

uscirò di scena.

Annick Emdin

Annick Emdin

Annick Emdin, nata a Pisa il 14 Dicembre 1991, è laureata in Discipline dello Spettacolo, drammaturga e regista teatrale (‘Matrioska’ -2011, ‘Bambole Usate’ 2012, 'Medea' 2014), autrice di racconti per la collana Demian (Il Foglio Letterario) e del romanzo ‘Lividi’ edito da Edizioni Anordest.
Annick Emdin

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Annick Emdin, nata a Pisa il 14 Dicembre 1991, è laureata in Discipline dello Spettacolo, drammaturga e regista teatrale (‘Matrioska’ -2011, ‘Bambole Usate’ 2012, 'Medea' 2014), autrice di racconti per la collana Demian (Il Foglio Letterario) e del romanzo ‘Lividi’ edito da Edizioni Anordest.

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