Quando passi accanto a quello con la marmittona che ha bloccato tutto, offendilo

Volevo sostituire il tubo di scappamento della mia auto perché l’ordinarietà di quello che avevo prima, così piccolo e annerito, mi faceva quasi vergognare.

Così andai dal meccanico e gli dissi che ne esigevo uno più grosso, che fosse almeno due volte più largo dei tubi di scappamento normali, e che lo volevo tutto nero, metallizzato e che quando accelerassi facesse un rumore basso e potente, un rombo fragoroso e duro. Il meccanico si mise al lavoro; quando finì, prima di salutarmi, mi disse che da quel momento in avanti qualsiasi errore che avessi commesso al volante mi sarebbe costato caro. Notando un velo di perplessità correre sul mio volto, mi fece questo esempio.

“Immaginati fermo al semaforo: davanti a te la luce rossa dello stop, dietro di te una colonna di automobilisti che maledicono quel semaforo rosso e che scalpitano per tornare a casa. È il semaforo rosso più lungo e il semaforo verde più breve della rete stradale regionale, e tu sei il primo della fila. Vedi spegnersi il rosso e accendersi il giallo: nel giro di un secondo potrai ripartire. Arriva il verde e fai per sfuggire alle grinfie di quel semaforo infernale, ma la troppa emozione ti fa tremare le gambe, che tentennano sui pedali. Lesto si verifica l’errore. Il motore della tua macchina annaspa e si spegne. In un istante, decine di clacson strombazzano al tuo indirizzo, qualcuno ti urla che prima di mettere quella marmittona era meglio se imparavi a guidare come si deve. Adesso immaginati tutta questa scena, ma con al posto della marmittona il tuo vecchio tubo di scappamento: probabilmente non ci sarebbe nessun clacson strombazzante, piuttosto qualche parolina di conforto del tipo ‘è solo un ragazzo, guarda che macchina scassata che ha, non mi meraviglio che quel rottame possa fare capricci del genere’. Ogni errore costerà caro. Mi auguro che tu abbia compreso il senso della parabola”.

Io dissi che lo avevo compreso, poi ringraziai, pagai e me ne andai.

Qualche tempo dopo, mi ritrovai in coda a un semaforo. Ero il primo della fila: partivo io e partivano tutti. La marmittona mi stava dando grandi soddisfazioni: le sue dimensioni e il suo ruggito mi facevano sentire il re della strada. Distratto da questi pensieri, non mi accorsi che il verde era scattato. Sentii il clacson della macchina alle mie spalle suonare, e capii che tutti stavano aspettando che partissi. La frenesia del momento mi impedì di coordinare i movimenti dei piedi sui pedali come si deve: la mia auto annaspò e si spense. Mentre cercavo di rimettere in moto tutto quanto, vidi che le altre automobili avevano iniziato a superarmi, aggirandomi come si fa con una cacca di cane su un marciapiede. Ogni automobilista, sfrecciandomi accanto, rallentava, abbassava il finestrino e mi ricopriva di insulti, molti dei quali legati al fatto che nonostante la marmittona fiammante ero un pessimo guidatore, e probabilmente (o come conseguenza di ciò) anche una “testa di cazzo”. Il loro era un atteggiamento quasi religioso, e “Quando passi accanto a quello con la marmittona che ha bloccato tutto, offendilo” sembrava essere l’unico comandamento al quale avevano l’obbligo di attenersi.

Tra i vari praticanti di questo discutibile culto notai il meccanico che aveva applicato la marmitta nuova sulla mia macchina. Lui non mi disse niente, neanche un’ingiuria minore. Si limitò a scuotere la testa, deluso.

Dario Fabbri

Dario Fabbri

Agisco all'esterno dell'utero materno dal 28 agosto 1994. Mi considero un essere umano, ma prima di tutto una persona. Studio filosofia. Battibit mi permette di avere uno spazio in cui mettere tutte quelle storielline un po' matte che scrivo. Per sdebitarmi, gli devolvo il 5% netto della mia felicità annuale, che corrisponde a una grassa risata della durata di 10 min.
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