Pisa, cosa ti hanno fatto?

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Immaginate una città senza i suoi padroni. Senza coloro che l’hanno usata come merce di scambio per affari personali: assegnazione di cariche e appalti ad amici e parenti, società controllate del comune col cda imbottito di uomini di partito e vecchie volpi cittadine. Persone che non hanno mai lavorato un giorno, ma che un giorno hanno capito che la politica è un lavoro.

Immaginate, ad esempio, un città senza la triplice alleanza che è contemporaneamente un propulsore ed un comitato d’affari: il partito (minuscolo), l’Università e l’Ospedale. E aggiungeteci l’Aeroporto.

E pensate cosa sarebbe una politica davvero plurale e inclusiva e non il laccio emostatico del PD, cosa rappresenterebbe avere un’Università degna dell’elite culturale del ‘900, che non sia solo un laureificio il cui unico scopo è fare immatricolazioni. Un aeroporto che sia difeso da logiche negoziali e possa proseguire il suo ruolo di porta per il mondo, d’ingresso e partenza da e per una delle città storiche più importanti del mondo: la nostra città. Un aeroporto che non sia minacciato dall’avanzare di una base militare inutile e pericolosa, che serve solo a rifornire di morte i nostri inutili alleati americani che sottraggono un’area naturale bellissima come la pineta di Camp Darby alla possibilità di essere visitata e goduta da tutti noi, seppellendoci le loro fottute armi nucleari.

Di avere una foce del nostro fiume a Marina, restituita per quanto ormai possibile alla natura e non a quell’obbrobrio costato anni di lavoro e speculazioni finanziarie destinato a creare un porto per yacht che non arriveranno mai, devastando una delle due sponde su cui si affaccia, per dire, la Pineta di S.Rossore.

Guardate il litorale, Tirrenia che perde pezzi di pineta ogni anno. Quando non è un parassita africano a mangiarsela (ed è molto conveniente per gli investitori che se la mangi tutta) sono gli speculatori, i parchi giochi sorti dal nulla. Mentre gli stabilimenti vivacchiano e le spiagge libere scompaiono lasciando migliaia di cittadini ammassati in un fazzoletto di sabbia, se non vogliono pagare un posto in tribuna numerata in qualche Bagno dal nome improbabile.

Uscite a piedi, in bici. Guardatevi attorno e cercate di ricordare com’era la nostra città appena 10 o 20 anni fa. E se non c’eravate cercate qualche vecchia foto.

Pisa ha subito uno stupro organizzato e sta perdendo lentamente molti pezzi della sua storia. Aggrappata alle sue tradizioni, dal Gioco del ponte a S.Ranieri, feticci di uno spirito che si sgretola. Persino lì gli uomini che l’amministrano hanno degradato la qualità delle nostre tradizioni prostituendo al pecoreccio e al grossolano questi eventi, che diventano non una celebrazione della città, ma una celebrazione della sua oligarchia.

Pisa, regina della speculazione. Prima di tutto edilizia. Paradiso dei Bulgarella, già denunciato da una puntata di Report. Speculatori che ottengono permessi di costruzione ovunque, passando poi la mano. Loro o altri costruttori, non se ne abbiano, ma dovranno rispondere degli scempi condotti ad esempio all’Isola Verde. Un nome profetico!

Cosa c’è di verde all’isola verde? Niente.

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Le due torri, ecomostro non finito di costruire, ed un condominio iper tecnologico. Sembra Scampia. E davanti, il PD, all’ultima tornata elettorale per il sindaco promise di costruire finalmente il Parco, accanto alla pubblica assistenza, chiesto dai comitati di cittadini. L’avete visto voi?

Ma non solo i privati si affannano a costruire ottenendo con sorprendente facilità le licenze dall’amministrazione connivente, che sacrifica le periferie come Isola Verde o Cep per le quali non ha alcun rispetto.

Ci si mette anche l’Università: guardate la casa studente proprio all’Isola Verde, aperta un anno o due nel 2005 salvo poi chiudere per mancanza di condizioni di sicurezza e abitabilità base. Il relitto di quei palazzoni rossastri è ben visibile dietro il Cinema, andate a vederlo.

Come si può costruire un mostro edilizio del genere per poi farlo chiudere, quando gli studenti fuori sede faticano a trovare un affitto a prezzi decenti?

L’Università non ha perso tempo e ha ottenuto altri permessi: ha costruito alloggi ai Praticelli e in Via Rosellini, tenendo gli studenti ben lontani dal centro.

praticelli

Il Centro, questo luogo blindato, di proprietà della SEPI. Delimitato da varchi ZTL, coi suoi lungarni che ci fanno porre la domanda: ma chi ci abita sui lungarni? Nessuno, o pochi. Ma è così per i tantissimi appartamenti pisani, tenuti sfitti dai pochi proprietari che concentrano gli immobili in poche mani, per tenere alti i prezzi della speculazione affitti che strangola gli studenti e le famiglie, che scappano ormai verso Navacchio e Cascina.

Il Centro, dove tutti devono stare zitti dopo le 23, non bere dopo le 22, cenare entro le 21, prendere l’ultimo autobus entro le 20, fare acquisti entro le 19. La borghesia pisana è molto compiaciuta dello status quo e impone queste regole diligentemente applicate dall cricca che ci governa, aizzando l’emergenza sicurezza. Facendole subire a chi vive la città.

Si mette una volante dei carabinieri inerme a due metri da dieci spacciatori in Vettovaglie ed ecco fatta la sicurezza. Perché se non c’è una vera emergenza sicurezza, c’è di sicuro un problema di malaffare trasversale, di marcio interiorizzato. Tra spaccio fuori e dentro i locali della “movida” (scusate la parola inappropriata), proliferare di kebabbari che hanno raggiunto una densità di 20 per metro quadro, risse indiscriminanate e orde di studenti fuori sede che non dimostrano esattamente di amare e rispettare il posto in cui vivono coprendolo di cocci di vetro e piscio ogni maledetta notte del weekend.

E le nostre bellezze?

La Torre è un attraversamento di turisti da e per Firenze. Le nostre chicche meno mainstream sono state tutte violentate. Chi è quel genio che ha costruito l’SMS accanto alla Chiesa di S.Michele sulle Piagge? Per carità, utile, ma architettonicamente ha violentato una chiesa romanica.

Che fine ha fatto il complesso dei Frati Bigi, un convento ottocentesco che ospitava tra gli altri una scuola, un asilo e la scuola musicale Bonamici, frettolosamente cacciata?

Demolito, si è salvato solo il loggiato laterale. Cosa ci faranno? Un centro commerciale, l’ennesimo in una zona che conta già Coop, Carrefour, Pam, Esselunga, Mediaworld. A rischio anche la zona verde, la mini pineta, l’area giochi e per i cani, destinate al parcheggio.

La Chiesa di S.Paolo a Ripa d’Arno, vicino Portammare invece non ha goduto di alcuna liquidità o finanziamento di questi amici in affari col Comune. Lasciata a morire, a sprofondare nel terreno, con i suoi – scusate – oltre 1000 anni di storia

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E mentre qualche fortunato esperimento come il Palazzo Blu viene tirato su, il museo S.Matteo tace e gli studenti d’arte allontanati, nessuno ha notizie della Cittadella e il parco a parte il Metarock giace inutilizzato.

Piazza Vittorio Emanuele è diventata una spianata ogni tanto addobbata – e meno male – di due bancarelle o della pista di pattinaggio per non lasciarla allo squallore cementizio che piace tanto al comune. Keith Haring è giusto lì dietro, senza neanche un cartello.

A due passi quel ganglio di Sesta Porta, complesso speculativo che il comune ha dovuto costruire per forza dimostrando la sua flessibilità negoziale con gli ex occupanti di Rebeldìa, poi esuli per la città fino ai giorni nostri, ancora senza una casa.

Senza una casa come le famiglie meno abbienti, quelli che hanno ISEE davvero basso. In balia degli alloggi APES, sempre meno e sicuramente gli unici a non essere costruiti con la rapidità dei nuovi ecomostri cittadini. I pisani veri, quelli che vestono di neroazzurro e che hanno l’Arena nel cuore e chi è diventato pisano, accolto da quella che è e deve rimanere una città aperta, cosa hanno da Pisa?

Pisa se continua così può tranquillamente chiudere i suoi vanti: università, aeroporto e ospedale. A che servirebbero eccellenze, se non sono una porta per il resto d’Italia e del mondo?

Ce ne sono tante di cose che mi mancano di Pisa, di quando da piccolo andavo a pescare le rane negli stagni di Pisanova, vicino casa mia. E credetemi, da ragazzo di periferia non mi rendevo conto di quanto quella brutta periferia fosse meglio di questa brutta Pisa di oggi. Ma forse c’è una cosa che mi manca di più, in questo terribile avanzare del cemento e della spietatezza politica, ben più pericolosa di Vettovaglie. Sono le centinaia d’alberi che mi facevano ombra d’estate e che le ruspe si sono portate via.

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.

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