Dai profughi al Venezuela, come e perché il petrolio ha peggiorato il mondo

La guerra dei media privati occidentali al Venezuela a cui stiamo assistendo in questi mesi si può comprendere se riusciamo a mettere in relazione i fatti storici degli ultimi 10 anni. Esiste infatti una regia di destabilizzazione di alcune regioni chiave del mondo che influenzano il prezzo del greggio, controllo dell’andamento dei mercati attraverso una manipolazione criminale delle borse aizzata dalle agenzie di rating, laboratori di sovversione della democrazia e standardizzazione del romanzo mediatico per vendere all’opionione pubblica europea ed americana la storia di una minaccia alle libertà di chiunque non collabori ad un mondo unipolare governato dagli USA.

Vediamo per punti come in questi anni si è snodata questa strategia:

In piena guerra al terrorismo qualcosa inizia a cambiare nel commercio internazionale del Petrolio, siamo a metà degli anni 2000.

Marzo 2007: Secondo il Financial Times i giganti petroliferi mondiali del momento sono:

La Saudi Aramco, compagnia Saudita.
JSC Gazprom, russa.
China National Petroleum Corporation
National Iranian Oil Company
Petroleos de Venezuela SA
Petrobras, del Brasile
Petronas, della Malesia.

Le prime due sono compagnie private, le altre 5 statali.

Da sole queste compagnie producono il 40% di tutti i barili mondiali

Gennaio 2008. Il prezzo del petrolio raggiunge il suo massimo storico di sempre, 140 dollari a barile.

Novembre 2008. Obama viene eletto presidente.

Il Presidente Correa scortato con maschera antigas durante il tentato colpo di stato in Ecuador del 2010

Settembre 2010. Un colpo di stato tenta di rovesciare il governo di sinistra dell’Ecuador, paese produttore di petrolio e membro del cartello Opec con la sua compagnia statale. Fallisce.

Dicembre 2010. Le “Primavere Arabe”, appoggiate dall’Occidente e caldeggiate da Hillary Clinton, stravolgono la vita politica di molti dei paesi produttori di petrolio dell’Opec: Libia, Algeria, Arabia Saudita, Iraq, Iran.

Mubarak e altri capi di stato vengono destituiti, Gheddafi ucciso.

In Libia e Siria le conseguenze di questi tumulti diventano endemici, scatenando una guerra civile etnica e religiosa che dura fino ad oggi ed un esodo di profughi.

Gennaio 2011. In Brasile la sinistra vince ancora le elezioni, a Lula succede Dilma Rousseff che conferma la politica di finanziamento dei programmi sociali attraverso i proventi della compagnia statale Petrobras.

Aprile 2012. Il governo di sinistra argentino guidato da Christina Kirchner nazionalizza i giacimenti petroliferi espropiandoli alla compagnia spagnola Repsol. Gli USA annunciano ritorsioni economiche.

Ottobre 2012. Nonostante la malattia improvvisa Hugo Chavez vince ancora le elezioni in Venezuela, paese socialista e sesto paese al mondo per produzione petrolifera.

Gennaio 2013. L’ISIS, sunnita e ostile all’Iran, prende il controllo di vaste aree della Siria e dell’Iraq occidentale. L’Occidente non si oppone, neanche la Turchia e l’Arabia Saudita vedendo un’opportunità di indebolire l’Iran.

2013. Esplode la guerra civile etnica anche in Nigeria, altro grande paese produttore di petrolio. Boko Haram guadagna fama internazionale occupando la parte nord orientale, sequestrando 276 studentesse e alleandosi con l’ISIS.

Marzo 2014. L’Unione Europea impone sanzioni economiche alla Russia sopratutto nel settore energetico. La Gazprom (tra i primi produttori mondiali) e altri produttori di gas e petrolio vengono penalizzati nell’esportazione di greggio verso i consumatori occidentali.
Così facendo l’Europa rinuncia ad una fetta degli approvigionamenti energetici più vantaggiosi rivolgendosi maggiormente ad Arabia Saudita e USA.

2014. Crisi inflazionistica in Venezuela a un anno dalla morte di Chavez. Fuga all’estero di capitali in dollari da parte degli investitori stranieri. Crisi alimentare nel paese, inizia l’offensiva della destra filo americana per tornare al governo. La stessa che ordì il colpo di stato del 2002.

Dicembre 2014. Inflazione alle stelle in Malesia, altro paese Opec che entra in pesante crisi finaziaria perdendo posizioni nelle esportazioni petrolifere.

Gennaio 2015. Gli Stati Uniti, dopo aver colpito la stabilità di tutti i paesi produttori di petrolio, per la prima volta nella loro storia recente decidono di esportare una quota della loro produzione interna.
Immettendo sul mercato la loro produzione, nella fetta di mercato lasciata libera dai paesi OPEC in crisi economica e politica, aumentano l’offerta sul mercato mondiale facendo crollare il prezzo del petrolio. Questa mossa è il colpo di grazia alle economie di molti paesi rivali

Gennaio 2016. Tutti i maggiori paesi produttori di petrolio dell’OPEC, non allineati ai produttori occidentali, sono coinvolti da crisi politiche ed economiche o da sanzioni commerciali.

In questo momento il prezzo del petrolio ritorna agli stessi livelli di Gennaio 2003, ovvero a poco prima della seconda invasione dell’Iraq da parte degli USA scendendo dai 140 dollari del 2008 ai 40 dollari al barile.


source: tradingeconomics.com

2016. L’Arabia Saudita, capofila dell’OPEC stringe accordi con gli Stati Uniti per concordare la produzione e mantenere stabili i nuovi prezzi del petrolio funzionali agli interessi occidentali.

2016.
I nuovi giganti petroliferi sono:

Russia
Arabia Saudita
USA
Iraq
Cina
Iran
Canada

Dai primi 7 esportatori sono spariti Venezuela, Malesia, Brasile mentre sono entrati gli Stati Uniti. Venezuela e Brasile sono attraversati da una pesante crisi istituzionale con il tentativo golpista in Venezuela di destituire Maduro e il golpe che ha portato all’impeachment di Dilma Rousseff e l’ascesa al potere del neoliberista Temer, gradito agli USA.

Le prime 4 potenze petrolifere sono adesso:
BP, Chevron, ExxonMobil e Royal Dutch Shell ovvero 2 britanniche e 2 americane.

 


Bibliografia:

http://www.consilium.europa.eu/it/policies/sanctions/ukraine-crisis/

The Seven Sisters: The Great Oil Companies and the World

They Shaped – Anthony Sampson (2009)

“The new Seven Sisters: oil and gas giants dwarf western rivals” – Financial Times, 12 marzo 2007

“The Four Horsemen Behind America’s Oil Wars” – Global Research, 23 aprile 2017.

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.

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