Nicolas Cage e Meg Ryan scopano davanti al camino

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Nicolas Cage e Meg Ryan scopano davanti al camino
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Tutto molto patinato, devo dire.
Talvolta, a cadenza tendenzialmente bimestrale, in me fa capolino qualcosa che non riesco a dominare, un’emotività difficile da tenere a freno, che si coagula attorno al pensiero del momento. E allora, per contrappasso, scelgo l’alienazione, o meglio, è l’alienazione a scegliere me. Mi impone dei gesti, dei riti minimali a calmare i nervi.
Stasera, ad esempio, le tende tirate, le lenzuola nere, ridendo, ha fatto l’appello delle dita dei piedi: erano ancora tutte al loro posto.
Ma stavolta proprio non riuscivo a trovare delle pecore contabili, o qualcosa di meglio di un gregge con diploma in ragioneria su cui fantasticare. Allora, con gesto ancora ansioso, ho acceso la tivù: ed eccoli, Nicolas Cage e Meg Ryan, a ridere di noi, di me di te, che siamo il mio pensiero di oggi.
Un clichè, mi dirai, l’hai fatto apposta, birichina.
Esiste forse una coppia più equilibrata, più gradevole, più ordinaria di Nic e Meg? Ma lo sai, no, non sono premeditata quasi mai, sono solo molto sensibile all’ironia del caso. Così, il sopracciglio destro incurvato sull’onda della perplessità, ho accettato la loro sfida.

Scopano. Dev’essere la svolta della trama, sì, il turning point.
Schiene incurvate nella grazia flessibile di un’indicazione registica da soft porn, pelle al miele d’acacia, sorriso malizioso ma dolce lei, forte ma tenero lui.

Nicolas Cage non è bello, perché le signorine in mondovisione non si facciano un’idea sbagliata, surreale della media maschile. Insomma, partano un po’ col freno a mano tirato. Qualche pelo qua e là, non troppi capelli, stazza average e tutte le dotazioni di un modello base di fascia media: clima, servosterzo, radio (di serie magari, ma in una station wagon, ecco – che è più terra terra e anche più comoda, se si vuol metter, metti caso, su famiglia).
Meg Ryan è incredibilmente graziosa col suo capello scalato biondo, e quel sorriso bianchissimo di un potrei-ma-non-voglio ammiccante ma lungi da noi volgare, proprio come si addice alla ragazza della porta accanto, che una volta sposata ti aspetti sul divano in grembiule e lingerie, con il titolo di studio appeso sopra il tavolo da pranzo, al posto di un cristo in compensato o del pedigree del cucciolo di casa.
L’inquadratura, che non osa al di sotto della vita, è intelligentemente strategica, non c’è che dire: intuiamo, noi spettatori, che l’amplesso c’è. Ma non dal gesto, no, piuttosto dal riflesso dai toni caldi che abbraccia la scena, dall’atmosfera, dalla suggestione.
Non c’è spazio per lo scomodo realismo dell’intersezione fisica uomo-donna e per qualche legittimo interrogativo sui rispettivi posizionamenti, ad esempio: incastri degni del miglior giocatore di Tetris? Oppure qualche grande classico dell’accoppiamento dell’homo sapiens sapiens?
Forse, lo sceneggiatore non ci ha nemmeno pensato, si è risparmiato in partenza, proiettato già nel confine marmoreo del mezzobusto dei nostri eroi, che potrebbero anche essere centauri, magiche creature cavalline dall’ombelico in giù.
E sarebbe anche un bel colpo di scena in cui sperare, a dirla tutta, se non fosse che è davvero impossibile ignorare che sono proprio loro, così tanto Meg Ryan e Nicolas Cage, di professione esseri umani medi.

Fluttuano appiattiti sullo schermo e mi strizzano l’occhio, impercettibilmente.
-Ma, andiamo, ragazzi – dico io – lo sapete bene, lo so bene anch’io ormai: una normalità di presunti orgasmi cassati in improvvise dissolvenze, di frasi d’amore a stuccare le solitudini, non è proprio pane per i miei denti –
Eppure loro rimangono lì, appesi proprio come il Cristo in compensato, a vagheggiare il compromesso giusto tra nutrimento e gusto, la simbiosi democratica tra soddisfazione fisica e appagamento emotivo, secondo i benevoli consigli di qualche sessuologa sensibile e indubitabilmente laica.

Mi giro su un fianco e socchiudo gli occhi, sorniona. Per un attimo vedo anche io una vita di colazioni in veranda, tre figli, un bel lavoro, lui che è un padre severo ma amorevole, io che sono una donna moglie amante lavoratrice madre libera di essere impeccabile, libera di essere soddisfatta di me proprio perché impeccabile. Vedo i pranzi in famiglia, le lenzuola stirate, i dolci fatti in casa. Vedo lui che mi aspetta, libero e responsabile, io che mi dedico, spontanea e devota. E il tutto, suggestivamente, profuma di pane appena sfornato.
Poco a poco, quasi quasi abbandono persino il sarcasmo: lo lascio indietro, a non dormire insieme ai letti scomodi, alle birre del discount, al freddo dell’aria notturna, alla schizofrenia di un contatto da autoscontro, tra distanze siderali e collisioni catastrofiche. Lascio indietro l’eccitazione del momento, perché un rapporto, si sa, non viene da sé, va costruito con pazienza, comprensione e abnegazione: tutte qualità che per mia fortuna possiedo. Allora basterebbe usarle, sì. Basterebbe dimenticare la scintilla, passare sopra alla noia, osteggiare l’imprevisto. Basterebbe..

Nicolas Cage e Meg Ryan scopavano. Adesso, come di rimbalzo, da un altro universo, arrivano al mio orecchio poche sintetiche battute ovattate.
Meg Ryan è morta. Nicolas Cage piange.
Forse anche a questo giro hanno vinto i letti scomodi, o forse nemmeno Nic e Meg ci credono poi veramente in questa loro, tanto ostentata, mediocrità dorata.

 

Elisa Orsi

Elisa Orsi

Nata agli sgoccioli del mese di ottobre, preferisce ricordare il giorno del suo genetliaco per l'uscita di Never Mind The Bollocks, tralasciando spiacevoli marce su latine capitali. Amante degli accostamenti audaci è un pendolo irrequieto che oscilla secondo traiettorie improbabili, intersezioni inaspettate tra la poesia medievale e la cultura underground, tra storie dell'arte canonica e storie di vite qualunque. Non abbassa (quasi) mai la guardia: nel tempo diurno si occupa di letteratura italiana, di ascolto compulsivo di musica gravitante attorno all'universo punk rock, di epigrafi frenetiche su taccuini rossi; ha lavorato in radio, ha scritto per settimanali culturali, web zine e si è occupata dell'organizzazione di eventi letterari e musicali. Nel tempo notturno la potrete trovare nei peggiori bar a discutere di un disco o di un libro che l'ha fatta restare sveglia, anche stanotte.
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Nata agli sgoccioli del mese di ottobre, preferisce ricordare il giorno del suo genetliaco per l'uscita di Never Mind The Bollocks, tralasciando spiacevoli marce su latine capitali. Amante degli accostamenti audaci è un pendolo irrequieto che oscilla secondo traiettorie improbabili, intersezioni inaspettate tra la poesia medievale e la cultura underground, tra storie dell'arte canonica e storie di vite qualunque. Non abbassa (quasi) mai la guardia: nel tempo diurno si occupa di letteratura italiana, di ascolto compulsivo di musica gravitante attorno all'universo punk rock, di epigrafi frenetiche su taccuini rossi; ha lavorato in radio, ha scritto per settimanali culturali, web zine e si è occupata dell'organizzazione di eventi letterari e musicali. Nel tempo notturno la potrete trovare nei peggiori bar a discutere di un disco o di un libro che l'ha fatta restare sveglia, anche stanotte.

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