Nerdologia dei Giochi da Tavolo

Prima di avere l’idea di sviluppare in proprio giochi da tavolo e videogames con il progetto NOLB, ho passato un’intera fottuta infanzia, adolescenza e età della ragione a fare la cavia per ogni genere di stramberia..

pirataok
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nella botte è al sicuro
Schizza come un siluro
se gli buchi il popò »

Nei tardi anni ’80 proliferavano con sorprendente rottura degli schemi giocatore maschio/femmina, i giochi da tavolo.
La cosa più bimbominkia che mi sia stata regalata, credo fosse la Befana del 1989, fu il Pirata Popò.

Quattro giocatori, a turno infilzavano il pirata dentro alla botte alla ricerca del suo sedere: vince chi fa schizzare fuori l’omino bendato.

Peccato che anche all’astuzia di un cinquenne non sfuggiva il fatto che il buco con la molla era sempre lo stesso. Dopo un paio di partite con gli altri mocciosi era subito sbadiglio.

 Ogni Natale, compleanno o rottura di coglioni sistematica e puntuale di “Babbo me lo compri”, se non era una cartuccia del NES era l’ambito gioco da tavolo del momento.

Come molti, a dieci anni e senza sapere perchè (sopratutto senza saperci giocare), volevo fortissimamente il Risiko.

Solo che per qualche oscura ragione mi venne regalato il FutuRisiko. Che se a 10 anni giocare al Risiko non è immediato, neanche a 45 è comprensibile padroneggiare le regole del misterioso e ingiocabile Futurisiko, con le sue carte produzione, gli aerei e le navi.

bello eh? no.
bello eh? no.

Tutto quello che ricordo del Futurisiko è che non capendo il gioco mi divertivo a giocare con carrarmati, navi e arei sul tappeto di camera, immaginando la terza guerra mondiale. Contro gli ideatori del gioco. Archiviate le velleità di conquista (e ignorando il sopracciglio alzato di mio padre che lo pagò appena uscito nel 1992 anche per non vedermici giocare), mi buttai su un’altra razza di giochi.

HeroQuest e StarQuest. Conobbi così l’immaginario del gioco di ruolo da tavolo grazie a queste derivazioni WarHammer. C’erano questi modellini di plastica tutti diversi, colorabili, degli eroi e dei malvagi delle due quest: una fantasy e l’altra fantascientifica in stile Alien. C’era il tabellone componibile con le stanze, l’indicatore dei punti vita, le carte evento, le porte varcabili e le missioni da portare a termine. Secondo voi cosa ci avrò capito?

Niente.
Niente.

Peccato essere stato un imbelle bimbominkia, perchè sentirsi Conan il Rabarbaro in interminabili domeniche pomeriggio degli anni ’90 era un dovere. Invece usavo Hero e Star Quest inventandomi le regole con i miei amici.

Poi ecco, anche il parentame ci metteva del suo ostinandosi a regalarmi dei giochi cervellotici, un po’ il contraltare, l’estremo opposto del Pirata Popò.

Fu il caso di un regalo di compleanno ricevuto da una zia mai vista, il caso del gioco Mastermind. Che aveva questa scatola che mi faceva vagamente paura.

mastermind
più indecifrabile di un codice massonico. Che mia Zia mi mandasse messaggi massonici?

Il tentativo di giocare a Mastermind era il miglior modo per appizzare immediatamente Super Mario sul NES.

Intendiamoci, i tempi di Munchkin e Bang, i giochi super userfriendly di oggi, erano ben lontani. Qui era tutto una cervellosi. Era il decennio in cui la gente faceva ancora i Puzzle da 18000 pezzi raffiguranti la Madonna del Trabagano.
E giocava tutta la famiglia, all together, maschi e femmine.

Ma torniamo ad altri giochi da tavolo, detti anche pause dal SuperNintendo, che colorarono gli anni ’90.

Una menzione speciale va a Indovina Chi? (poi perchè il punto interrogativo nel titolo…). Con le sue faccette paffute e improbabili che ti costringevano a domande tipo: “Ha la barba verde?” – “E’ pelata?”. Comunque c’è da dire che se spaiavi una delle cartine raffiguranti i tizi da indovinare potevi anche buttare via il gioco. No buttarlo via no, ma  due palle. Aveva il limite dei due giocatori.

indovinachigioco
“Ho capito, è Maria!”
“No, guarda è marocchino”

Stesso limite di giocatori, due, per Forza 4, lentamente rimpiazzato dalle partite a filetto in classe, con la matita sul banco.

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Anche se abbiamo premesso che la maggior parte dei giochi erano unisex va sicuramente ricordato il gioco per eccellenza dedicato alle bambine: Gira la Moda.

gira-la-moda1

Gira in che senso scusi? Purtroppo non posso aiutarvi sull’esatto funzionamento di Gira la Moda, perchè ero un po’ fuori target e a quell’età tutto quello che riguardava le bimbe era schifo ahibò.

Quello che mi colpiva di questo gioco era però il fatto che alle giocatrici (o giocatori) era richiesta una certa dose di bravura nel disegnare a mano dei modellini d’abito o colorarli.

Assieme alle case di Barbie con annesso camper, i cartoni di Sailor Moon e Mila & Shiro rimane una delle cose più girlish di fine secolo.

Dimenticavo, la per niente sessista Fabbrica del Gelato e le cucine giocattolo con annessi ciottolini.

Ma procediamo il nostro excursus con forse il principe dei giochi da tavolo in tutto il mondo. Parlo de L’Allegro Chirurgo. Allegro nel senso che senza una mano ferma nell’inserire i bisturi delle forme più disparate in aree anatomiche, le più disparate (no, nel culo gente non era possibile), partiva la temutissima scossa

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Personalmente e con grande rammarico, non ho mai posseduto l’Allegro Chirurgo e so che un pezzo della mia infanzia è incompleto.

Mentre tutti impazzivano per l’immortale Monopoly, prendeva gallo un piccolo capolavoro del genere maneggia banconote fotocopiate, fondato sul suo opposto. Sto parlando di Crack! che non è un gioco sullo strafarsi come Morgan dei Bluvertigo.

Crack1GdtCrack! era il gioco che anticipava la crisi finanziaria. Si parte con un monte di quattrini e l’obiettivo è perdere tutto sputtando una fortuna nel gioco d’azzardo e in altre dissolutezze. E vi assicuro che finire sul lastrico non era affatto semplice. Le pedine, notare la chicca, sono bottiglie di Champagne.

Sempre sul genere quattrini, per un paio d’estati a metà dei ’90, quando nelle piazze furoreggiava Fiorello col suo Karaoke, sul tavolo di casa mia furoreggiava Hotel.

hotel-giocoQuesta città dove ci sono solo Hotel, da quello a tema Africa, a quello Hawaiiano, a quello mafia presidenziale. Già, l’hotel President, che se ci piazzavi sei ingressi quando era tutto construito avevi vinto di legge, solo con quello. Quanti di voi hanno tirato il dado d6 per vedere quante notti dovevano pagare all’avversario?

La mia strategia personale era Hotel Boomerang + Etoile + Taj Mahal. Infatti non vincevo mai.

CluedoContro a questa tendenza materialista e fondata solo sul money, mia mamma mi regalò un classico dei classici. Cluedo. Che in Italia era letto Cluedo. Un po’ come Clear per gli sciampo (sì, sciampo) è letto Clear. In realtà sarebbe Clue Do, cioè raccogliere le prove.

Ora, via. Se non conoscete come funziona Cluedo fuori da qui immediatamente. Chi non ha mai pronunciato la frase: “E’ stato il Colonnello Mostarda, col candelabro, in veranda”.
Cluedo aveva questi personaggi bellissimi, come il Dottor Verde, la Signorina Scarlett, il Colonnello Mostarda appunto e la temibile Signora Pavone.

Che nella mia versione retrò – mica quelle di oggi – erano fotaccie coi colori anni ’70 di personaggi da Tenente Colombo.

1972-usQuesti amici sono solo alcuni dei giochi da tavolo degli anni d’oro, intendiamoci.
In quel periodo si facevano giochi da tavolo d’ogni genere e sorta.

Come ad esempio un’interessante variante del Gioco dell’Oca. Il suggestivo quanto monotono “L’Isola di Fuoco“.Questo plastico alla Bruno Vespa con in mezzo una sorta di Castello di Grayskull nero e quattro Indiana Jones colorati manco fosse S.Francisco che devono raggiungere il centro dell’isola. E che venivano puntualmente rimbalzati dalle palle di fuoco rotolanti che venivano sputate dalla torre centrale.
Un simpatica puttanata che veniva incontro a bimbetti come me, che avevano difficoltà a imparare le regole di qualsiasi cosa

isola di fuocoPer carità c’era già Scarabeo ben in voga, ma cose che stimolano l’intelligenza come Taboo, Trivial Pursuit, Pictionary sono must e hit games degli anni 2000. Qui eravamo ben ai rudimenti di tutta la faccenda. Giochi che per iniziare una partita con chi non ci sapeva giocare, dovevi starci un ora a spiegare le regole.

Roba più orientata all’azione era senz’altro l’immortale Subbuteo che trovò il suo definitivo declino proprio nei ’90, quante ditate contro gli omini delle squadre sul tappeto verde hanno dato i maschietti di questa penisola?Con le squadre in edicola, da quelle classiche come il Brasile ’70 fino al Milan di Sacchi, ce n’era per ogni malato di mente. Intere collezioni come tutte le squadre della Serie A o di Italia ’90.

Vorrei infine chiudere questa rassegna dei giochi, posseduti o meno, a cui mi sono sottoposto come beta tester – e mi hanno reso il disadattato che sono – con due menzioni speciali.

La prima è per Brivido! versione italian depotenziata di tutti gli elementi realmente horror della versione internazionale conosciuta come Ghost Castle, non faceva paura neanche a Leone il cane fifone.

La seconda invece è l’ambizione più alta della seconda media, il generatore di situazioni equivoche con la tua lei a cui non riesci a dichiararti, il kamasutra random. Ovvero Twister!

twister-game-pretapregnantChe altro aggiungere? Beh, tutto e niente.
Aggiungete qualcosa voi!

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.

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