Nanowar of Steel. Il concerto al Lucca Comics

Lucca Comics – 30/10/2015.
Siamo arrivati alle 19:30, nonostante il concerto iniziasse alle 20:30, per assicurarci il posto sotto il palco.

Io parto da neofita dei Nanowar – di cui, ad essere sincera, conosco ben poche canzoni – e con qualche nozione dei gruppi metal a cui gli stessi fanno riferimento.
Lui, invece, il mio accompagnatore – sebbene sia più io ad accompagnare lui, a questo concerto – è quasi del mestiere, metallaro, musicista, nonché fan del gruppo che stiamo aspettando.
Inutile dire quindi che partiamo con due aspettative diverse e con un tipo di curiosità di natura differente. Mentre attendiamo l’ingresso dei Nanowar, e mentre l’accalcarsi degli spettatori ci spinge sempre di più verso le transenne, la mia fonte segreta mi offre un’infarinatura di chi sono, cose molto da Wikipedia: una parodia dei gruppi Metal “che si prendono troppo sul serio“; infatti le canzoni sono un rifacimento di pezzi famosissimi, e il loro stesso nome è stato cambiato da Nanowar – storpiatura dei Manowar – a Nanowar of steel, in virtù del cambiamento del nome della famosissima band metal Rhapsody che nel 2006 cambiò in Rhapsody of fire.

La mia fonte, inoltre, mi dà anche altre informazioni che sono più curiosità, come il fatto che sono l’unico gruppo ad aver preso sia il voto più basso(1), ottenuto con il primo disco, che quello più alto(100), con un disco successivo, nel sito di recensioni truemetal.it, simbolo di un’enorme crescita in termini di qualità.

Sono in attivo, con il loro heavy metal demenziale, dal 2003, “e ringraziamo I Beatles per essersi sciolti presto, dandoci modo di considerarci una band longeva“, così scherzano in un loro disco, comprato subito dopo l’esibizione, in riferimento alla durata della loro carriera musicale.

Questo accade però quando ormai il concerto è iniziato da un po’, accompagnato dall’entusiasmo di alcuni che si sono fermati per caso, passando per il Comics, e dei tanti che, come noi, sono venuti appositamente, a sopportare il freddo per vedere lo spettacolo.

Già, spettacolo è la parola giusta. E non solo perché il tutto viene consumato su di un palco scaldato dai riflettori, ma perché già da prima che inizi l’attacco della primissima canzone, Nanowar, una voce fuori campo (quella di Baffo ) apre le danze con una cronaca in stile epico, ma con chiari intenti parodistici, della nascita della band, cronaca non-sense in cui compaiono bambini non vaccinati, carne cancerogena – l’attualità, insomma – e I Teletubbies (from hell) che in realtà sono loro, la band, la quale infatti compare sul palco accompagnata dalla famosa sigla del suddetto cartone.

Così come si è presentato il concerto, pertanto, si consuma l’esibizione, un vero compendio di musica, show e comicità. Vestiti con tutine volutamente ridicole, tutù ed abiti arabeggianti, attillati quanto basta da mettere in ridicolo la propria fisicità, armeggiano bene gli strumenti che hanno a disposizione, chitarra basso, due microfoni e la batteria, ma con piena consapevolezza dello strumento più importante di tutti: il pubblico. Non a caso ad ogni intermezzo cercano il contatto sia con le prime file che con il resto, propongono cori e prendono in giro qualche (s)fortunato del pubblico, portando avanti lo sketch per tutta la durata del concerto.

Dopo un altro paio di canzoni arriva Il cacciatore della notte che, come gli appassionati sapranno, parla del temibile e rapace barbagianni. Infatti un enorme costume da Barbagianni fa irruzione accanto al cantante, proponendo le sue improbabili piroette, all’interno poi si scoprirà esserci il secondo cantante, Potowotominimak, il quale al termine della canzone svelerà con amarezza al pubblico, che divertito sta al gioco, di non essere un vero barbagianni.

Insomma: giocano. Per tutto il tempo. E noi ci siamo divertiti con loro. Prima di To kill the dragon you need a sword, già di per sé una storpiatura della canzoncina per bambini Per fare un albero ci vuole un fiore, si sono dilettati a “improvvisare” una storpiatura di Bocca di Rosa. Un interludio utilizzato anche prima di altre canzoni, come Forest of magnaccions, in cui si imita Tiziano Ferro e si cerca di dare un doppio senso alle sue canzoni.

A Feudalesimo e libertà, i figuranti dell’omonimo movimento salgono sul palco, sbandierando i simboli medievaleggianti e coreografando la canzone che li rappresenta, scritta per loro proprio dai Nanowar. Quindi non ci stupisce troppo che una maschera da untore si muova accanto a un uomo panciuto, stretto in una succinto costume da ballerina.

Sebbene tutta questa teatralità sia stata accompagnata da un notevole entusiasmo del pubblico, il momento di vero giubilio si è raggiunto quando il loro coro “Trota-Trota-Trota“, viene accontentato, iniziando l’esecuzione di Giorgio Mastrota, di cui è il ritornello.
Ed è qui che mi convince la fantasia perculatoria dei Nanowar, che oltre a prendere di mira i gruppi heavy, si divertono a punzecchiare la cultura popolare delle televendite.
In sfondo sul teleschermo,  mentre la canzone continua, compare un Che Guevara con la faccia del celeberrimo venditore di accaio Inox 1810 che sul cappello, al posto della stella,  ha un elefantino, simbolo della Eminflex, con sotto la scritta “Hasta la cornetta siempre”, riferendosi alla famosissimo motto di Mondial Casa.

Uno di quei concerti che, sebbene abbiano fatto oltre a questi citate anche altri grandi must come I 400 calci, Look at two reels, Metal la la la, Metal, Rap-sody, Odino & Valhalla e Power of the power, finiscono troppo presto, perché vorresti continuare a ridere con loro ancora per altre ore.

Federica Ulivieri

Federica Ulivieri

È nata nel lontano 13 settembre 1989 usando il primo vagito come un lamento, e da quel momento non ha più smesso di lamentarsi. Studia Storia Contemporanea a Pisa dove ha già conseguito la triennale; ogni tanto, allo scopo di allentare l'ansietà che la vita offre, scrive.
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È nata nel lontano 13 settembre 1989 usando il primo vagito come un lamento, e da quel momento non ha più smesso di lamentarsi. Studia Storia Contemporanea a Pisa dove ha già conseguito la triennale; ogni tanto, allo scopo di allentare l'ansietà che la vita offre, scrive.

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