Mono: Regina Spektor

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Racconta qualcosa a voce alta, Regina. E senza neanche pensarci, si siede e si accompagna con il piano. Il sottile mugugnio di parole assonanti assume una melodia fino a diventare canto, il flusso di parole diventa una storia organica, piena di riferimenti a personaggi mitologici o solo a lei noti.
E tra le sillabe di parole morbide ma dense da gravarti sull’anima, perchè Regina è sì delicata ma non superficiale, si insinuano onomatopee, versi di animali, ritmi di beatbox vocale. Perchè quell’aria di signorina uscita da una fiaba si sporca saltuariamente di parolacce, sesso, sudore, come se la violenza del quotidiano trapassasse il sottile strato che divide la dolcezza di Regina Spektor da questo mondo.
Perchè il suo mondo appartiene ad una purezza ai più sconosciuta. Che lei preserva dalla brutalità riuscendo a vivere addosso il male e a soffiarlo via con altrettanta forza curatrice.
Regina è una splendida interprete, non di musica ma di esseri umani. Grande osservatrice, disegnatrice di personalità, fotografa di situazioni, distillatrice di stati d’animo, creatice di personaggi che sono archetipi. Più che una compositrice e musicista è una rara, affabulante, scrittrice di racconti quotidiani.

Nasce da tutto questo la collezione di più di un centinaio di canzoni scritte da questa ragazza classe 1980, emigrata da Mosca a New York negli anni ’90. Che appena impadronitasi della lingua ha iniziato a raccontare tutto ciò che vedeva, sentiva, viveva.  Con il pianoforte di una sinagoga nascono le canzoni della tarda adolescenza: molti suoi coetanei le fanno notare le somiglianze di stile con artisti di scuola americana. Ma Regina non li conosce, avendo vissuto in Russia, lontana dalle influenze musicali occidentali. E si rende conto di scoprire in autonomia percorsi e soluzioni musicali già visitate, per superarle altrettanto rapidamente con le sue intuizioni geniali.

Il suo stile matura così, davanti a un Dio che non prega, ma rispetta (Laughing with God, e non Laughing at God, come canterà anni più tardi).
Un Dio che abita nell’East Village a New York, nei primi anni 2000.

Nel 2001, accompagnata da un contrabbasso, incide un album autoprodotto dal titolo “11.11.”. E’ Regina che visita l’America del Jazz e del Blues con un pianoforte a coda. O almeno come lei la immagina, ripercorrendola con un cantato tutto suo, puntellandola con licenze e stravaganze tipiche della ragazza rossa. Paradossalmente, è l’album più americano di Regina Spektor e probabilmente tra i migliori.
Compare già uno dei suoi personaggi ricorrenti, Mary Ann. Tra racconti di quello che accade nel retro di un camion (Back of a Truck) o nelle storie d’amore in palazzi insospettabili (Love Affair, Buldings), c’è il mondo metropolitano che circonda Regina. E’ l’America come luogo ideale e cifra stilistica, quasi romantica, di decenni passati in musica e costumi, gusto estetico (Rejazz, 2.99 cent blues). Iperbole della sua sorprendente potenza immaginifica e delirante è Pavlov’s Daughter, mentre I want to sing abolisce qualsiasi strumento d’accompagnamento e lascia alla sua voce decantare il suo manifesto progammatico (e disarmare chiunque con la sua sorprendente estensione vocale). La ciliegina su questa splendida torta da primo compleanno è Braille, probabilmente uno dei pezzi più intensi di tutta la sua carriera.

Un anno dopo, nel 2002, data l’enorme mole di materiale prodotto, Regina se ne esce con un altro album indipendente. E’ Songs, nel quale rimane sola, senza contorni al suo pianoforte, a raccontarci di Samson e Oedipus, declinando anche al francese – sgangherato – la sua immaginazione (Ne Me Quitte Pas, Bon Idée). L’album contiene due pezzi (Samson, Ne Me Quitte Pas) che verranno reincisi in versione decisamente più pop, anni dopo, per la sua carriera da Major.

In quell’anno la Spektor incontra in giro per l’east village gli Strokes, con i quali instaura un rapporto di amicizia e collaborazione artistica. Ne scaturisce il brano Post Modern Girls & Old Fashion Man, contenuta in Reptilia (2004) degli Strokes. L’unica pessima registrazione del pezzo è l’emblema di questo rapido susseguirsi di incontri, occasioni, spunti che segnano il primo momento di rottura nella carriera di Regina.

Rottura e identità. Mentre vendeva copie dei suoi due album autoprodotti durante le sue esibizioni per i cafè dell’East Village maturava la scrittura dell’album più significativo della sua carriera, Soviet Kitsch. Inizialmente destinata all’autoproduzione, questa raccolta di undici racconti che mescolano hip-hop, musica tradizionale ebraica, folk, punk, sonorità tradizionali russe, beatbox viene prodotta e distribuita dalla Sire, piccola etichetta controllata dalla Warner, anche grazie alla visibilità ricevuta aprendo i concerti degli Strokes.

L’edizione casalinga dell’album viene reincisa e fatta uscire il 17 agosto 2004 nel circuito indipendente. Ode to Divorce, Carbon Monoxide, Somedays e sopratutto il singolo Us hanno più di un passaggio televisivo importante, dal David Letterman al Late Night di Conan O’Brien fino agli show di Jimmy Kimmel e Carson Daly. Soviet Kitsch è pur sempre un album del circuito indie, ma al suo interno è probabilmente uno dei più influenti del 2004. NME lo ha inserito tra i 100 album “capolavoro” della decade.

E’ la prima prova della Spektor con una presenza strumentale più articolata (assieme al piano chitarra, basso, percussioni, quartetto d’archi) e ricorso a sonorità elettriche, seppur limitatissime e circostanziate.
Regina recupera quella vocazione narrativa della scuola newyorkese che annoverava tra gli ultimi interpreti Ani di Franco, trasportando il suo vissuto di ragazza esterna a quell’America ma profondamente compartecipe e coinvolta. L’album è una raccolta di storie d’amore, familiari, drammatiche e caricaturali, dove la realtà e l’amarezza della fine (fine dei rapporti d’amicizia e amore, finitezza della vita come in Carbon Monoxide e delle possibilità umane, dei luoghi e delle opportunità) si annodano in storie umane interpretate da persone (ancora Mary Ann – is a bitch) e fantasmi che sussurrano o raccontano i sogni, il luogo dei desideri nascosti o delle rivendicazioni possibili ma inconfessabili. Un piccolo capolavoro di delicatezza davanti alla profonda malinconia e speranza che ci lascia la vita, un valore universale e trasversale tra New York, Mosca e tutti i luoghi immaginati in Soviet Kitsch, il cui titolo è in prestito da Milan Kundera e il suo “L’insostenibile leggerezza dell’essere”.

Regina porta in giro questa storia a puntate nei suoi Live, aprendo per i Kings of Leon, i Keane e meritando un buon posizionamento nella programmazione dei Festival indipendenti americani (Lollapalooza, Coachella). Incontra altri autori che in quel periodo restituiranno centralità al connubio voce – pianoforte (Amanda Palmer tra gli outsider, Fiona Apple e Cat Power tra i riferimenti già noti) e costruirà un seguito di fan ben oltre i confini di New York, sopratutto nella scena musicale londinese, dove tornerà più volte tra il 2004 e il 2008 per esibirsi. E dove registrerà un intero live destinato al mercato DVD oltre che discografico (Live in London, 2010).

A partire da Soviet Kitsch inizia la collaborazione con la regista, videomaker e video artista Adria Petty che firma la direzione di tutti i suoi videoclip a partire da Ode to Divorce (2004).

La successiva prova in studio di Regina è grandemente attesa ed arriva finalmente nel giugno 2006, sei mesi dopo l’uscita di “Mary Ann meets the gravediggers & other short stories“, una compilation di brani estratti da 11.11 e Songs che l’autrice non voleva consegnare alla Sire (la compilation esce infatti per la Transgressive Records).
Ma l’album di inediti è Begin to Hope, una prova che delude i fan della prima ora ma guadagna a Regina la notorietà internazionale, il successo su larga scala e la rotazione su MTV. 19° posto nella Billboard americana, Begin to Hope avvia una trilogia di album (Begin to Hope, Far del 2009 e What we saw from the cheap seats del 2012) in constante crescita di successo e vendite, che mischiano hit pop che riecheggiano lo stile della ragazza russa a soluzioni ruffiane e orecchiabili (Fidelity, Better, Laughing with). Nel mezzo l’autrice regala ancora prove del suo immenso talento registrando piccole gemme disperse in uno scrigno di paccottiglie: Man of a thousand faces, Apres moi, Folding Chair, All the Rawboats.

Oltre ai pezzi citati in questo periodo 2006-12 si segnalano i remake di Samson e Ne Me quitte Pas da “Songs” del 2003, rieditate in chiave maggiormente pop e rilasciate come singoli di ottimo successo commerciale.

Nel 2012 sono arivate le nomination agli MTV Music Awards e il terzo posto nella Billboard per l’album “What we saw from the cheap seats”, segno probabimente di un punto di non ritorno in cui sarà difficile che Regina conservi Regina oltre quella linea di demarcazione tra l’essere un’artista e l’essere un prodotto. In questo decennio dove non possono coesistere qualità e visibilità, l’augurio è che Regina sappia smentirci.

Discografia Completa:

Album:

2004 – Soviet Kitsch, Sire Records
2006 – Mary Ann Meets the Gravediggers and Other Short Stories, Transgressive Records
2006 – Begin to Hope, Sire Records
2009 – Far, Sire Records
2010 – Live in London, Sire Records
2012 – What We Saw from the Cheap Seats, Sire Records

EP:

2001 – 11:11, autoprodotto
2002 – Songs, autoprodotto
2005 – Live at the Bull Moose, Sire Records
2007 – Live in California 2006 EP, Sire Records
2009 – iTunes Live from Soho, Sire Records

Singoli:

2004 – Carbon Monoxide (Soviet Kitsch)
2004 – Your Honour / The Flowes (Soviet Kitsch)
2006 – Us (Soviet Kitsch)
2006 – On the Radio (Begin to Hope)
2006 – Fidelity (Begin to Hope)
2007 – Hotel Song (Begin to Hope)
2007 – Samson (Begin to Hope)
2007 – Better (Begin to Hope)
2009 – Laughing with (Far)
2009 – Eet (Far)
2010 – No Surprises (Cover, iTunes)
2012 – All the Rawboats (What We Saw from the Cheap Seats)
2012 – Don’t leave me – Ne Me Quitte Pas (What We Saw from the Cheap Seats)
2012 – How (What We Saw from the Cheap Seats)

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.

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