Mono: Amanda Palmer

Statua vivente, crowdfunder da record, suonatrice di ukulele, diavolo della rete, star del karaoke veritè. Chi è Amanda Palmer? Anzi, Amanda “Fucking” Palmer?
Ai più è nota per essere l’anima dei Dresden Dolls, la moglie di Neil Gaiman, quella che ha raccolto 1 milione e 200 mila dollari attraverso Kickstarter per produrre e promuovere il suo ultimo album “Theatre is Evil” (2012).

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Boston, fine anni ’90. Alcuni brani dalle demo “Summer 1998 Five Song Demo” e “Songs of 1988-1995” risuonano nei caffè liberty del quartiere universitario. Amanda ha da poco finito la Lexington High School e frequenta la Wesleyan University. Bazzica gli ambienti culturali e creativi di entrambe le scuole. Non c’è né il grounge (siamo sulla costa est) né un principio di antifolk nella sua musica. Solo la sua voce e un pianoforte nervoso, quasi percussivo, nelle orecchie di chi distrattamente va ad ascoltare questa studentessa.
Che canta principalmente dei suoi prudimenti esistenziali e della città stessa. Bank of Boston Beauty Queen, Mandy Goes to Med School e di Christopher Lydon, anchorman di mezza età, gran piacione tanto brizzolato quanto sbeffeggiato dal tono tagliente di Amanda.
Sono anche gli anni di un radicale cambiamento artistico della ventenne. L’università la mette in contatto con un mondo nuovo. E’ in questa fase che si concretizza un’intuizione geniale. Fondere la sua musica al teatro. D’accordo, niente di geniale. Ma Amanda non cerca il teatro ordinario. Frequenta artisti di strada e partorisce uno dei suoi alter ego: la 8 foot Bride.bride1 Completamente immobile al centro di una piazza, ad un incrocio. E’ una statua vivente di rara fermezza. Completamente inanimata, fredda, glaciale, non respira davvero. Irriconoscibile per lo spesso trucco. Tutta la città conosce la 8ft Bride, nessuno collega la ragazza che suona nei caffè con il personaggio iconico che compare e scompare dalle strade con medesima rapidità.
Quando partì per la Germania, tramite l’Università, tutti pensarono che fosse una delle lunghe pause della sposa-statua vivente. E invece quell’estate Amanda se ne andò a Berlino per un po’. Non avendo a dispozione, per la prima volta dall’infanzia, un pianoforte nella sua stanza. E’ un’esperienza che cambia ancora la Palmer. Perchè lontano dalla musica, ma vicinissima al teatro e alla canzone popolare, alla fotografia, alla letteratura europea matura quella che sarà l’intuizione che lancerà la sua carriera artistica.
Un giorno, nel 2006, mi confidò di non ricordare con felicità il periodo europeo, sebbene sia stato fondamentale per la sua creatività.

amanda_13Le cose maturarono la sera di Halloween del 2000.
Una festa in maschera, a Boston, tornata dall’Europa. Amanda in maschera è a suo agio e certe cose per accadere, hanno bisogno della persona giusta.
Quella notte, nella mitologia dei Dresden Dolls, è ricordata come l’inizio di una vorticosa relazione, animata da quello che venne definito “Rock Love”.
Brian Viglione è un ragazzo di un paio d’anni più giovane di lei, un batterista forgiato nel jazz, nell’heavy, dotato della stessa materia umana ed artistica di Amanda. Imprevedibile, animale di scena, spiritoso, sornione, riservatissimo.
Se sia stato amore o qualcos’altro di difficile definizione è irrilevante per la nostra storia.
Amanda ha preso casa in una piccola villetta a due piani in stile Liberty. Passa le sue giornate a stupirsi di come Brian suoni sui pezzi che ha scritto. E iniziano a scriverne insieme.
In città diventano un fenomeno di culto. Gli amici del collettivo di artisti di strada si uniscono al duo durante le esibizioni, volontari inesperti e alle prime armi vengono coinvolti altrettanto.
Nasce un collettivo di artisti che ruota attorno ai Dresden Dolls: The Dirty Business Brigade.
Internet fa il resto. Attorno al forum shadowbox.net cresce una base di fan numerosissima che si diffonde a macchia d’olio in tutti gli Stati Uniti.
Amanda e Brian partono nel 2002 per un tour nel paese, suonando dalle Steak House ai teatri di Burlesque.
The Dresden Dolls, come le bambole fragili fabbricate a Dresda a fine ottocento sul modello delle porcellane cinesi. O come il brano omonimo. Ad ogni modo ritorna la Germania. Dresda sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Che cancellarono il nazismo ma anche tutto ciò che fiorì prima di esso. Amanda e Brian sono due figure di scena del kabarett tedesco post Weimar. Cerone bianco e attitudine da bambola e mimo.
Decidono di definire i Dresden Dolls un brechtian punk-cabaret duo. La Germania di Amanda ritorna e lo fa forgiando tutto un vissuto, saturando in un’esperienza artistica e sentimentale la sua crescita artistica. Brian è l’altra metà che mancava da sempre.
Sono gli anni di “A is for Accident”, un album autoprodotto e registrato interamente dal vivo, di pessima qualità audio. Brani come Mrs.O sul negazionismo o altri dimenticati come The Time has Come animano le loro esibizioni sempre più in perfetto equilibrio tra recitazione e musica.

E la RoadRunner Records, etichetta tarata più sul Nu-Metal che altro, li nota. E stranamente li valorizza. Ne intuisce l’originalità, commisiona su misura dei set fotografici che rendano lampante la potenza espressiva della loro estetica di scena. Concede loro un anno e mezzo di tempo per incidere un album rappresentativo.
Amanda ha iniziato a depilarsi le sopracciglia e a disegnarle con uno scarabocchio che è la sua firma distintiva. Brian è diventato (iconograficamente) il Coin-Operated Boy che è il singolo più famoso e rappresentativo della band.
“Dresden Dolls” esce nel 2004 e grazie ad una buona distribuzione internazionale diventa uno degli album indipendenti di maggiore successo di metà anni 2000.
Amanda insiste perchè i videoclip di Coin Operated Boy e Girl Anachronism vengano affidati al suo amico e regista Michael Pope. E viene accontentata. Il risultato è un catalizzatore del loro successo, il loro look è un’insolità novità per il periodo.

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L’album riassume in se tante cose. Al di là di una rappresentazione tipizzata di se stessi, i Dresden Dolls mischiano quell’esperienza scenica umoristica e drammatica allo stesso tempo, con la new wave gotica, un umore tetro e esistenziale, alla rabbia, alla riscossa, al fallimento. E’ un duo piano-batteria come moltissimi verrano dopo di loro. Perfino un intero album dei White Stripes.

Non ci sono chitarre, ogni tanto un basso, ogni tanto degli archi. Ma solo nella versione studio. Dal vivo sono loro due. Piano-batteria. Neil Gaiman, retrospettivamente, li ha definiti due percussionisti. Picchiano forte. E Amanda urla, si strazia e si piega, risorge in smorfie accompagnata da un Brian tarantolato che alle volte, quando non usa la gran cassa, suona addirittura in piedi.
I Dresden Dolls diventano un fenomeno della rete, grazie alla capacità di Amanda di precorrerla e diventarne un personaggio.
Molte canzoni extra vengono rilasciate sul sito facendo incazzare la RoadRunner. Amanda si inventa il karaoke veritè. Un lipsinc demenziale su canzoni alla Avril Lavigne. Siamo nell’epoca pre youtube e i video dilagano con migliaia di visite e download.
La casa di Amanda a Boston diventa il fulcro di questo mondo creativo che parla di se stesso riuscendo per un breve periodo ad essere in armonia con il mondo. E il mondo – musicale – per quel periodo ha amato l’enorme cifra originale di questo duo di artisti. La casa stessa non sarà più neanche una casa, ma una sorta di comune ribatettezzata “Cloud Club” dove tutt’ora Amanda vive.
I tour della band assumono scala mondiale e la band non smette di viaggiare per due anni di fila. L’album che viene, “Yes, Virginia” (2006) è sostanzialmente un mix di inediti dei primi anni 2000 e canzoni nuove  che non raggiungono il picco artistico del primo album.
Il duo svolta verso standard più rock, abbandonando il brechtian punk-cabaret, sovraesposti e stremati iniziano i primi segni di cedimento. Il trucco di scena è meno esagerato, sebbene i tratti generali vengono fatti salvi. L’abito di amanda con la “A” bianca ricamata, le calze a righe, la bombetta di Brian, il piano Kurz Weill.
Costretti a vivere gomito-gomito da anni Amanda e Brian decidono di prendersi una pausa umana, prima che artistica.
Amanda di fatto continua a produrre ed esibirsi a ritmi elevatissimi. Già nel 2007 si esibisce con la Grand Theft Orchestra e i Boston Pops, attirando recensioni positive dal New York Times.
Uscirà un ulteriore e ultimo album dei Dresden Dolls, “No, Virginia” (2008), di fatto una raccolta di inediti in versione studio per onorare il contratto con la RoadRunner che chiedeva una nuova uscita.
Ma la svolta di Amanda è la pubblicazione di un album solista, proprio nel 2008.
“Who Killed Amanda Palmer”, prodotto da Ben Folds, è l’ultimo album dato alle stampe dalla RoadRunner Records.
I Dresden Dolls non si sono mai ufficialmente sciolti, sono “on hiatus”, tanto da intraprendere nel 2010 un breve tour per festeggiare il decennale della band.

Ma di fatto l’inizio della carriera solista di Amanda chiude un ciclo per aprirne uno completamente differente.
“Who Killed” è un album vicinissimo al suono dei Dresden Dolls, a sentirlo sembrerebbe quasi che ci sia sempre Viglione alla batteria. Molte delle tracce sono state scritte un paio d’anni prima, alcune sono proprio pezzi dei DD (“Have to Drive”). La svolta che porta lontanissimo Amanda è l’interesse che Neil Gaiman rivolge all’album e alla figura artistica di Amanda. All’inizio puramente artistico, immediatamente dopo sentimentale.

L’unione di un’anima folle, sessualmente irrequieta, difficilmente imbrigliabile con uno dei maggiori scrittori inglesi contemporanei avrebbe dovuto far deflagrare ulteriormente il talento della Palmer.
E invece i suoi successivi evolvono sì, ma privilegiano l’animo burlesco, disimpegnato e in definitiva meno interessante della Palmer. Già WKAMP aveva adottato una strategia guerrilla, un video clip per ogni traccia del disco e una presenza virale su YouTube, con pezzi dai titoli ammiccanti come Guitar Hero.

Quello che combina dopo Amanda è proclamarsi paladina della musica indipendente e intraprendente. La “ReBellyon” è in realtà il pretesto per piantare definitivamente la collaborazione con la RoadRunner Records. La casa discografica aveva censurato un video in cui Amanda esibiva una pancia non esattamente piatta. Lei di tutta risposta mobilitò la sua fanbase che travolse di critiche l’etichetta.

Una volta concretizzata la sua indipendenza artistica, al di fuori dei dettami e degli obblighi da singolo delle case discografiche, Amanda dà in realtà prova di un inclinazione pop ancora maggiore. “Amanda Palmer goes down under” (2011), album dedicato all’Australia e alla Nuova Zelanda che concretizza la sua passione demenziale per l’ukulele (vedi “Maps of Tasmania”) e un Ep online dedicato alla reinterpretazione dei successi dei Radiohead (sempre con l’ukulele) fanno storcere il naso ai fan della prima ora.

Nel mezzo c’è stato, ad onor della cronaca, anche l’esperienza di EvelynEvelyn, un duo con l’australiano Jason Webley nei panni di due sorelle siamesi in cui ritorna tutta l’inclinazione cabaret – qui più vaudeville per la verità – delle sue origini artistiche.

Ma è nel 2011, subito dopo “A.P. Goes down under” che la ragazza di Boston comincia ad essere conosciuta davvero in tutto il mondo anglosassone e non solo. Si sposa in gran segreto con Neil Gaiman e con lui inizia a girare per reading ed eventi mondani. Dà un freno ai suoi eccessi pubblici, forse anche per i 36 anni, e lancia la sua ultima sfida: realizzare un album intero a partire dal crowdfunding. Obiettivo 200.000 dollari.
Alcuni detrattori diranno che è facile fare il fundraiser quando alle spalle hai una comunità di fan attivi sul web, creata grazie alla visibilità di una casa discografica.
Sebbene non sia difficile come partire da illustri sconosciuti è vero che Amanda va ben oltre i 200 mila dollari richiesti, toccando la cifra di 1 e 200 mila dollari.
Nasce così “Theatre is Evil” (2012), il suo ultimo lavoro nel quale è accompagnata dalla Grand Theft Orchestra e nel quale si tenta una mediazione tra il passato sperimentale e la nuova voglia di Amanda di essere un personaggio sempre e comunque distinto e riconoscibile. A scapito del valore artistico di ciò che propone.

Ma le radici di questa figura femminile assolutamente unica nella musica di oggi non sono di certo sepolte. L’etichetta che produce i suoi album, per dire, si chiama 8ft Records, alta tanto quella statua vivente che si aggirava per le piazze di Boston.

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Discografia:

Album / EP

2002 – The Dresden Dolls (EP)
2003 – “A” is for Accident (Live)
2003 – The Dresden Dolls (Indipendente, primo edit)
2004 – The Dresden Dolls (uscita ufficiale)
2006 – Yes, Virginia (come The Dresden Dolls)
2007 – Elephant, Elephant (come EvelynEvelyn)
2008 – No, Virginia (come The dresden Dolls)
2008 – Who Killed Amanda Palmer? (solista)
2010 – Evelyn, Evelyn (come EvelynEvelyn)
2010 – Amanda Palmer performs the popular Hits of Radiohead on her magical Ukulele (EP)
2011 – Amanda Palmer goes down under (2011)
2012 – Several attempts to cover songs by The Velvet Underground & Lou Reed for Neil Gaiman as his birthday approaches (Live)
2012 – Theatre is Evil

Singoli:

2003 – Good Day (Dresden Dolls)
2003 – Girl Anachronism (D.D.)
2003 – Trudy (Amanda Palmer & Ad Frank and the Fast Easy Women)
2004 – Coin Operated Boy (D.D.)
2005 – Pretty in Pink (D.D. – Psychedelic Furs Tribute Album)
2005 – Life on Mars (D.D. – David Bowie Tribute)
2005 – Night at The Roses (D.D. – solo vinile)
2006 – Sing (D.D.)
2006 – Backstabber (D.D.)
2006 – Warsaw Is Khelm (Amanda Palmer & Golem)
2006 – Life (Amanda Palmer & And You Will Know us by the trail of Dead)
2006 – Eight Days of Hell (Amanda Palmer & And You Will Know us by the trail of Dead)
2006 – Witch’s Web (Amanda Palmer & And You Will Know us by the trail of Dead)
2006 – The Lovers (Amanda Palmer & Meredith Yayanos)
2006 – Stuck with You (Amanda Palmer & Voltaire)
2007 – Everybody Hurts (Amanda Palmer & Cormac Bride)
2007 – Shores of California (D.D.)
2008 – Night Reconnaissance (D.D.)
2008 – Ballad of a Teenage Queen (D.D. – Cover Johnny Cash con Franz Nicolay)
2008 – Leeds United
2009 – Dear Jenny (D.D.)
2009 – New England (D.D. – Cover Jonhathan Richman con Franz Nicolay)
2009 – Black versus White (Amanda Palmer & Apoptygma Berserk)
2009 – Murder by Death (Amanda Palmer – split)
2009 – Oasis
2009 – Living in Misery (Amanda Palmer & Kill Hannah)
2010 – Map of Tasmania (Amanda Palmer  & The Young Punx)
2010 – Janos vs Wonderland (Amanda Palmer & Tristan Allen)
2010 – Idioteque
2011 – The Little Prince (Amanda Palmer & Lance Horne)
2011 – Nighty Night (Amanda Palmer, Damian Kulash, Neil Gaiman, Ben Folds)
2011 – Such Great Heights (Amanda Palmer & Kim Boekbinder)
2012 – Polly (Cover Nirvana)
2012 – Do it with a Rockstar

Demo:

Songs from 1989-95
Summer 1998 Five songs Demo

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.

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