Moletto di morte

inquinamento marino

Il sole abbagliante riluceva sulla pavimentazione grezza,mentre uomini e donne di varie età e generazioni si facevano foggia dei loro corpi.Alcuni volti,quelli più anziani,segnati dalla noia e dal torpore di una città che li aveva progressivamente smarriti.I giovani invece,apparivano ben diversamente.Come primati ululanti si spingevano,si strusciavano e gridavano.Ogni loro azione corrispondeva al quoziente intellettivo che riuscivano,con molto sacrificio,ad esprimere.Fra le tante cose che adoravano fare vi era quella di lanciarsi bottiglie di plastica vuota e contenitori di sostanze giallastre,che solevano ingerire più volte al dì.Era questa la vita “da moletto”.Tutto ciò che non era utile,alla razza umana frequentatrice di tale luogo,finiva rigorosamente in mare.Quel mare i cui colori erano di un grigio bellissimo,con sfumature vomitevolmente giallastre e stupefacentemente marroni.L’orgia di colori si univa in una danza contornata da materiali plastici,corpi di pesci morti e sputi galleggianti.I bambini sul materassino facevano a gara, a chi per primo riuscisse a vedere il fondale,ma era un gioco senza scopo dato che nessuno avrebbe mai più potuto scorgere la vita dei fondali.C’erano voluti anni per compiere tale evoluzione marina.Anni in cui le parole d’ordine “Ajò” e “Aibò” venivano pronunciate più volte al giorno sul cemento del “moletto”.Mentre i vecchi consumavano gli ultimi raggi di sole della propria misera vita,le donne di mezza età parlavano dell’una e dell’altra con l’unico scopo di demolire la personalità altrui.Non vi era cultura diffusa,ed in questo i piccoli uomini e donne,nei loro sedici anni consumavano sigarette senza il gusto di trovarci un sapore,ma per il solo gesto meccanico ed il piacere che procurava loro l’apparire.era il tatuaggio la forma più alta di riconoscimento sociale,come altresì lo erano tutti quei rifiuti buttati nel mare.Il mare,proprio il mare mieteva sempre più inspiegabilmente vittime.Le esondazioni raggiungevano spesso alti livelli di guardia in tutte le stagioni.Seguito a ciò,vi era il divieto di balneazione,di pesca e di navigazione.Quella che un giorno era stata la scoperta di terre e popoli,avvenuta grazie alla navigazione era diventata solo un ricordo.I popoli virtuosi erano scomparsi e le piccole comunità di amanti delle terre selvagge erano morti con esse.Esistevano solo gli uomini e le donne del moletto,con le loro pulsioni e la sudorazione veloce e i tatoo e la mutanda calata ed i polmoni pieni di smog e morte.Morte,fu proprio questa la lenta discesa che avvenne un giorno in cui il mare non sopportò più nemmeno gli stupidi.Quegli stupidi che avevano vissuto più dei virtuosi,perchè forti della loro ignoranza si erano creati uno scudo protettivo.Un’onda gigante arrivo con dirompente forza fino al molo.Erano ormai 50 anni che un’onda non prendeva forma nei mari,proprio quei mari che erano diventati laghi di detriti.Caricò con forza da circa 1000 miglia,montando sempre più con forza violenta.Nel riflusso interno dell’onda,vi erano lattine,bottigliette,petrolio,escrementi,alimenti scaduti.Mentre la schiuma bianca stava progressivamente divorando il moletto,si udirono le ultime parole di alcuni giovani “Ajò,Aibò”.Uno schianto fu udito e risuonò come un’eco misto di morte e di liberazione.Era la morte del moletto,il ritorno alla vita del mare.

Matteo Pieracci
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