Mo Ghile Mear

 

MO GHILE MEAR

Atto Unico

 

Il padre Vittorio, il fratello acquisito Angelo, il fidanzato Fabrizio e la migliore amica Agata si trovano di fronte alla bara aperta di Diana. Parte la canzone ‘Mo Ghile Mear’ nella versione dei Modena City Ramblers.

 

ANGELO (leggendo la lettera agli altri presenti):“Chiedo espressamente di essere seppellita con il vestito nero di mamma a maniche corte che sto indossando in questo momento mentre mi taglio le vene. Chiedo che ascoltiate la descrizione precisa di come mi sono suicidata. Ho utilizzato un cutter per incidere poco sopra il polso, e da lì ho trinciato la carne del braccio sinistro fino all’avambraccio. Ho fatto lo stesso con il braccio destro. Quando il sangue ha cominciato a sgorgare, ho tagliato in diagonale e in perpendicolare. Chiedo che non puliate per un giorno almeno.

Chiedo che il mio corpo venga esposto e che le mie braccia non vengano coperte.

Chiedo che sia Angelo a leggere queste righe a tutti voi. Che lui sia la mia voce. Avrete delle domande e qui vi sono le mie risposte.

L’umanità è marcia. È colpa vostra. Ho scelto questo tipo di suicidio perché il mio volto resti integro. Chiedo che mi guardiate in viso. Il suicidio non esiste. Esiste solo l’omicidio. Questo è il risultato del vostro operato. Questo è ciò che fate. Se non riuscite a corrompere ciò che è puro, lo distruggete.”

Agata si porta le mani alla bocca. Vittorio scuote la testa, le lacrime agli occhi. Fabrizio si precipita alla bara. Guarda il viso di Diana.

Agata: “Era fuori di sé, ecco. Probabilmente un esaurimento.”

Vittorio: “Era giovane. Ecco tutto. Era ancora un’adolescente. Una bambina. Mia figlia.”

Fabrizio: “Perché Angelo?”

(C’è un attimo di silenzio.)

Fabrizio (andando verso Angelo, minaccioso): “Perché ‘Angelo’? Rispondimi.”

Agata (apprensiva): “Fabrizio…”

(Angelo seguita a non rispondere.)

Fabrizio (prendendo Angelo per la collottola): “Rispondimi, testa di cazzo!”

Vittorio (alzandosi): “Fabrizio!”

Angelo sputa in faccia a Fabrizio. Fabrizio gli tira un pugno. Vittorio interviene e li separa. Angelo ride.

Vittorio: “Fabrizio, capisco come ti senti, sei sconvolto. Ma cerca di calmarti. Non è colpa di Angelo. Non è colpa di nessuno.”

Agata: “Sì, calmati, a… adesso.”

Angelo: “A-adesso?”

(Agata arrossisce.)

Agata: “Sto cercando di difenderti, Angelo.”

Angelo: “Taci, puttana. Non mi serve l’avvocato difensore.”

Fabrizio: “Che cosa hai detto?” (Vittorio nello stesso istante si alza e dà un ceffone ad Angelo. Causa il precedente pugno di Fabrizio, il naso gli inizia a sanguinare.)

Vittorio: “Come ti comporti? Di fronte alla bara di mia figlia.”

(Follemente, Angelo ride ancora più forte.)

Angelo: “Perché, io non sono tuo figlio?”

Vittorio: “Certo che lo sei. Ma Diana, lei era… la mia bambina.”

Angelo: “Anch’io sono tuo figlio quando devi darmi un ceffone. Però quando corteggiavi mamma, Diana non era più niente, non è vero? La tua famiglia precedente era ‘morta’ per te. Credi che mi sia dimenticato le tue parole? Credi che Diana se le fosse dimenticate?”

Vittorio: “Non ti permettere. Hai capito? Non ti permettere mai più. Questo non è colpa mia. È un suicidio. Non è colpa di nessuno.”

Angelo: “Il padre amorevole! Omicidio. Non hai sentito le sue parole? L’avete sentita o no la sua voce? È colpa vostra.”

Fabrizio (avvicinandosi): “Io di voce sento solo la tua, da un po’.”

Agata: “Per favore, Fabrizio, non vi picchiate ancora di fronte alla bara.”

Angelo: “Per favore, Agata, non venire a fare la stronza buonista del cazzo, proprio tu.”

Vittorio: “Adesso piantala, Angelo. Vattene fuori. Fai due passi. Certo, sei sconvolto anche tu, ma Agata ha appena perso un’amica che per lei era come una sorella. Fabrizio ha appena perso la sua ragazza. E io ho appena perso mia figlia.”

Angelo (inizia a indietreggiare): “Non me ne vado. Voglio restarle vicino.”

Fabrizio: “Ah, vuoi starle vicino? Eri così affezionato alla tua sorellina, non è vero? Sei soltanto un ipocrita.”

Agata: “Adesso basta, a…desso.”

Angelo (ridendo): Adesso basta, adesso? Diglielo ad alta voce. Adesso basta, amore. Diglielo. Tanto ormai è morta. E comunque lo sapeva già.”

Vittorio (guardando Fabrizio inorridito): Che cosa?

Agata (dà uno spintone ad Angelo): Sei una testa di cazzo.

Angelo (esagitato, ride come un folle): Sorpreso, Vittorio? Il tuo adorato Fantastico Fabrizio è un puttaniere al tuo pari.

Vittorio (si avventa su Angelo, costringendolo al muro): Adesso basta!

Agata: A chi hai dato della puttana?

Fabrizio (andando davanti ad Angelo, costretto al muro da Vittorio): A te, ha dato della puttana. (Vittorio continua a tenerlo fermo al muro. Agata si avvicina e colpisce Angelo). E a te, Vittorio, ha dato del puttaniere. (Vittorio colpisce Angelo. Angelo cade in ginocchio.) E anche a me. (Lo colpisce ancora.) Questo cazzo di pervertito che si fotteva sua sorella mi viene a dare del puttaniere. (A Agata) Ti insulta. (A Vittorio) Sputa nel piatto in cui mangia.

Vittorio (arretra, non ha più bisogno di tenere Angelo, che ormai si regge a malapena sulle ginocchia): Mia figlia!?

Agata (va davanti a Angelo e gli graffia il viso): Il santarellino sfogava le voglie sulla sorellina pazza.

Angelo: “Diana non era pazza. Lei era pura. Io l’amavo. Questo è il risultato del vostro operato.Questo è ciò che fate.”

(Agata lo colpisce.)

“Se non riuscite a corrompere ciò che è puro…”

(Fabrizio lo colpisce.)

“…lo distruggete.”

(Vittorio lo colpisce. Angelo cade, batte la testa, rimane immobile. È morto. I tre assassini rimangono in piedi a semicerchio intorno a lui, fissando immobili il cadavere. Riparte la canzone Mo Ghile Mear, tutti restano immobili per venti secondi. Cala il sipario.)

 

 

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*Illustrazione di Ilya Shebunov

Annick Emdin

Annick Emdin

Annick Emdin, nata a Pisa il 14 Dicembre 1991, è laureata in Discipline dello Spettacolo, drammaturga e regista teatrale (‘Matrioska’ -2011, ‘Bambole Usate’ 2012, 'Medea' 2014), autrice di racconti per la collana Demian (Il Foglio Letterario) e del romanzo ‘Lividi’ edito da Edizioni Anordest.
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Annick Emdin, nata a Pisa il 14 Dicembre 1991, è laureata in Discipline dello Spettacolo, drammaturga e regista teatrale (‘Matrioska’ -2011, ‘Bambole Usate’ 2012, 'Medea' 2014), autrice di racconti per la collana Demian (Il Foglio Letterario) e del romanzo ‘Lividi’ edito da Edizioni Anordest.

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