Lovecraft & Tolkien contro il Fantasy italiano

Una dura contesa, quella che da mesi si portava avanti tra Lovecraft e Tolkien nel Masturbatorium del palazzo di Herakleion, giù in fondo ai mari più oscuri, nella fossa delle Marianne.

Forse non è da tutti sapere che è proprio nell’abisso più profondo dell’Oceano Pacifico, a circa undicimila metri di profondità, che risiede un Pantheon di eminenze terrestri passato a miglior vita.

Herakleion, capitale morale e sovrannaturale del sapere umano e cittadella invisibile ad eventuali vivi che volessero inabissarsi a ficcare il naso tra i grandi saggi trapassati. E che ora vegliano allo stato liquido sul progresso culturale e morale della società.

Che fare, si domandavano i due grandi scrittori. Che fare di Samantha Randall?

La scrittrice italiana di fantasy si stava spingendo gravemente oltre il tollerabile ammissibile tra i vivi. Samantha Randazzo, in arte Randall per darsi un tono da Patricia Cornwell. Di anno in anno faceva a pezzi, anzi a brandelli, tutto ciò che rimaneva in piedi della narrativa.

Non era l’unica, intendiamoci. Ma il suo insistere metodicamente sui soliti quattro cliché aveva prodotto in tutto il mondo un’inversione proporzionale tra le copie vendute e la qualità delle storie.

I grandi saggi erano turbati: a tutto c’era un limite. Anche al fantasy da supermercato scritto da italiani che lavorano come sceneggiatori delle Winx. Dovevano intervenire.

Tolkien si lisciava i suoi baffi liquidi, seduto in punta alla poltrona liquida della grande sala riservata a profonde elucubrazioni stilistiche sottomarine. E come ci si liscia dei baffi liquidi in fondo ad un abisso non è cosa che vi possa spiegare, almeno non in termini comprensibili ai vivi.

Ma è chiaro che il grande autore si sentisse vilipeso e cercasse nel suo collega una sponda. Un aiuto. Uno spunto.

Come inviare lassù in superficie un’idea che balenasse in sogno alla povera Samantha Randall, onde evitare che un ulteriore scempio editoriale venisse alla luce?

Lovecraft passava in rassegna lo script di bozza del racconto: Le avventure acquatiche di Riccardo Tentennante.

Sul serio? Faceva sul serio? Riccardo Tentennante, questo cavaliere errante dei mari di un mondo steampunk, in cui la civiltà risorta da un olocausto atomico si sarebbe rifugiata sugli scheletri galleggianti di vecchie piattaforme petrolifere, abbandonando i continenti.

“Quante banalità in un solo soggetto!” pensava l’autore americano.

“Inammissibile cretinata!” Ripeteva la sua controparte britannica.

Il Tentennante, secondo la Randall, era l’eroe che per primo lasciava la più popolosa piattaforma esistente, Nuova Venezia. A bordo di una nave da crociera superstite era alla ricerca delle poche terre emerse rimaste dopo l’innalzamento dei mari, alla ricerca di preziosissimi metalli per riparare le scricchiolanti città galleggianti.

“Ma è anche peggio di Waterworld con Kevin Costner!” Fece JJR

“Quelli di Fallout le faranno causa” Ribattè H.P. Lovecraft

Kraken, Ctuhlhu, Moby Dick e il sottomarino di ventimila leghe sotto i mari si frapponevano tra Riccardo Tentennante, la sua nave da crociera indomita e il destino di salvatore di un mondo coi braccioli e il canotto. Una macedonia di boiate degna della Leggenda degli Uomini Straordinari.

“Ma poi perché Tentennante?” Chiese Lovecraft che cercò di non soffermarsi troppo sull’utilizzo di Ctuhlhu.

Tolkien gli indicò un passaggio tra gli appunti di caratterizzazione scritti da Samantha Randall.

“Riccardo bambino – cade nel pozzo in giardino, salvato dai pompieri. Da grande – per recuperare il pezzo metallico mancante dovrà calarsi in un pozzo petrolifero in Texas, esiterà davanti al suo destino?”

“Che cazzata”. Pensarono.

Poi questa parola, “pozzo”, fece balenare un’idea a entrambe le eminenze chiamate ad arginare la follia letteraria dell’autrice.

La stupidità e la sapienza in un solo punto si incontrano nell’universo tutto.

Ed è proprio attraverso un pozzo: di conoscenza e di ignoranza.

Che ad Herakleion non è un’espressione figurata o un modo di dire.

Ma proprio il centro esatto, al cardo e decumano, nel Foro della Cittadella dei Sapienti.

Il Pozzo dalla Creatività e dell’Infamia, dove agitati nell’ordine casuale delle cose, vorticosamente gravitano le idee buone e cattive, nelle infinite possibilità che la Dea della Conoscenza concede alle creazioni dell’ingegno umano.

L’extrema ratio spinse quindi i nostri due autori, Tolkien e il suo compare, a recarsi al Pozzo al centro della loro splendida città sul fondo dell’oceano.

Lo script del romanzo, dopo un breve rituale di parole magiche e raccomandazioni alla Dea, venne gettato nel Pozzo per avere indietro un’idea valida da far comparire sulla scrivania della Randall.

Il pozzo vorticosamente inghiottì il manoscritto e dopo un breve rumore di lavandino ne sputò fuori uno nuovo, frutto delle migliori idee a disposizione.

I due grandi scrittori si chinarono a prenderlo. E rimasero perplessi dagli aggiustamenti portati dal Magico Pozzo della Conoscenza e dell’Infamia.

Era una nuova sceneggiatura per One Piece.

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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