Lo Spirito Irlandese

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C’è un isola che da millenni è occupata da un popolo di lingua e cultura celtica. Tutti noi pensiamo a loro come uomini e donne dai capelli rossi e dalle folte lentiggine, la pelle biancastra. Ma agli originari celti nei secoli si sono sovrapposti popoli e domini di ogni natura.

I Black Irish, quegli irlandesi d’oggi dai capelli corvini che la tradizione vuole essere i figli dell’unione tra i marinai spagnoli naufraghi nel Canale della Manica dell’Invicible Armada e le donne irlandesi.

I Vichingi, i danesi che visitarono l’isola a più riprese. E infine gli Inglesi che dal 1600 ai primi del Novecento dominarono l’isola con la forza e la brutalità.

C’è tanto della cultura irlandese nel nostro immaginario: da Tristano e Isotta, all’immaginario fantasy fatto di alfabeto runico, elfi, gnomi e tesori ai piedi dell’arcobaleno, alla sua musica e alle sue bevande, dal Cidro alla Guinness.

L’Irlanda è un isola abitata oggi da 5 milioni di persone ed il suo cuore è Dublino. L’unica vera grande città in una costellazione di città-paese e un mare verde che ne riempie il cuore. Un suo frammento, l’Ulster, è stato disperso nella dura lotta che liberò l’Irlanda dalla dominazione britannica. Nel 1922 gli accordi di pace firmati da Michael Collins, capo di stato, con la Corona inglese concedettero che la provincia del Nord rimanesse agli inglesi in cambio dell’indipendenza del resto dell’isola.

“Ce la riprenderemo, la nostra lotta non finisce qui”. Disse Michael Collins a Eamon De Valera, suo compagno di lotte nella stagione dell’indipendenza irlandese.

De Valera fece uccidere Collins e divenne Primo Presidente dell’Irlanda indipendente, la tregua diplomatica voluta da Collins naufragò e l’isola conobbe, lungo tutto il Novecento, una lunga stagione di sangue. L’Irlanda divenne Eire, adottando il suo nome dall’antica lingua – quanto il latino – originaria dell’isola, il gaelico. E abbandonò il Commonwealth, per diventare indipendente. Ma al suo interno l’IRA, l’esercito irlandese repubblicano, lottava ancora contro gli inglesi per riavere l’Ulster, la regione del Nord, quella di Belfast.

Per decenni gli inglesi avevano concentrato in quella provincia coloni protestanti e nei secoli privato gli irlandesi in tutta l’isola dei loro beni, confiscandoli e affidandoli alla gestione di nobili inglesi.

Un popolo spogliato della sua indipendenza e della sua ricchezza, privato della sua lingua e della sua religione, tenuto a bada con l’imposizione secolare della legge marziale e lasciato a morire durante le lunghe carestie, tra cui la più famosa fu la Great Famine del 1845. In seguito alla carestia di patate e al prelievo di grano che l’Inghilterra continuò ad esigere dall’isola, centinaia di migliaia di irlandesi lasciarono l’isola e fuggirono nel nuovo mondo.

Ecco perchè a Boston e New York continuano ad esserci ancora oggi grandi celebrazioni per la giornata di St.Patrick, numerose sono ancora le comunità di origine irlandese negli Stati Uniti.

Il tricolore irlandese, in onore alla rivoluzione francese e alla lotta contro la tirannia monarchica, è il simbolo di questa Repubblica ancora oggi senza un pezzo.

Negli ultimi due decenni la sua esplosione economica l’ha ribattezzata Tigre Celtica, salvo poi soccombere alla crisi finanziaria del 2008 e oggi conoscere una nuova povertà che sembrava lontana. La classe media aveva fatto fortuna e l’uso di dotarsi di un Pony per famiglia era molto diffuso nei primi 2000. Oggi non è infrequente spostarsi nei sobborghi di Dublino, quelli abitati dai gitani autoctoni di cultura celtica, e trovare, tra gli scheletri di vecchi capannoni industriali, decine di cavalli scorrazzare liberamente per la periferia urbana. Sono i cavalli della middle class, abbandonati liberi, dopo l’improvviso impoverimento della crisi.

Dublino, con la sua storia secolare, ha fornito grandi nomi della cultura mondiale: da Oscar Wilde a James Joyce. Senza contare William Butler Yeats, Samuel Beckett, Séamus Heaney (recentemente scomparso) e Jonathan Swift.L’epicentro culturale dell’isola è il Trinity College, ma l’identità dell’isola è forgiata nel lavoro e nel rapporto con la natura.

Dalle cristallerie di vetro di Watford, ai cantieri navali di Cork che hanno visto il varo di numerosi prototipi di navi oceaniche, alle fabbriche di cemento di Limerick, alla lavorazione del legno di Dundalk, agli artigiani di Galway (basti pensare al Claddagh Ring), ai monaci birrai di Kilkenny. Pensate che l’Arpa Celtica, simbolo nazionale, è disegnata sulle monete  e sulla bandiera rivolto nella direzione opposta a quella originale: il motivo? La Guiness aveva brevettato il simbolo, orientato correttamente, già a metà ‘800, ben prima della nasciata dell’Irlanda indipendente.

L’Irlanda è un isola piccola, che si attraversa in due ore e mezzo di auto. Ma paradossalmente ha un’unica linea ferroviaria che da Belfast scende a Sud per Dublino e poi a Sud-Ovest a Cork.

Dentro di essa si celano boschi intatti, castelli, ruscelli e sentieri sperduti. Ricoperti dal trifoglio porta fortuna che tutti conoscono. Dal lago Erin (Lough Erin Shore, uno tra i pezzi classici di standard Jig della musica tradizionale), al parco sterminato di Killarney, fino alle scogliere dell’Ovest di Moher e la punta atlantica di Durnsey.

L’Irlanda è per i backpackers e per chi ha voglia di camminare o spostarsi in autobus, così la si scopre.

Un furore antico, quello celtico. Che ha regalato primati eccellenti non solo in letteratura. Il rock isolano di recente memoria (Thin Lizzy, U2, My Bloody Valentine, Pogues, Skid Row, Therapy?, Cranberries, Ash., Corrs) e prima ancora grandi autori della musica tradizionale come Chieftains, i Dubliners, i Clannads hanno rese noti al mondo gli strumenti tradizionali come il Fiddle (una sorta di violino), il Thin Whistle e il Bodhran.

La letteratura recente non fa eccezione, con Roddy Doyle e la sua fortunata trilogia dedicata alla famiglia Rabbitte, culminata con The Commitments, adattato per il cinema da Alan Parker.Proprio in The Commitments, storia di una soul band di disoccupati delle case popolari dublinesi, c’è una fortunata autodefinizione degli irlandesi: “I Neri d’Europa”. Per storia, per coraggio e riscatto.

Il cinema ha a lungo indugiato sull’Irlanda, specie nel suo decennio di massima attrattiva culturale, ovvero negli anni ’90. Alcuni titoli per farsi un’idea dell’isola possono essere:

Nel Nome del PadreMichael Collins
The Commitments
Breakfast on Pluto
Bloody Sunday
Le Ceneri di Angela
Il mio piede sinistro
Barry Lindon
Il Vento che Accarezza L’Erba
L’Ombra del Diavolo

Per questo San Patrizio non avete che da scegliere come colorare di verde questa giornata, viaggiando con la mente attraverso musica, film, poesia e letteratura.

E fatto questo, non resta che prenotare un volo. Magari RyanAir, compagnia irlandese.

(sull’alcool non ho detto nulla, per quello basta il vostro gusto)

 

 

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.

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