L’intimità è una lotta politica: noi, Vania, le altre.

È segnato, matematico. Timing perfetto e oserei dire macabro tempismo.
Ogni qualvolta ascolto i notiziari, spulcio le notizie telematicamente  e nella sezione cronaca  m’imbatto nell’ennesimo caso di femminicidio, il primo riflesso è quello di chiudere gli occhi come di fronte alla scena troppo cruda di un film. Ci sono i nomi, le vite, le scene del delitto, i gesti efferati, il sangue reclamato, preso e poi lavato via ponziopilatamente con le confessioni, le ammissioni, le parole.

Stavolta è stato il turno di Vania, una donna che viveva nella ridente provincia che mi ha generata, Lucca.

Non credete, anche di fronte a Vania ho chiuso gli occhi, anzi, se possibile ho stretto le palpebre ancora più forte e ho chiesto con più insistenza di cambiare canale, di parlare d’altro, per favore.

Potreste accusarmi – e ne avreste ben ragione – d’un patetico evitamento del pericolo, d’una paurosa volontà di gettare via, lontano da me, tutto il dolore, l’orrore, la morte. In parte è tristemente così, un gesto estremo di rifiuto: non voglio più vedere, non accetto.

Ma quando per un attimo soltanto mi spingo oltre, a guardare dentro di me, a indagare le ragioni di questo istintivo non voler sapere, le cose si fanno più complesse e al contempo più chiare.

La drammatica e inaccettabile verità è che io non voglio vedere perché io so già;
noi tutte sappiamo già: perché, dove, cosa, come.
Ed è una coscienza che più si precisa, più si fa strada dentro di noi, più diventa un lamento sordo, una rabbia intollerabile, un orribile copione già scritto che ci rifiutiamo di ripetere.
E non sappiamo già (soltanto) perché c’è una meccanica, una dinamica ripercorsa infinite volte, una teoria: un amore malato, un’assenza d’educazione sentimentale (perché pure gli assassini pare han bisogno di Flaubert), un patetico tentativo di possedere qualcosa che un possesso non è.. E tutti quei ragionevoli e condivisibilissimi discorsi, che troppo spesso salmodiati a mo’ di clichès, ascoltiamo annuendo a cadenza tristemente frequente nei talk show.

Noi sappiamo perché se penso a Vania e a tutte le Altre, vedo una lotta privata che è la mia, che è quella di ognuna di noi, talvolta fuori ma soprattutto e sempre dentro l’intimità: una lotta che ci vede fronteggiare giorno dopo giorno mille eventualità, mille interrogativi, che ci chiede a voce alta di ridefinire i confini di noi stesse con e senza l’Altro, che ci impone di coltivare l’amore con perizia, cautela, misura e a volte timore.

«Cosa è concesso? Cosa posso dare? Cosa posso chiedere? Cosa posso accettare? Dove sono i limiti? Ci sono limiti?»

Non sono domande che si è posta soltanto Vania, Sara o qualunque altra donna la cui vita è stata spezzata da un gesto di arrogante appropriazione.
Non sono queste le domande delle vittime, un termine troppo spesso usato con tono compassionevole a sottolineare un accento di debolezza, di fragilità, di incapacità di reagire per tempo.. Questa è soltanto  la novella degli sciocchi e di chi per ingenuità o malizia non sa vedere la nuova lotta che ogni donna combatte.

Queste sono le domande che ogni donna oggi si pone almeno una volta di fronte a una relazione, di fronte all’amore, di fronte alla necessità sempre più pressante di affermarsi, di realizzarsi nella vita. Quello che ci troviamo ad affrontare è un ostacolo subdolo, ciò che ci chiediamo è complesso: reimparare ad amare, imparare a creare, cioè, un’affettività diversa.
Oltre l’impegno sociale, ogni donna affronta nell’intimità quest’impresa difficile e dagli esiti incerti: costruirsi uno spazio in un mondo i cui proclami di liberazione servono troppo spesso a poterci legare con nuovi vincoli estetici ed emotivi, per lasciarci quantomeno disorientate. In questa lotta spesso siamo desolatamente sole e senza guide, costrette ad annaspare nella palude dei giudizi facili, dei pietismi, dei sensi di colpa, del timore d’inadeguatezza, senza una vera solidarietà.

Allora, forse, posso immaginare mille donne che come me chiudono gli occhi. Chiudono gli occhi per rabbia, per il sale su una ferita aperta, perché, forse, tutto quanto è troppo vicino a noi, così vicino che i contorni si fanno sfocati e le parole inutili.

Ognuna di noi, che ne sia o meno consapevole, è vera parte di questa battaglia che fa dell’intimità una lotta politica, un sussulto d’orgoglio per il diritto di vivere secondo i nostri desideri.

Non resta che rompere la solitudine e aprire gli occhi.

 

 

 

 

Elisa Orsi

Elisa Orsi

Nata agli sgoccioli del mese di ottobre, preferisce ricordare il giorno del suo genetliaco per l'uscita di Never Mind The Bollocks, tralasciando spiacevoli marce su latine capitali. Amante degli accostamenti audaci è un pendolo irrequieto che oscilla secondo traiettorie improbabili, intersezioni inaspettate tra la poesia medievale e la cultura underground, tra storie dell'arte canonica e storie di vite qualunque. Non abbassa (quasi) mai la guardia: nel tempo diurno si occupa di letteratura italiana, di ascolto compulsivo di musica gravitante attorno all'universo punk rock, di epigrafi frenetiche su taccuini rossi; ha lavorato in radio, ha scritto per settimanali culturali, web zine e si è occupata dell'organizzazione di eventi letterari e musicali. Nel tempo notturno la potrete trovare nei peggiori bar a discutere di un disco o di un libro che l'ha fatta restare sveglia, anche stanotte.
Elisa Orsi

Latest posts by Elisa Orsi (see all)

Lascia un commento!

Elisa Orsi

Elisa Orsi

Nata agli sgoccioli del mese di ottobre, preferisce ricordare il giorno del suo genetliaco per l'uscita di Never Mind The Bollocks, tralasciando spiacevoli marce su latine capitali. Amante degli accostamenti audaci è un pendolo irrequieto che oscilla secondo traiettorie improbabili, intersezioni inaspettate tra la poesia medievale e la cultura underground, tra storie dell'arte canonica e storie di vite qualunque. Non abbassa (quasi) mai la guardia: nel tempo diurno si occupa di letteratura italiana, di ascolto compulsivo di musica gravitante attorno all'universo punk rock, di epigrafi frenetiche su taccuini rossi; ha lavorato in radio, ha scritto per settimanali culturali, web zine e si è occupata dell'organizzazione di eventi letterari e musicali. Nel tempo notturno la potrete trovare nei peggiori bar a discutere di un disco o di un libro che l'ha fatta restare sveglia, anche stanotte.

Ti è piaciuto? Lascia un commento!

error: Content is protected !!