Linea quattro (Mediolanum#1)

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“Lei non è famosa, è una persona normale. Poi, va be’, se le piace qualcosa va e se lo compra, è normale. Lei mica fa i film, è su YouTube, chi vuoi che la riconosca?”. Un filo di vento le muove i capelli lunghissimi. Indossa una maglia bianca a maniche corte con fantasie floreali rosa; un cappotto nero; stivali neri alti che le stringono i polpacci. Si guarda intorno, cerca il suo pubblico. Intorno a lei si crea un vuoto; è buio, freddo, tardi, alla fermata del tram. Una bellissima donna giapponese guarda il suo riflesso nell’orario dei tram e sorride, poi fa un passo avanti perché ha visto il tram arrivare da lontano.

“Lei sa di non essere bella; lei si vede grassa, poi magari non lo è neanche. Vorrebbe andare al negozio e comprare un paio di pantaloni ma ora ci sono tutti questi pantaloni a vita alta per le ragazzine. Non le stanno bene. Si sente una balena.”

Il tram si ferma e tutti prendono posto. Lei si mette in fondo, a gambe aperte, schiena eretta. Si toglie il cappotto.

“Lei tutto questo freddo non lo sente. Domani magari si mette la camicetta a maniche corte, che vuoi fare? Al ristorante stava per svenire dal caldo: il cameriere le ha chiesto se aveva qualche allergia, era paonazza. Da far paura. Figurati, non l’ha riconosciuta nessuno. Lei non è mica andata al Grande Fratello.”

Fermata Arena.

L’entrata di un gruppo di ragazzini è annunciata dalle loro grida e dalle risate. Tempie rasate, giacconi beige, scarpe lucide. Accanto a loro, in uno schieramento separato e compatto, un gruppo di ragazzine svedesi con gli occhi lucidi, ridono.

“Anah. She’s Julia, not me.”

Un ragazzo dai capelli biondo pallido deve sedersi. L’amico gli trova posto vicino al finestrino: “com’è, oh?”, non ha risposta. Allora gli protende una bottiglia di plastica che contiene un liquido verde fosforescente. Il biondo aggrotta le sopracciglia e scuote la testa, chiede: “com’è che si chiama quella? Anna?”. Si sente rispondere da una del gruppo, “she’s Anah, not Anna”, e ride sonoramente con le amiche. L’amico lo guarda mentre fa sollevamenti sulle maniglie del tram. “Tranquillo, dopo le facciamo ubriacare.”

“Fede ha esagerato.”

“Where are you from?”

“Anah, next stop!”

“Domani dov’è che andiamo?”

“Ma quella parla da sola?”

Risate.

“No, dai, sicuramente è al telefono.”

“Ehi girls, this stop. Our stop.”

Il liquido verde passa di mano in mano e si versa sul pavimento argentato del tram. Scendono. I ragazzi vanno da una parte, le ragazze dall’altra. I ragazzi le chiamano e indicano la strada con mano malferma. Il gruppo si riunisce. Due ragazze si guardano e si fanno l’occhiolino, poi iniziano a ballare e raggiungono gli altri.

Le porte si chiudono, con un tonfo.

“Anche un vestitino. Una maglietta. Ma chi vuoi che la riconosca? Lei fa i video su YouTube, mica è andata al Grande Fratello.”

Noemi Forti

Noemi Forti

Laureata in Discipline dello spettacolo con tesi di drammaturgia, Noemi Forti studia cinema alla Civica Scuola di Cinema di Milano. Con la testa divisa tra teatro e cinema, scrive racconti, sceneggiature e da grande vorrebbe tanto fare la regista cinematografica. Nel frattempo, coltiva segretamente l'ambizione di dar vita a un fumetto anche se la sua capacità nel disegno non è migliorata dalla terza elementare. Frequenta corsi di teatro e danza. Ha vinto il concorso per nuove leve di Battibit con il racconto Rifiorisci. Il suo primo cortometraggio, Son, è disponibile su Battibit.
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Laureata in Discipline dello spettacolo con tesi di drammaturgia, Noemi Forti studia cinema alla Civica Scuola di Cinema di Milano. Con la testa divisa tra teatro e cinema, scrive racconti, sceneggiature e da grande vorrebbe tanto fare la regista cinematografica. Nel frattempo, coltiva segretamente l'ambizione di dar vita a un fumetto anche se la sua capacità nel disegno non è migliorata dalla terza elementare. Frequenta corsi di teatro e danza. Ha vinto il concorso per nuove leve di Battibit con il racconto Rifiorisci. Il suo primo cortometraggio, Son, è disponibile su Battibit.

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