Le invasioni barbariche

barcaccia

 

Vergogna, umiliazione, frustrazione, senso di abbandono, rabbia, rabbia, rabbia, orgoglio. Ferito. Scarnificazione, distruzione, morte, barbarie,  frustrazione, umiliazione, senso di abbandono, rabbia. Ancora umiliazione, distruzione, barbarie, sciacallaggio, umiliazione, senso di abbandono, rabbia, orgoglio. Ferito. L’orrore.

Sono le uniche cose che mi vengono in mente in queste ore, parole che si sono insinuate nella mia testa, che si ripetono e che non se ne vanno. Quello che è successo a Roma è indefinibile. Quello che è successo a Roma è l’inizio vero della fine. E’ il caos.

In queste ore la preoccupazione unica di politici e politicanti è di scaricarsi la colpa a vicenda, quella del popolino è cercare di difendere la dignità del gioco del calcio e relative tifoserie, il resto dell’Italia è sonnolenta, incapace di comprendere, disinteressata. Io nel frattempo mi sento ferita, indignata, frustrata e umiliata: come persona, come studentessa di storia dell’arte, come italiana. Già, perché chissà come mai mi sento più italiana se sono in piazza di Spagna a guardare la fontana del Bernini che davanti ad uno schermo a tifare l’italietta dei mondiali di calcio.

Ma ditemi, come fate a scandalizzarvi e ad indignarvi per le esecuzioni dell’ISIS in nome di Allah se il fatto che degli ubriaconi abbiano distrutto un pezzo della vostra capitale in nome del calcio quasi non vi tange? Perché vi preme di più prendere le parti delle buone tifoserie calcistiche che essere arrabbiati e sconcertati dal fatto che abbiano distrutto e devastato un pezzo di quella Grande Bellezza che tutti avete osannato sul grande schermo e di cui vi pavoneggiate all’estero, ma di cui in fondo, non conoscete né apprezzate il valore vero? Che crolli Pompei, che chiudano i teatri e i cinema e i musei, che distruggano Bernini.

Chiediamoci quand’è che siamo diventati così. Chiediamoci quand’è che abbiamo deciso che la storia dell’arte sia trattata da materia inutile e vada relegata a due sole ore nei licei. Chiediamoci perché gli studenti di storia dell’arte nelle università italiane siano considerati perditempo senza futuro. E poi rispondiamoci che è così che ci piacciamo. Noi italiani ci vogliamo così: ignoranti, pressappochisti, campanilisti quando ci conviene, razzisti, nazionalisti, ultras, simpatici e festaioli, noi ci sguazziamo nel nostro stereotipo da italiano medio. Noi vogliamo essere mediocri: se non lo fossimo non riusciremmo a vivere, non potremmo mai andare agli apericena il venerdì sera con il rischio di annoiare i nostri amici al bar.

Il nemico è in casa nostra, ma il nemico no, non è l’arabo della porta accanto, siamo noi i barbari, siamo noi nemici della nostra stessa cultura, che cari olandesi, dovrebbe essere europeista, siamo noi con il nostro calcio, i nostri talk-show da quattro soldi, i festival della canzone, i nostri politici corrotti, le vallette e le puttane di alto borgo a voler rimanere nella più gretta ignoranza, nel menefreghismo e nell’indifferenza. E sembra non ci sia modo di redimersi.

Perché non vedo i social pieni di indignazione per ciò che è successo a Roma come quando esce l’ultima notizia su questo o quel vitalizio, su questo o quello stipendio da parlamentare? Perché ho l’impressione che fra qualche giorno se non domani tutto sarà passato e ci saremo già dimenticati di questa terribile vicenda?

Cari miei schifosissimi ultras olandesi il danno che ci avete procurato è irreparabile. Immaginate se venissero 500 italiani ultras ubriaconi a pisciare sui vostri Van Gogh.

Quello che è successo a Roma è una ferita al cuore, eppure, credo che la maggior parte degli italiani l’abbia perso il cuore, e anche il cervello.

L’intelligenza è scomparsa e non per essere pessimisti, ma a volte rimane assente a lungo.

 

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