…Langui! Agnellino, langui!

Sto trovando una strada
frà ‘rovi de’ lamponi appassiti
s’ingarbuglia la mano, che di rugiada
si rivestono l’intrighi…

…Langui! Agnellino, langui!
Che la Pasqua per te un’è mai giunta
e mai sarà, perché dei bandi
lesto, manco vedrai la cinta e l’ombra
– sia mai che ‘na svista, un colpo di fronda
t’arrotonda come l’ermellino che si fionda
e poi sfonda e spezza un cancello
una corda e ‘na finestra!

E poi.

Ho trovato una strada,
un ginepro e un prunaio serravan’ ammorte,
tant’era forte che parean d’abete ‘ste porte
e non demorde, forse ci pérde – sai? – e
giusto per tentar, che poi non nòce
m’arrendo alla presa che sempre più forte
d’estrema paura, il cuor mio poi mi còce!

Ho aperto una strada, ma
c’ho io fatto ‘conti col malaugurio spedito
da ‘na racchia megera che puntò amme irr dito.
PUNITO! mi disse, ma io l’arrestai
perché saldo il pensiero in cuore tenei!
E ancora lo tenni!
E lo terrò ancora!
Finché Caronte
non porterà me, un defunto Fante
dritto verso la torre Meloria,
e il suo bellissimo orizzonte.

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