La questione crocefisso

Da una notizia del giornale:

La proposta di legge sarebbe già stata depositata in parlamento: Matteo Salvini e la Lega spingono perché venga resa obbligatoria l’esposizione del crocifisso in tutti i luoghi pubblici. Anche nei porti. Obiettivi del provvedimento sarebbero le scuole, gli uffici pubblici, i consolati, le carceri, le università e, appunto, anche i porti, luoghi cardine su cui si è incentrata la politica di Salvini nei suoi primi passi da ministro dell’Interno italiano. Cosa succede a chi non espone il crocifisso? Paga, e caro: le multe arriverebbero fino a mille euro.

La III A Ipssar quel giorno sembrava particolarmente scalcagnata, più del solito, in ultima fila i tre alunni Mahmoud N’bembe, Saverio Morelli e Artjom Kovalski stavano procedendo con grande perizia e spirito d’intesa alla creazione di un bongo a partire di una bottiglia da plastica, mentre le ragazze della seconda fila – nell’ordine Aisha, Yu-Lin, Barbarella, Pavitra e Najara, che se non avessero avuto tratti somatici così differenti– Aisha nera come il carbone, Yu-Lin cinese, Barbarella bianca, Pavitra indiana, Najara mulatta – sarebbero state indistinguibili nel loro ininterrotto ciacolare di qualsiasi cosa, nel discutibile gusto nel vestire, negli ammennicoli che passavano loro continuamente per le mani (smalti per unghie, lime per unghie, ombretti, trucchi, specchi, gloss e centinaia di altre variazioni sul tema) e nell’eterno farsi belle (per chi, poi, era un mistero, bisogna dirlo a onor della cronaca, i maschi della III A Ipssar, almeno quelli presenti, erano tutti veramente bruttini), le ragazze della seconda fila, dicevamo, che chiameremo d’ora in poi le Bratz, stavano tutte chine su un mini -poster preso da una rivista che ritraeva Johnny The Vamp, star del nuovo telefilm ‘Vampyres On LA Beach’, una porcata americana, di cui tutte erano grandi fan poiché mostrava ragazzi decenti e romantici corteggiare stormi di bamboline non dissimili da loro in ville miliardarie di Los Angeles – quando il professor Rocca, di Italiano e Storia, entrò dentro la classe con l’aria agitata.

“Ragazzi, abbiamo un problema.” Disse Rocca, cosa che non sortì il minimo interesse da parte di nessuno.

Saverio e Mahmoud nemmeno smisero di costruire il bongo, e Rocca sospirò.

“Ragazzi, dobbiamo riaprire la questione crocefisso.”

Questo provocò una buona disposizione d’animo di tutti gli studenti, pronti a riaprire qualsiasi dibattito etico e teologico piuttosto che fare la verifica per la quale si trovavano tutti lì.

“E dobbiamo chiuderla in dieci minuti, perché voi farete il compito di recupero.”

“Ma prof, così avremo meno tempo, non è giusto,” piagnucolò una delle Bratz, seguita a ruota dal coro delle sue consorelle.

“Niente storie, lo farete, se non volete passare tutta l’estate al corso per il debito formativo. Al massimo se proprio vi lamentate parlo con quello di ginnastica e gli chiedo un quarto d’ora dell’ora dopo. Perciò: dieci minuti.” Rocca si passò una mano sulle tempie. “Ora, c’è una nuova legge, lo sapete, no? Che dice che dobbiamo esporre il crocefisso in tutti i luoghi pubblici.”

“Ma non avevamo deciso di ignorarla?” Alzò la mano Yu-Lin.

“Sì, è quello che avevamo deciso. Ma a quanto pare c’è una multa di mille euro per chi non lo fa, e oggi verrà un tizio a controllare.”

“Ma la multa la fanno alla scuola, mica a noi,” osservò acutamente Mahmoud, già perfettamente integrato nella mentalità italiana.

“Sì, ma se la scuola paga la multa, voi la gita all’Abetone ve la scordate.”

Coro di malcontento popolare, bestemmie, suoni di pernacchia prodotti con le ascelle, e un fischio notevole – Saverio, inconfondibile – da pastore sardo che richiama le capre.

“Quindi: oggi appenderemo questo crocefisso.”

“Sì, solo finché viene il tizio e poi lo togliamo”

“No, perché sti tizi vengono random.” E a me servono quei soldi della gita, pensò Rocca, ch’era novello padre e aveva appena scoperto che mantenere una bambina neonata costa un sacco di soldi. “Deve restare lì.”

“Che legge del cazzo,” commentò Artjom, e su questo il prof. Rocca non trovò niente da ridire.

“Prof, ma non è giusto,” disse Aisha. “Qui di cristiani ci sono solo Barbarella e Najara.”

“Anche Saverio è cristiano,” disse il prof.

“Ma se bestemmia ogni due minuti.” Fece notare Yu- Lin.

“Ti da fastidio il crocefisso?” Barbarella, tra le cui tette sode giaceva un crocione glitterato in simil-oro, fronteggiò Aisha.

Aisha non parve impressionata. “No. Ma non è giusto che ci sia solo quello.”

“Innanzitutto, dov’è finito il crocefisso?” Intervenne Rocca.

Ricerche frenetiche. Il crocefisso non si trovava. Le alternative erano, a quanto pareva, la croce glitterata in simil-oro di Barbarella e il simbolo dell’Anticristo in legno nero, appeso allo zaino di Artjom assieme a altra roba tipo catene, diavoletti, teschi, borchie, la faccia di Ozzy Osbourne e un portachiavi dei Metallica dal peso specifico di dieci chili.

“Non vanno bene,” disse Rocca.

Infine Mahmoud ritrovò il crocefisso in un armadietto diroccato che stava sul fondo della classe.

“Alleluja,” commentò il professore.

“Non abbiamo risolto il problema, professore.” Disse Aisha.

“Lo so, lo so.”

“Se questa è una classe solo per cristiani, io, Mahmoud, Yu Lin, Artjom e Pavitra ce ne andiamo adesso,” puntualizzò Aisha, che era tanto una brava bimba, ma quando ci si metteva con le questioni di principio era veramente noiosa.

“Ho capito, ho capito,” disse il professor Rocca. “Sto pensando. Guardate che sta storia del crocefisso non piace neanche a me.”

“Allora trovi una soluzione,” disse Pavitra.

Rocca rimase per un attimo in silenzio.

“Le religioni!” disse poi.

“Le religioni cosa?”

“Ditemi le vostre religioni.”

Venne fuori che Aisha e Mahmoud erano musulmani, Yu-Lin buddista, Pavitra induista, e Artjom alla domanda si definì ‘comunista, tovarish!’, cosa che fece ridere il professor Rocca.

“Bene, faremo così.” Il prof Rocca appese il crocifisso al chiodo rimasto vuoto dietro la cattedra. “Ragazze, so che avete un marker, tiratelo fuori.”

Le ragazze tirarono fuori non uno, ma cinque marker di diversi colori.

“Attorno al crocefisso,” disse il prof. “Tutte le religioni.”

Così, Aisha disegnò la mezzaluna e Mahmoud la stella dell’islam. Yu Lin, precisa come sempre, disegnò in arancione l’ottuplice ruota del Dharma. Il professor Rocca fece una grossa stella di Davide gialla.

“Prof, guardi che gli ebrei sono a capo di una congiura economica e governano tutte le banche e hanno tutti i soldi del mondo,” lo informò Saverio serio.

“Morelli, guarda che io sono di origine ebraica e se fosse come dici tu, ti assicuro che non sarei qui all’IPSSAR a cercare di insegnarti la Rivoluzione Francese,” ribatté Rocca, e con questo Morelli si chetò.

Pavitra disegnò l’Omkar con grande cura. Artjom disegnò falce e martello con il marker rosso. Poi prese il marker nero.

“Niente anticristo, Kovalski! Non ci pensare nemmeno!” Lo fermò il professor Rocca.

“E noi?” Domandò Barbarella, accennando a lei e Saverio.

“Saverio, tu credi in qualcosa?” Domandò il professore.

“Nel fascio,” rispose prontamente Saverio.

“Ma se sei amico di Mahmoud e Artjom,” obiettò il professore.

“E allora?” Rispose Saverio, non cogliendo la contraddizione. Il prof. Rocca tremò al pensiero che l’anno successivo avrebbe dovuto insegnare a questi il Novecento.

“Be’, in ogni caso, niente apologia del fascismo nella mia classe. Non c’è nient’altro in cui credi?”

“Nella Juve.”

“Bene, disegna il simbolo della Juve.” Saverio eseguì e sotto scrisse anche: CAMPIONI DEL MONDO.

“E io?” Protestò Barbarella.

“Tu fai il simbolo delle donne.”

“E com’è fatto?”

Il prof glielo fece vedere, e disegnò accanto il simbolo dei maschi. Per par condicio, Yu Lin suggerì, sottovoce, la bandiera arcobaleno. Il professore la incaricò di disegnarla e Yu Lin fece una grandissima bandiera arcobaleno che sovrastava tutto quanto.

“C’è altro? Niente peni, ragazzi!”

“Il simbolo della pace,” disse Najara.

“Fallo tu, Naj,” e Barbarella le passò il pennarello.

Najara si sbizzarrì e attorno al crocefisso, oltre al simbolo della pace, comparvero cuori, stelle, soli, fiori, delfini e persino unicorni. Il professore si tolse lo sfizio e disegnò le due dita sulla chitarra e l’uccellino del simbolo di Woodstock.

“Prof, possiamo appenderci il poster di Johnny The Vamp?”

Trionfalmente, il professore rispose: “Perché no?”

Johnny The Vamp finì appeso lì accanto, e le ragazze lo inghirlandarono di stelle e fiori.

“Bellissimo,” commentò il prof. Rocca. “Gita assicurata. Ora tutti seduti. Una colonna sì una no, per favore, già non si legge nulla nella vostra scrittura. Sì, potete usare il vocabolario, dovete usare il vocabolario, ragazzi e mi spiace, conto anche gli errori di ortografia, mezzo punto in meno. Domanda uno: commenta gli articoli 10 e 11 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, libertà di espressione, libertà di culto…”

I ragazzi si misero a scrivere. Rocca si girò a fissare il muro dietro di sé. I suoi sette-otto ragazzi dell’Ipssar, i suoi ragazzi del compito di recupero, gli eterni assenti, come si poteva cercare di inscriverli sotto un simbolo solo? Cercò di immaginarsi le loro esistenze, i viaggi dall’Africa, dall’Oriente, dal Brasile, la vita nel mondo post-sovietico, la periferia italiana, l’amore, habibi, la saudade, lo yuanfen, i tchai, le partite di calcio, i venerdì in moschea, il sabato in sinagoga, le domeniche in chiesa, le cene, da’ una mano a sparecchiare, per favore, e poi chiedere a papà se ci puoi andare a ballare con le amichette, e come torni, da sola, tardi, ti vengo a prendere, risponde il papà in dieci lingue diverse, che sono tutte la stessa… un giorno anche lui l’avrebbe detto a sua figlia.

Veniamo da infiniti mondi, concluse il professor Rocca dentro di sé, e abbiamo dentro infiniti mondi.

Annick Emdin

Annick Emdin

Annick Emdin, nata a Pisa il 14 Dicembre 1991, è laureata in Discipline dello Spettacolo, drammaturga e regista teatrale (‘Matrioska’ -2011, ‘Bambole Usate’ 2012, 'Medea' 2014), autrice di racconti per la collana Demian (Il Foglio Letterario) e del romanzo ‘Lividi’ edito da Edizioni Anordest.
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Annick Emdin, nata a Pisa il 14 Dicembre 1991, è laureata in Discipline dello Spettacolo, drammaturga e regista teatrale (‘Matrioska’ -2011, ‘Bambole Usate’ 2012, 'Medea' 2014), autrice di racconti per la collana Demian (Il Foglio Letterario) e del romanzo ‘Lividi’ edito da Edizioni Anordest.

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