La Mars One cerca un Comandante Shepard

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Non ci sarà la Normandy come nella serie fantascientifica Mass Effect, ma al progetto Mars One serve un equipaggio di quattro astronauti per colonizzare Marte nel 2023.

Fregnacce? No. La missione, diretta da Bas Lansdorp sotto la benedizione del premio Nobel Gerardus ‘t Hooft, vuole raggiungere il pianeta rosso per stabilirvi una colonia permanente. Un viaggio di sola andata per quattro volontari. E per realizzarlo servono “solo” 4,8 miliardi di Euro.

Stiamo dando i numeri? Forse. Già per quest’anno è prevista la selezione di 40 astronauti da addestrare per la missione, in un apposita area a gravità zero che riproduce in scala la base permanente da realizzare su Marte. Trattandosi di un viaggio di sola andata è praticamente una missione suicida.

Nel giro dei prossimi due anni il progetto Mars One conta di mettere in orbita attorno a Marte il satellite che garantirà le comunicazioni con il pianeta Terra e di spedire la prima sonda “Dragon” con a bordo 2500 kg di generi alimentari e di prima necessità (sperando che si conservino fino all’arrivo degli umani).

A più di quarant’anni dallo sbarco sulla Luna, il nostro satellite non ha ancora una base umana permamente per gli evidenti limiti scientifici di questa impresa, ma l’umanità sogna direttamente una base marziana.

Le ragioni di questo salto stanno nella diversa natura delle ricerche aerospaziali e scientifiche di ieri e oggi. Le grandi agenzie nazionali come la NASA sono praticamente dismesse e dipendono interamente dai finanziamenti privati. Finanziamenti che non seguono necessariamente l’interesse scientifico generale, bensì le opportunità di profitto.

La Luna, senza offesa, è un sasso orbitante. Una compagnia privata che metta piede per prima su Marte può rivendicarne le risorse naturali. Un po’ come accadde con la corsa all’Antartide più di un secolo fa.

Che poi ci si serva di un equipaggio che sacrifichi l’esistenza per la missione poco importa, eticamente.

Esattamente come nel videogame Mass Effect, la frontiera degli investimenti delle multinazionali è lo spazio. Il progetto Mars One è pioneristico, ma potrebbe essere il capostipite di un modo di realizzare investimenti. Materie prime scarsamente reperibili sulla Terra (come metalli e minerali), nuove tecnologie, armi: i risvolti di questa frontiera del profitto sono molteplici.

Per trovare i quasi 5 miliardi di Euro che servono a realizzare l’impresa, gli olandesi hanno già messo in vendita i diritti televisivi per realizzare il Reality show che seguirà l’impresa. La discesa su Marte è prevista nel 2023, in diretta TV. Entro il 2030 saranno 20 gli umani stanziali sul pianeta rosso.

Non più superpotenze a contendersi la giurisdizione sullo spazio, ma superimprese

La fattibilità della missione lascia però molto perplessi. Tornando con i piedi per terra e abbandonado gli scenari futuribili, c’è da dire che un equipaggio di quattro persone ha scarse possibilità di sopravvivere a lungo su Marte. Per varie ragioni: il viaggio di 7 mesi (ad essere ottimisti) è una dura prova psicologica. La sopravvivenza in condizioni di gravità differente e perennemente protetti da tute non è il massimo. L’accoglienza, il comfort, l’efficienza della colonia (rappresentata nella figura in alto, dal sito di Mars One) è tutta da verificare, considerando che l’equipaggio vivrà a vita lì, in attesa che dalla Terra arrivi qualcun altro. Perchè indietro non si può più tornare.

Uno scenario agghiacciante, quanto il film Mission to Mars di Brian De Palma che si prendeva (male) la briga di raccontarci della colonizzazione umana del nostro vicino, immaginata nel 2020.

 

In Mass Effect la missione marziana rivela all’umanità dei reperti archeologici di una vecchia civiltà aliena(i Prothean)  e la tecnologia necessaria per viaggiare al di fuori del sistema solare. Un’esplorazione che il giocatore vive nei panni del Comandante Shepard, super uomo in grado di sostenere il peso dell’intera galassia. A Mars One sarebbe sufficiente qualcuno che non suicidi alla vista continua delle tempeste marziane. Ne riparleremo nel 2023.

 

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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