La caccia al buonsenso

Cittadini amanti del verde e cittadini che ci costruirebbero su un parcheggio: la stagione di caccia in Toscana è stata aperta tutto l’anno!

E’ emergenza, un emergenza a cui bisogna rispondere con misure straordinarie: togliere ogni limite all’utilizzo della doppietta e chiamare all’adunata tutti i cittadini armati di buona volontà, porto d’armi e costosi fucili.

Obiettivo è l’abbattimento di 170.000 animali selvatici per difendere gli allevatori dai danni creati dal più grande nemico della civiltà: la natura.

Obiettivo secondario è invece la “creazione di una filiera alimentare della carne di qualità”, dice Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana. In altre parole sugo di cinghiale, daino e capriolo.
Ma è puramente incidentale, che vi credete? Non stiamo traendo profitto dallo sterminio della fauna selvatica dei nostri boschi. Qualcosa, di quella montagna di cadaveri, dobbiamo pur farne.

In un solo anno, secondo i dati ufficiali, si fanno fuori circa 80.000 animali. Questo quando la caccia è aperta e limitata solo a determinati periodi dell’anno.

Sembra, come ha dichiarato Dacia Maraini che “ogni scusa è buona per uccidere animali selvatici“. In coda anche Battiato, Bollani, David Riondino ed esponenti della comunità scientifica.

Se ci aggiungiamo i casualissimi incendi boschivi in primavera-estate, pretendere di fare una passeggiata nei boschi è diventato come andare a fare la guerra in Vietnam.

Se non ti spara un invasato (sono 97 i morti all’anno causati dalla caccia secondo l’associazione Vittime della Caccia, attualmente più dell’epidemia di meningite), ti tocca chiamare i Canadair.

E mentre si deregolamenta la caccia non viene adottato nessun provvedimento per la sicurezza nei boschi, nessun finanziamento per aiutare la forestale a vigilare sulle riserve verdi per difenderle da piromani e bracconieri, nessuna limitazione e controllo sul bracconaggio, sulle attività di caccia che possono nuocere a chi passeggia nei boschi, dai fungaioli a quegli illusi che pretendono di passare una giornata nel verde.

Ai cacciatori è richiesto di non sparare alle specie protette ma di limitarsi ai soli animali destinatari della carneficina: gli iper proliferati cinghiali, daini, cervi a cui ora potrebbe aggiungersi anche il lupo.

Il lupo, che nel 1971 era praticamente estinto, è stato protetto e difeso per decenni investendo milioni di euro. Adesso la popolazione è cresciuta nuovamente, tanto da spingere il governo – su pressione ancora di allevatori e cacciatori – a valutare una legge che consenta di nuovo la caccia per contenerne la crescita.

Una crescita dannosissima: i lupi sull’Appennino si presume siano addirittura 2000, al massimo.  Se consideriamo che i cacciatori in Italia sono circa 500.000 (secondo dati Istat e Federcaccia di età media tra i 65 e i 78 anni) ci sono circa 0,0004 lupi per cacciatore.

Ora, non mi pare una buona idea – con rispetto parlando – quella di armare un esercito di pensionati con magari i riflessi un po’ rallentati  e problemi di vista e mandarli a rimuovere dall’esistenza una specie.

E chiedere anche che si regolino da soli su quali animali uccidere e quali lasciare vivi.
A titolo esemplificativo questi sono alcuni dati relativi al bracconaggio nell’ultima stagione di caccia: 1 orso marsicano, 23 lupi, 17 falchi e quasi un centinaio di grandi volatili protetti tra cui fenicotteri e ibis, circa 8 milioni di piccoli volatili protetti. 8 milioni secondo le stime LIPU fondate solo sui casi documentabili. Uccisi anche nei periodi di riproduzione e migrazione.

caccia toscana
difendere la natura sparandogli

Ed è chiaro che i dati sono relativi solo ai casi noti che hanno portato comunque alla denuncia di 1594 persone con un incremento del bracconaggio del 29% in un anno.

Ora è anche vero che se il cinghiale e il daino hanno proliferato moltiplicandosi grazie ad anni di reinserimenti e protezione (c’è da ricordare che sono stati reinseriti proprio perché qualcuno li aveva in origine sterminati), sconfinando e invadendo le aree interessate all’agricoltura e all’allevamento, non è che l’uomo se ne sia stato nei suoi confini.

Le colture hanno invaso progressivamente le aree boschive, la caccia ha modificato gli equilibri predatore-preda naturali e certe popolazioni di animali hanno potuto moltiplicarsi per il venire meno dei normali meccanismi d’equilibrio, dato che abbiamo ucciso tutti i predatori.

Per cui i cacciatori fremono oggi di sostituirsi ai predatori naturali per mantenere la popolazione di cinghiali entro il limite consentito e sostenibile. Ma anche per mantenere viva la stessa popolazione di cacciatori.

Chi si estinguerà prima, il lupo o il cacciatore? Dal 1980 i cacciatori in Italia si sono infatti ridotti da quasi 2 milioni di persone registrate ai circa 500 mila attuali, prima citati.

E’ naturale quando attualmente il grosso di loro è un over 65: probabilmente sono gli stessi di 36 anni fa. Il progressivo invecchiamento della popolazione di cacciatori ne minaccia seriamente l’esistenza in natura. Complice una crescente sensibilità ambientale e un minore amore per le armi, unito al loro costo e alla crisi economica. E alla scomparsa dei boschi.

Ma per gli irriducibili che amano svegliarsi nel cuore della notte per sparare al buio, talvolta ai loro stessi commilitoni, sono tempi felici. Governo nazionale e Regione Toscana hanno infatto imbastito la più grande liberalizzazione della caccia, estendendola anche ai periodi riproduttivi degli animali.

Chi ha creato il problema e continua a farne parte è chiamato a risolverlo. Ed è totalmente inaccettabile.

sedrina0101020110221
In 15 col fucile contro 2, come dei veri uomini. Però, dai, questi hanno meno di 65 anni.

 

 

 

 

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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