Il lavoro spiegato (for dummies)

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Alzi la mano chi di voi sa di avere un talento ma conosce qualcuno, un conoscente meno preparato e particolarmente microcefalo, che lo sta mettendo a frutto professionalmente al vostro posto.

Per quei fortunati che stanno facendo ciò per cui sono nati, avete finito di leggere questo articolo.

Noi altri rimanenti guardiamoci tutti negli occhi senza abbassare lo sguardo. Fare ciò che ci piace ed essere pagati per questo è sostanzialmente il frutto di tre strade percorribili e distinte: essere nati nella famiglia giusta, conoscere la gente giusta, sbattimento.

Se sei nato in una famiglia di tre figli e i genitori impiegati avrai conosciuto quell’usanza secondo la quale i vestiti dei fratelli più grandi venivano riciclati a quelli più piccoli, producendo quello spiacevole incidente d’immagine per il quale i fratelli minori avevano un look paninano ’87 nel bel mezzo del 1995.

Ecco, questo è il punto di partenza sbagliato. Il pedigree sbagliato. Gente che per cambiare la Ford Orion faceva un prestito che sta ancora pagando oggi.

Siamo degli ansimanti e impacciati cani Carlino, gli altri i Rotweiler della vita.

Dove vuoi andare quando la tua paghetta era di 10 € il sabato e i tuoi compagni se ne andavano già in quarta superiore a fare serata in qualche discoteca che all’ingresso te ne chiedeva 25€?

Togliendo il fatto che non ci volevi neanche andare a spendere 25 € di ingresso, manco per il cazzo. E ti divertivi con assai meno.

Ecco, qui c’è già il passo falso. Tu ti stavi facendo un mazzo di chiavi che apre solo i cessi pubblici, loro il passepartout della città.

Loro c’avevano i quattrini e stavano già al piano superiore, dividendo il divanetto con pari rango e oltre. Intessendo quella sottile rete sociale fatta di budella umane, fil di ferro e prostituzione morale che riassumeremo con rapporti di convenienza interessata.

Viviamo in un paese che formalmente dà le stesse possibilità a tutti. Formalmente. Ed è bellissimo. E preoccupante.

Mentre Terenzio e Amanda dopo il liceo si sono iscritti in un prestigioso college ad Essex o Cambridge e si fanno i selfie mentre twerkano ad un party esclusivo da cui sono esclusi gli haters e i losers, tu e il tuo amico Ferruccio vivete con i genitori o al massimo avete una doppia nell’Upper East Side all’Università di Sassari e fate l’Università pubblica.

No, cioè: l’Università Pubblica, nel 2014?

Sta cosa del “tutti hanno le stesse possibilità” già prende un’altra piega.

Riassumendo:

Paninaro nel 1995, Ford Orion, paghetta 10 €, chiavi dei cessi pubblici, corrispettivo umano del cane carlino -> si iscrive all’Università di Sassari

Tutti gli altri -> Università d’elite, titolo di studio per bosseggiare a Milano.

Chi ha già in partenza, avrà di più dopo. Anima in pace, miei cari mangiatori di briciole cadute dal tavolo dei grandi.

Per non parlare del fatto, che al di là delle possibilità economiche, all’Università ci vanno tutti, ma proprio tutti.

Il diritto allo studio non lo vogliamo certo negare a nessuno.

Ma siccome il preconcetto istillato da questa mentalità feroce del posto di lavoro è che senza il titolo di studio non vai da nessuna parte, tutti intanto – per non sbagliarsi – vanno all’Università.

E qui subentra l’elemento random, l’imprevedibile, l’imponderabile.

Come una fiat 500 che ti sorpassa dalla corsia d’emergenza in autostrada a tre corsie.

Uomini e donne dalle facoltà assolutamente intermedie che completano senza gloria e infamia i loro percorsi e fottono sia i talentuosi poveracci che gli snob facoltosi a cui basta mostrare il cognome sul libretto.

Se il minimo è 90 e il massimo 110, prendono 100, 24 di media spaccata. Guardano le commedie romantiche con Jennifer Aniston e sono fan del Liga.

Non è colpa loro, all’Università ci entrano tutti. Loro ci sono entrati in massa. Che fai, li bocci tutti? No. Non si può. L’università ci incassa una balla di quattrini. Che fare quindi?

Abbassi i requisiti medi dei corsi di laurea e passi tutti abbassando la difficoltà degli esami drasticamente.

Sono geniali, questi uomini e donne intermedi, senza lode ne infamia.

Per cui se per titolo e meriti siamo tutti poi allo stesso punto di partenza, permangono i differenziali.

I cani carlini, gli underdogs: si devono sbattere con costanza e logoramento per tentare di fare ciò per cui hanno sudato tanto. E poi entrano alle poste, quando babbo – ex impiegato – a 35 anni ti suggerisce di fare il concorso. Le raccomandazioni dei tuoi sono assai meno fruttuose dei ricconi.

I ricconi: fanno tutto dove c’è scritto privato. Scuola privata, clinica privata, tennis club. Entrano in un consiglio d’amministrazione, in banca, in uno studio associato del centro.

Gli intermedi: non si preoccupano di nulla, nulla li turba, non hanno mai avuto un sussulto o un dubbio, non hanno mai perso un minuto di sonno. Dopo aver atteso senza ansie un po’ di tempo, finiscono a fare un lavoro appagante. Solo che sono troppo medi per essere appagati, non colgono lo stimolo, non avendo passioni.

Da tutto ciò si desume l’Analisi SWOT del matching lavorativo, altresi noto come Paradosso del Mercato del lavoro di G.Neri.

Famiglia Classe Medio – Bassa 3-5 Fratelli, Pigiami e vestiti riciclati, Paninaro Fuori tempo, Natale magro, Ford Orion, Calcio, Pallavolo, Ginnastica Artistica Cane Carlino Paghetta 10 €, Canne, birre 1 Euro, Ordinano le pizze Università Pubblica di Sassari, Camera doppia. Borsa di studio per reddito Precariato, concorsi truccati, stage a 38 anni, assunzione alle poste, affitto 4+4
Subumani: Prediciottesimo, Curva Sud, Jennifer Aniston, Ligabue Subumani: Tempo indeterminato entro i 30Lavori creativi, appaganti. Mutuo
Famiglia Classe Medio Alta 1-2 Fratelli, nomi chic tipo Filippo, settimana bianca,3 auto, Cellulare a 4 anni, BMW, Scherma, Pianoforte Rotweiler Paghetta 25 €, Billionaire per 18enni, Sushi, Compleanno in disco con House Dj Università del Regno UnitoBorsa di studio fondazione benefica. Twerking, selfie, feste vip anti losers & haters Portfolio azionario entro i 25 anni, consiglio d’amministrazione, Lotus/Lamborghini, il weekend inizia mercoledì, plusvalenze, il mattone è un investimento

 

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.

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