Il Bluesman delle Slot Machine

Lui aveva un suo blues. Gli faceva vibrare le corde dell’anima al ritmo del suo dialetto truffaldino e di un corredo di parole scarso ma ben giostrato. Non aveva letto molto, quello che gli interessava. Non aveva ascoltato troppo, quello che gli serviva.

Il suo blues si attivava senza preavviso in prossimità di una di quelle macchinette. Come una melodia che ti lecca sordida il lobo dell’orecchio. Come una ragazza che ti stringe tra il tenero e il deciso le parti intime.

Con gli occhi a mezz’asta e le labbra di poco discostate si perdeva tra le lucine intermittenti e i pulsanti del gioco a pagamento. Che a lui si faceva sempre più prossimo e insidioso, ad ogni tabacchi, ad ogni bar.

Sotto ad uno strato di polvere e di cenere di sigaretta si ingrigivano i tempi dei gratta e vinci e dell’enalotto, il gioco si modernizzava e si cambiava d’abito. Un abito seducente, scollato, rischioso come il sesso non protetto. Ma con quel gusto invitante del rischio, con quella prospettiva di sgusciare via con un bottino personale sottratto alla fortuna bastarda.

Il gioco aveva penetrato, violentandolo, anche il suo piccolo paese arroccato nel nulla, su di un colle in mezzo ad ettari di coltivazioni, pannocchie e girasoli e una fabbrica di detersivi non lontana abbastanza per non nuocere.

Era arrivato per restare. E spolparli tutti. Loro ancora abituati al poker nella sala del circolo, al totocalcio. A poste assai meno esose. Sfilavano a mani alzate sotto alle forche caudine, prigionieri rassegnati, uomini di tutte le età.  Era come dare l’eroina ad un fumato.

Il suo mondo, il suo paese. Con i pori aperti, con le gambe divaricate. Con il sistema immunitario debilitato da sere tutte uguali, a guardare il culo all’unica diciassettenne di quelle sei case.
E lui era lì in un circolo a servire birre in bottiglia, con delle belle etichette che fanno pensare chissà a quale luppolo artigianale. Ma erano delle birre da market in bottiglia che costano qualche euro di più. Bastava scriverci ambrato, rossa, doppio malto, riserva.

Presidiava la cassa con fin troppa attenzione. Assunto da poco, passato dall’altra parte del bancone. Un paesello che produceva star di successo per le sagre estive. L’ultimo, Marcello, smise di esibirsi lì da poco: ora fa il giro delle sagre e delle città vicine con il suo curriculum da busker, suonatore di strada. Gli spiccioli in strada fanno un rumore gentile quando cadono nella custodia della chitarra.

Mentre lui, il bluesman del gioco, s’attizzava e si ridestava dal torpore della cassa quando gli spiccioli improvvisamente dilagavano come un torrente esondato dalla fessura di una di quelle macchinette. E qualcuno infoiato gridava i suoi sessanta secondi di gioia per rigiocarseli tutti fino all’ultimo. E andarsene poco dopo ancora, con un ghigno severo.

I soldi eran pochi, a fine mese. E la cassa sempre piena, ogni sera. Per cui cominciò a prendere dieci euro di tanto in tanto dall’incasso. Fuori dal circolo, al posto di un alimentari, era sorta una sala Slot.

Da fuori l’immagine pubblicitaria di belle ragazze bionde che inseriscono monete e sorseggiano cocktail avvolgeva l’intero perimetro esterno.

Dentro un cane rabbioso dall’aria di un buttafuori, un forestiero, controllava che i polli si facessero spennare senza dare di matto.

La sala slot aveva l’area fumatori. Era l’unico locale del paese dove si poteva fumare al chiuso. E le vittime accorrevano numerose.

Il nostro bluesman entrò tutto indurito e fece fuori in venti minuti i soldi prelevati dalla cassa, a poco a poco, nell’ultimo mese.

Uscì senza niente in tasca ed Ettore, il gestore del circolo, trent’anni più di lui, lo stava aspettando per rovesciarlo da cima a piedi.

“L’avevo capito che eri tu. Ma almeno speravo che fosse per un buon motivo”.

Il nostro bluesman non lavorò mai più al circolo. E per un bel po’ non ci tornò neppure per la vergogna. Lo fece un giorno, un paio di mesi più tardi, quando accanto al biliardo ci misero una di quelle macchinette. Il richiamo fu troppo forte per resistere.

Passava le sue giornate a casa della sua ragazza, senza un soldo, per i fatti suoi. Addormentandosi di pomeriggio sul divano abbracciato al cane. Con i suoi grossi piedi da orco scoperti, delle unghie spesse e mal tagliate. E niente di suo o altrui da arraffare e puntare in qualche gioco. S’accontentava del poker su facebook o delle app di roulette o slot machine sul telefono.

Prima che il suo brevetto per gli alimenti scadesse la sua ragazza gli trovò un posto da aiuto cuoco ad un paio di paesi di distanza.

Iniziò a darsi da fare con le pizze, per due settimane. Al titolare chiese un anticipo del primo stipendio a metà mese.

“No guarda non sai cosa m’è successo oggi. Praticamente un dente mi è saltato via e devo pagarmi il dentista d’urgenza”

Glieli diedero in contanti, all’uscita quella sera, sulla fiducia.

Lui si mise al volante della Fiat Uno della sua ragazza, sulla via di casa, tra dolci curve sui colli e i grilli e tutto quello che dovrebbe esser sereno e tranquillo dopo una giornata di lavoro.

Ma il demone iniziò a solleticargli il collo, ricordandogli la strategia dell’anticipo. Con un occhio teneva d’occhio la carreggiata, dall’altro la busta coi contanti sul cruscotto. Si fermò a fare benzina. Decise di lasciar lì la macchina. Fece l’ultimo chilometro e mezzo a piedi.

In paese arrivò all’ex alimentari. Fuori le stesse bionde che sorseggiano cocktail giocando, sui cartelloni. Dentro lo stesso zotico buttafuori che odorava di cavolo.

Nel suo cervello convertì in fiches giocabili metà del contante, l’altra metà della busta andava per il mese.
La sala era aperta 24 ore, stette lì dalle 2 alle 5 senza vincere niente, poi fece il chilometro e mezzo all’indietro, salì in macchina e dormì quasi un’ora.

Bussarono al vetro, lato guidatore. Era il benzinaio di turno. Gli fece segno di spostare la macchina. Allora il bluesman, con delle inedite pesche agli occhi, prese la strada di casa.

“Ma dove sei stato? Ho chiamato tua mamma, eravamo tutti di fuori stanotte!”

“Eh, non sai cosa è successo. Ieri tornando, mi son fermato a far benzina giù a Colle, ero stanco morto, abbiamo chiuso il forno dopo le 2. Ho fatto il pieno e mi son messo un attimo in macchina. M’è preso un colpo di sonno credo. Fatto sta che mi sveglio poco fa che mi hanno fregato metà dell’anticipo che avevo in macchina”

“Metà di cosa?”

“Dell’anticipo dello stipendio”

“Dell’anticipo. E che anticipo?”

Lei sapeva che giocava d’azzardo. E per un periodo le è andato anche bene. All’inizio lui qualche volta vinceva.  Le comprava qualcosa, la portava fuori. Poi sempre più spesso le vincite venivano reinvestite subito in altre puntate e se ne andavano com’erano venute. Quando c’erano, le vincite.

Il bluesman si andò a buttare sul divano col cane come coperta e si svegliò per l’ora di pranzo. Per via del telefono di casa che squillava all’impazzata.

“Ma sei a casa? Dovevi essere qui già da un’ora! Muoviti” Era il titolare della pizzeria

“No guarda oggi non vengo”

“Ma come no, ci metti nella merda, alza il culo”

“No mi butto malato, c’ho il dentista oggi, mi fa male una carie”

Riattaccò che dall’altra parte gli stavano augurando la morte. E sapendo che non c’avrebbe messo più piede in quella pizzeria. Chi se ne frega, dopotutto: l’anticipo gliel’avevano già dato.

Uscì fuori col cane, a fare una passeggiata in paese. Salì fino al centro, in piazzetta. E incontrò Marcello, il busker che era appena rientrato da una serie di concerti alle fermate degli autobus.

Marcello grande, come stai, che fai e tutti gli altri paraculismi di circostanza che si tributano a qualcuno che piace a tutti anche se a te sta sul culo. Chi siamo, infondo, noi mediocri per sovvertire l’ordine gerarchico degli ego di un microcosmo?

Marcello si rivelò presto utile, dato che si era messo a terra a strimpellare in acustico le sue composizioni per chitarra, anche come guardiano del cane – coperta.

Il Bluesman gli affidò il guinzaglio

“Me lo guardi per dieci minuti Marcè?”

Poi, piazzata la bestia a quattro zampe e libero dall’ingombro, seguì quel profumino di scommesse al quale solo qualche ora prima aveva ceduto convinto di addentare una dolce ricompensa. E dal quale era uscito spolpato di più di 500 euro.

Quel ritmo in terzine aveva cominciato a pulsare, i piedi lo conducevano in autonomia. E una volta davanti a quelle lucette ritmate anche le mani sapevano benissimo da sole cosa fare.

Consegnare l’altra metà dello stipendio superstite alla troia bendata. Sala Slot VLT.

“VLT, lo scrivono ovunque. Già che vuol dire? Signora! VLT, che vuol dì?” Chiese ad una vecchia che buttava la spazzatura, ubriaco marcio, seduto su una panchina, circa sette ore più tardi.

Stette a rimuginarci un poco quando fu interrotto da Marcello

“Amico, dove cazzo eri? Dieci minuti son passati da un pezzo”. Il chitarrista zingaro non lo stava cercando veramente, si era solo imbattuto in lui.

“Oh Marcè, grande. Scusa, ho avuto casini.”

“Senti io il cane l’ho legato a quel palo là, poi son dovuto andar via ma quando son tornato non c’era più”

“Ah, vabbè dai. Ora vado a cercarlo. Senti, piuttosto…”

“Dimmi”

“VLT, secondo te, che vuol dire?”

“Dici quello?” Indicando la Sala Slot a pochi passi dalla panchina

“Sì quella, bravo”

“Video lottery credo”

“No grande Marcè, cazzo non ci avevo pensato!” Gli porse la bottiglia di vino che stava bevendo. Marcè non si fece pregare e ne tracannò via un quarto.

“Oh fratello, devo scappare, spero che trovi il cane” Marcello se ne andò

Anche il nostro bluesman, ormai a corto di note, si fece incontro alla sera. O per meglio dire, incontro alla via di casa.

Una volta sulla soglia, ad aspettarlo severa, la sua ragazza e il cane, con un espressione un po’ cretina di quello che non sa cosa gli è successo ma è contento di vedere il padrone.

“Dove cazzo eri? Almeno il cane è tornato a casa per cena, penso sia troppo che tu faccia meglio del cane”

E allora il bluesman attaccò col il pezzo migliore del suo repertorio

“No guarda, non sai che mi è successo oggi…”

 

 

 

 

 

socialcosi

Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
socialcosi

Lascia un commento!

Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.

Ti è piaciuto? Lascia un commento!

error: Content is protected !!