La Grande Foresta

Gli Scoiattoli regnavano sulla Grande Foresta da generazioni. Il Consiglio Reale, organo di carattere legislativo di nomina regia, affiancava il Monarca alla guida del Regno.

I capricciosi nobili della Grande Foresta erano tenuti a bada attraverso una serie di favori e concessioni. Tra le famiglie aristocratiche più in vista, spiccava senz’altro quella dei Ricci.

La brama di potere dei Ricci aumentava ogni giorno di più e a nulla servirono le nuove regolamentazioni sull’accumulo di ghiande promosse dal Consiglio. Quelle nuove regolamentazioni andavano in realtà proprio a vantaggio dei Ricci, prevedendo il dimezzamento dell’imposta annuale sui patrimoni superiori alle 50’000 ghiande. Sebbene fossero grandi accumulatori di ghiande, i Ricci non sembrarono gradire la nuova legge. Istigarono gli altri consumatori di ghiande a non immettere un solo centesimo nelle casse dell’erario e accusarono la famiglia reale, anch’essa notoriamente ghiotta di ghiande, di non pagare da anni la tassa in questione. Esigerono, inoltre, maggiore rappresentanza tra le fila del Consiglio.

Il Re giocò d’anticipo e offrì la mano di sua figlia, unica erede al trono, a un giovane rampollo dei Ricci. Questa proposta era ritenuta necessaria per mantenere gli Scoiattoli a capo della Grande Foresta: le proteste dei Ricci avevano generato un diffuso malcontento tra i sudditi e ciò che traspariva dal dibattito pubblico era una voglia di rinnovamento, o perlomeno il desiderio di un radicale cambio di indirizzo nella politica degli Scoiattoli. Unirsi ai Ricci, che con le loro frequenti critiche all’operato degli Scoiattoli si erano ritagliati un ruolo di primo piano nello scenario descritto, poteva essere la sola mossa possibile per scongiurare il pericolo di una rivoluzione. Era una sconfitta per gli Scoiattoli, il Re ne era conscio, ma si trattava di perdere una canonica battaglia anziché la canonica guerra.

I Ricci accettarono l’offerta e il matrimonio si celebrò al solstizio d’estate presso l’Antica Quercia, storica dimora dei regnanti.

Non provo nulla per te, disse il giovane Riccio alla sua futura moglie, e le consistenti differenze fisionomiche che intercorrono tra di noi mi impediscono di provare una qualsivoglia attrazione fisica nei tuoi confronti. Eppure accetto di buon grado di congiungermi con te in matrimonio sancendo la fine della mia personale ricerca dell’anima gemella. Personale, appunto, perché il suo fine, consistendo nella privata serenità coniugale, trascende completamente il bene della nostra Grande Foresta. Ed è questo che voglio? Essere felice mentre tutto attorno a me muore? No, non è questo che desidero. Io esigo che tu sia moglie e che io sia tuo marito ed è per il bene del Regno che lo esigo.

Anche tu mi fai schifo ma da oggi in poi ti amerò fino alla mia o alla tua morte, a seconda dei casi, disse lei.

Dario Fabbri

Dario Fabbri

Agisco all'esterno dell'utero materno dal 28 agosto 1994. Mi considero un essere umano, ma prima di tutto una persona. Studio filosofia. Battibit mi permette di avere uno spazio in cui mettere tutte quelle storielline un po' matte che scrivo. Per sdebitarmi, gli devolvo il 5% netto della mia felicità annuale, che corrisponde a una grassa risata della durata di 10 min.
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