I 10 politici più Ladri della Storia d’Italia

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In questo groviglio del malaffare in cui abbiamo sguazzato negli ultimi 25 anni come anguille nella melma, rifulgono come perline luccicanti alcune figure con uno spiccato senso dell’arraffo. Perline luccicanti, brama delle gazze ladre. Profanatori della Repubblica come di tombe antiche e annessi tesori funebri, predoni del deserto morale in cui la cavalleria unna saccheggia ogni sorta di gioiello, ladroni sempre incolpevoli anche d’innanzi al giudizio, pronti a reclamare giustizia per non condividere un giorno di cella, occulti registi di trame volte ad ingrassare il maltolto.

E tolto lo scontatissimo Berlusclown, proviamo a stilare la classifica dei ladri più ingordi della Repubblica Italiana.

 

10) Claudio Scajola

Arrestato da Dia Reggio Calabria ex ministro Scajola
Scajola, il giorno dell’arresto.

“Fui costretto a ordinare di sparare se avessero oltrepassato la zona rossa”. Un mese dopo l’omicidio di Carlo Giuliani al G8 di Genova (era Ministro degli Interni).
L’anno dopo decide di togliere la scorta a Marco Biagi, poi prontamente ucciso dalle Brigate Rosse.
Per cui nel 2006 pensano giustamente di metterlo a capo di una branca dei Servizi Segreti. That’s Italia Baby.

Questo è solo l’antipasto per giungere alle mirabolanti avventura banditesche del politico di Imperia: incassa, tramite prestanome, 900.000 € in assegni dall’imprenditore criminale Diego Anemone, provenienti da appalti pubblici concessi dalla Protezione Civile (quindi nostri). La somma è destinata all’acquisto di una casa davanti al Colosseo.
Si giustifica pubblicamente dicendo che l’immobile è stato “acquistato a mia insaputa”.

Il reato, come è consuetudine della giustizia lumaca italiana, è stato prescritto (aka: sono scaduti i termini per una condanna).

Nel 2014 Claudio Scajola viene poi arrestato dalla DIA di Reggio Calabria per un’altra vicenda. Ha aiutato il mafioso e latitante Amedeo Matacena a scappare dall’Italia, avvertendolo persino dell’immediato arresto.

9) Cirino Pomicino

cirinopomicino42 processi ma solo 2 condanne, un classico dei faticosi iter giudiziari che coinvolgono i nostri politici, salvati sempre per il rotto della cuffia da depenalizzazioni e prescrizioni. Cirino Pomicino, con quel nome da fiaba dei fratelli Grimm è la quintessenza dell’intrallazzone della Prima Repubblica, appartenente a quell’orda di democristiani estinti con Tangentopoli. La condanna principale è arrivata al termine del processo Enimont per finanziamento illecito ai partiti. Dal 2011, scontata la pena ha fatto richiesta di riabilitazione penale.

 

 

8) Marcello Dell’Utri

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Dell’Utri sventola l’effige del Duce, promuovendo i suoi Diari di Mussolini, un falso storico pubblicato con la connivenza del giornale Libero

“E’ chiaro che io essendo un mafioso… ehm, volevo dire, non essendo io un mafioso” (Celebre Lapsus durante un’intervista)

Cofondantore di Fininvest e socio di Berlusconi della prima ora. Secondo molti il tramite tra la Mafia e il Cavaliere, tanto da far giungere negli anni ’70 nella tenuta di Arcore il mafioso Vittorio Mangano, uno che sciolse nell’acido Giovambattista Bianco.

Nel 2013, dopo la condanna in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, ha tentato di scappare a Beirut ma nel 2014 è stato estradato. Attualmente è detenuto in una casa circondariale a Parma.

7) Il tris Callisto Tanzi, Sergio Cragnotti e Luciano Gaucci

Tutti e tre Presidenti di una squadra di calcio di Serie A. Tutti e tre protagonisti di bancarotta fraudolenta. Non sono politici, ma con la politica e gli amministratori pubblici sono legati a doppio filo. Sui bond Parmalat e Cirio, Tanzi e Cragnotti hanno speculato garantendo rendite finanziarie ai grandi azionisti mentre mandavano in rovina i risparmi delle famiglie che avevano investito in titoli delle loro società. Tanzi e Cragnotti sono stati condannati. Gaucci è attualmente latitante a S.Domingo per sfuggire al processo.

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Una rara immagine di Gaucci nella Repubblica Dominicana

 

6) Francesco Belsito e Umberto Bossi

L'aitante Bossi con Belsito
L’aitante Bossi con Belsito

Il tesoriere Lega Francesco Belsito ha investito 7 milioni di rimborsi elettorali pubblici della Lega in attività finanziarie in Tanzania. Alla faccia dei Bingo Bongo africani tanto odiati dai razzisti della Lega! Sopratutto complimenti per aver speso per i cazzi vostri i soldi degli italiani, meridionali compresi! Quelli non vi fanno schifo, eh?

Un’inchiesta successiva ha evidenziato come la famiglia Bossi usasse gli stessi fondi per spese personali, tra cui l’acquisto di una laurea tarocca in Albania a vantaggio del figlio, il “trota” Renzo. Umberto Bossi è attualmente sotto inchiesta per truffa ai danni dello stato.

 

 

5) Bettino Craxi, detto “Bottino”.

Craxi davanti ai giudici di Milano nel 1992
Craxi davanti ai giudici di Milano nel 1992

Morto latitante ad Hammamet in Tunisia nel 2000, luogo nel quale ogni anno si tiene un’accorata commemorazione promossa dai figli Stefania e Bobo a cui partecipano tutta Forza Italia e diversi esponenti del PD. Celebrato ad Aulla addirittura da una statua, compianto principe dei ladri. Protettore in politica di Silvio Berlusconi, grazie a lui il Cavaliere ha potuto aumentare a dismisura il suo potere finanziario. Era scontato ma non potevamo non menzionare il capo del malaffare, il simbolo di Tangentopoli. L’ultima immagine pubblica forte, prima di scappare alla giustizia fiutato l’inevitabile, è la pioggia di monetine al grido di “Mangiati pure queste” che una folla inferocita gli riservò.

4) Totò Cuffaro

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Cuffaro indossa una maglia profetica

Ex presidente della Regione Sicilia dal 2001 al 2008, condannato a 7 anni per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra. Attualmente in carcere a Rebibbia.

Molti lo ricordano inveire contro un giovane Michele Santoro durante una trasmissione televisiva da Palermo dedicata alla lotta alla mafia.

“Questo è un giornalismo mafioso!” Urlava l’allora militante della DC.

E’ il genere di persona per la quale poi qualcuno, ad un certo punto, invoca inspiegabilmente la grazia.

 

 

 

3) Antonio Fazio:

antonio-fazioSolo in un paese come l’Italia, che affronta oggi una dura crisi economica, possono accadere cose come questa. Antonio Fazio è stato Capo della Banca d’Italia dal 1993 al 2005.

E’ stato condannato nel 2012 a 2 anni di reclusione e 1,5 milioni di Euro di multa per aggiotaggio per lo scandalo della banca Antonveneta: cercò di favorire dalla sua posizione di capo della Banca Centrale italiana la scalata del Banco di Lodi all’acquisto della Banca Antonveneta, per favorire politici e imprenditori a lui legati.

 

 

2) Nicola Cosentino:

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uno sguardo Gasparriano

Raramente si arriva a sommare nella stesa persona tanti illeciti e contemporaneamente tanta riluttanza nel mondo politico a concedere l’arresto richiesto dalla magistratura. Ex sottosegretario all’economia del governo Berlusconi, è stato dapprima accusato di riciclaggio di rifiuti tossici attraverso la società Eco4 ottenuta attraverso la corruzione di politici e funzionari pubblici. In seguito è sospettato di affiliazione alla loggia massonica P3, è anche rinviato a giudizio per violenza privata, diffamazione, estorsione aggravata per agevolare il Clan Camorristico dei Casalesi, legame che lo porta – pare – a conoscenza anche di alcune esecuzioni. Il parlamento ci ha messo 4 anni a concedere l’autorizzazione a procedere all’arresto richiesta dagli inquirenti, ma alla fine ha dovuto cedere. Sulla vicenda Cosentino si è poi giunti all’approvazione della Legge Severino sulla decadenza dalle funzioni pubbliche in caso di condanna.

2) Ex Aequo – Giuseppe Ciarrapico

Ciarrapico saluta romanamente
Ciarrapico saluta romanamente

Millenaria volpe democristiana, condivide a parimerito la seconda piazza per cumulo di reati. Già arraffava ai tempi di Andreotti e oggi siede tranquillamente in Parlamento nelle file di Forza Italia, nonostante il curriculum di reati che ci limitiamo a citare da una bella sintesi de Il Fatto Quotidiano:

Condannato per truffa aggravata e continuata ai danni di INPS e INAIL, multa per violazione legge tutela “lavoro fanciulli e adolescenti”, condannato per falso in bilancio e truffa, condanna per diffamazione, condannato per bancarotta fraudolenta, condannato per finanziamento illecito, condannato per il crac “valadier”, condannato in appello per assegni a vuoto e in seguito reato depenalizzato, condanna in primo grado per abuso ed in seguito prescritto, condannato per truffa e violazione della legge sulle trasfusioni, rinviato a giudizio per ricettazione, indagato per truffa ai danni di palazzo Chigi.

 

1) Duilio Poggiolini

Duillio_Poggiolini

Forse non tutti ricordano questo fuoriclasse dei ladri, uno dei tanti protagonisti di Mani Pulite e forse il più scioccante. Con una carriera medica alle spalle anche di pregio (lavorò all’Organizzazione Mondiale della Sanità), fu condannato per la truffa degli emoderivati che la Bayer e Baxter riuscirono a vendere al Sistema Sanitario Nazionale nonostante fossero stati donati da malati di HIV ed Epatite C, causando migliaia di casi di contagio tra i beneficiari delle trasfusioni. Membro della loggia massonica P2, autorizzava da Ministro della Salute nuovi farmaci da immettere sul mercato in cambio di compensi personali. Furono rinvenuti 15 miliardi di Lire all’estero su di un conto svizzero intestato alla moglie. Mentre in casa a Napoli fuorono rinvenuti diversi miliardi in lingotti d’oro, gioielli e opere d’arte, nascosti a volte dentro ai divani, materassi e doppifondi.
Nel 2006 ha beneficiato dell’indulto voluto da Berlusconi

Chiudiamo questa top ten dei Barabba con una menzione d’onore per celebri indagati senza ancora condanna: Guido Bertolaso, Clemente Mastella, Don Verzè, Gianni Alemanno, Renata Polverini. Ne avete altri?

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.

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