Gli uomini piccoli

 

Gli uomini piccoli

si trovano in genere

in piccole posizioni di potere

intermediari

credono di essere grandi

non sanno riconoscere la loro miseria.

 

Non si prendono responsabilità, danno colpe.

Non creano, mettono firme.

Si nascondono tra i conti, i bilanci,

le inutili burocrazie.

Maneggiano inezie fine a farle diventare montagne.

Gutta cavat lapidem,

ogni giorno a poco a poco

torturano qualcun altro.

 

Gli uomini piccoli

di quel piccolo potere

si gloriano,

ne abusano,

vessano altri uomini,

sbandierando

la loro posizioncina, il loro titoluccio,

il loro tu-non-sai-chi-sono-io!

 

Sono il direttore amministrativo io!

Sono il direttore generale io!

Sono il dottore il professore il presidente io!

Sono il sotto vice segretario io!

Sono il re degli ultimi,

che è meglio

che essere l’ultimo dei re.

 

Si permettono di dare del tu a tutti,

gli uomini piccoli,

tranne ai potenti,

ai piedi dei quali

strisciano

come vermi,

e vedono il mondo in piccolo,

gli uomini piccoli,

non sanno vedere in grande

come gli uomini grandi,

che pensano sempre:

tu-sai-bene-chi-sono-io,

sono un uomo come te,

carne e sangue sogni paure idee,

anche un re, se è un uomo grande,

lo pensa guardando il mendicante,

sono un uomo come te.

 

Ma gli uomini piccoli

– verrebbe da compatirli-

non lo pensano mai.

 

Pensano sempre: io sono meglio di te,

perché sono il sotto vice del direttore!

Il professore! Il capo!

E tu chi sei, lo sguattero, l’impiegatuccio,

lo studente timido?

E allora io ti dico

che non hai lavato bene il piatto,

non hai copiato bene il documento,

non hai fatto bene l’interrogazione,

e per questo io ti licenzio!

Io ti boccio!

Io ti spavento

riempiendomi la bocca di minacce futili!

 

Oh se sapessero gli uomini piccoli

quanto spavento davvero incutono agli uomini grandi

non con le loro abbaiate ridicole, con le loro sfuriate

o le metodiche, stupide vessazioni.

 

Incute spavento agli uomini grandi

l’abisso della loro pochezza,

il modo in cui si gloriano della loro meschinità,

delle loro piccole truffe e risparmi,

dei loro indici puntati,

terrorizza gli uomini grandi

vedere che altri uomini

hanno un orizzonte così minuscolo,

un sadismo così crudele,

che non hanno utopie nel cuore, né amore,

ma solo un’ingiustificata arroganza,

una smania infantile

di dimostrare la propria importanza…

 

Gli uomini piccoli disgustano gli uomini grandi

da un punto di vista esistenziale,

perché non si rendono conto

– e come è possibile non rendersene conto?! –

che ogni uomo è pari a un altro, è un suo uguale,

che le vie sono infinite, l’armonia è infinita,

perché il loro occhio, malato e perverso,

non gli mostra che in ciascuno c’è un universo,

che ciascuno che si distragga per un attimo

dal proprio ombelico e dal proprio io

vedrebbe

che in ogni altra persona brilla Dio.

 

 

 

 

Annick Emdin

Annick Emdin

Annick Emdin, nata a Pisa il 14 Dicembre 1991, è laureata in Discipline dello Spettacolo, drammaturga e regista teatrale (‘Matrioska’ -2011, ‘Bambole Usate’ 2012, 'Medea' 2014), autrice di racconti per la collana Demian (Il Foglio Letterario) e del romanzo ‘Lividi’ edito da Edizioni Anordest.
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Annick Emdin, nata a Pisa il 14 Dicembre 1991, è laureata in Discipline dello Spettacolo, drammaturga e regista teatrale (‘Matrioska’ -2011, ‘Bambole Usate’ 2012, 'Medea' 2014), autrice di racconti per la collana Demian (Il Foglio Letterario) e del romanzo ‘Lividi’ edito da Edizioni Anordest.

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