Gli Argonauti di Gea – L’Isola di Jersey

Argonauti di Gea, Isola di Jersey, Racconto d'Avventura, equipaggio, spionaggio,

Illustrazione di Riccardo Sampaolesi, Testi di Gabriele Neri

Gli Argonauti di Gea
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Dopo appena 26 ore di navigazione la Yug è approdata il 27 febbraio a St.Helier, la piccola capitale dell’Isola di Jersey. Per gli inglesi, questa isola del Canale della Manica è una specie di Cannes. Una perla: dall’architettura che varia dal Liberty al neoclassico, dalle grandi spiagge selvatiche e dal clima insolitamente mite, riscaldato dalla Corrente del Golfo, ma per nostra sfortuna non in questa parte dell’anno.

Per noi dell’equipaggio è una piccola S.Marino. Prezzi convenienti e tasse abbattute, banche che non fanno troppe domande sui soldi depositati. E’ qui che faremo rifornimenti prima di addentrarci nell’Oceano Atlantico: il carburante è decisamente a buon mercato sull’isola.

Alizée era uscita sullo scafo un paio d’ore prima dell’arrivo. Dei bagliori di una costa si intravedevano nelle ultime ore della notte.

“E’ la Francia?” Mi chiese
“Sì, dovrebbe essere Cherbourg”

Sorrise

“Non mi sono mai allontanata da Bordeaux. Io, l’antropologa. L’erede di Bronislaw Malinowski, la grande esperta delle Isole del Borneo. Ho sempre fatto tutto comodamente seduta dal mio appartamento. Leggendo i testi di altri studiosi, sfogliando reportage fotografici. E i miei articoli finivano sulle riviste specializzate”

“E sul tavolo del vecchio Bertil. Altrimenti non saresti qui. Sei ancora giovane per fare tutto.”

“E’ il primo viaggio che faccio in tutta la mia vita, di sicuro non il classico Erasmus. Voi siete tutti navigati, Shannon è stata in tutte le piazze del mondo in questi due anni. Avrò molto da imparare da tutti voi.”

 

Il porto di St.Helier aveva molti moli liberi, la stagione non turistica lasciava l’isola ai suoi abitanti. Una volta attraccati scendemmo tutti a terra tranne Oleg e Cariba, l’uomo di mare e quello della sicurezza.

Bertil Lindgren aveva un contatto sull’isola, un vecchio avvocato inglese in pensione, Rudolph McEntire. Ci venne a prendere con una Rolls Royce degli anni ’70.

“I miei uomini saranno al molo entro mezzora con i rifornimenti di carburante”. Ci rassicurò mentre nel primo mattino ci mostrava la quiete ordinata di St.Helier con un giro in auto.

Facemmo colazione, Marinelli – lo skipper italiano – fotografava tutto col suo smartphone e annotava continuamente dettagli sul suo taccuino. Compreso qualcosa sulla ragazza che ci portò caffè e succo d’arancia.
Shannon sembrava, senza che lo potesse ammettere, un po’ scombussolata dal mare, non mangiò nulla.

“Bertil, vorrei approfittare della tua avventura per mari per consegnare nelle tue mani una spedizione molto preziosa”. Il vecchio McEntire diede due patte sopra ad un pacco ben imballato. “Certo, non ti sto chiedendo qualcosa in cambio del gasolio, piuttosto un favore personale”

Bertil sembrava titubante: “Certo amico. Ma perché non lo spedisci per i canali ordinari?”

“Le spedizioni per le Isole Azzorre sono molto lente. E se non sbaglio sarà la vostra prossima tappa. Inoltre il contenuto della mia missiva è prezioso e preferirei affidarlo nelle mani di un amico”

“Immagino che il suo contenuto rimanga riservato, altrimenti ci avrebbe già detto di cosa si tratta”. Intervenne Marinelli

“Preferirei rimanesse tale”. Ribadì l’avvocato inglese.

“Equipaggio, se per voi va bene, io non ho niente in contrario, una consegna non intralcerà le nostre riprese più di tanto” Sancì Bertil Lindgren

Il gruppo annui senza parole, prendendo in consegna la missiva.

Usciti dal Cafè e in attesa di riprendere il mare, io, Shannon, Jacopo ed Alizée ci facemmo da parte, discutendo del contenuto.

“Secondo me sono contanti in nero, andiamo… quest’isola è un paradiso fiscale!” Ipotizzò Shannon
“Per me sono solo effetti personali, l’avvocato non mi sembra questo tipo di faccendiere.” Fece sicuro Jacopo

“Resta da vedere chi è il destinatario.” Mi voltai verso Lindgren e l’inglese che parlavano dall’altro lato della strada. “Non mi piace che McEntire l’abbia voluto dire solo al Boss e non a noi”. Aggiunsi

“Sono amici da una vita, saranno fatti loro”. Ribattè Jacopo.

“Se portiamo un carico, dovremmo sapere di cosa si tratta, potrebbe essere un rischio.” Aggiunse Alizée

“Probabilmente Bert lo sa. Non prenderebbe rischi che possano creare problemi alla spedizione”. Jacopo.

“Tutto quello che conta sia certo e chiaro è che una volta arrivati alle Azzorre voglio iniziare le riprese per il programma” Puntualizzò Shannon, col piglio professionale da reporter navigata.

Ce ne tornammo alla Yug che si era passato mezzogiorno. Oleg e Cariba avevano grigliato delle cipolle e ce ne offrirono un po’, incassando il diniego di Shannon e dell’italiano.

Notai il vecchio Bert che consegnò a Cariba il pacco. Scesero in coperta e poi nella stiva. Fu conservato in cassaforte. Tornarono su e lo svedese, col suo sorriso contagioso ci disse:

“Forza ragazzi, i mari caldi ci aspettano. Non vi siete rotti le scatole di questa nebbia? Andiamo!”.

Ed è così che il 29 febbraio lasciammo St.Helier e l’isola di Jersey con a bordo il pieno di gasolio e un pacco misterioso.

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.

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