Calcolo delle probabilità di una distopia imminente

Se ci immaginiamo un futuro distopico l’idea che ci facciamo è fortemente determinata dalla fantascienza che abbiamo consumato negli ultimi decenni.

Bypassiamo un secondo i discorsi che chiunque può trarre da Blade Runner, Il Pianeta delle Scimmie, Fahreneit 451, Brazil, Ghost in the Shell, 1984, Akira, Matrix e da qualsiasi altro classico abbia contribuito a formare in noi questa idea.

E focalizziamoci piuttosto su quello che rompe l’equilibrio del mondo che esiste prima, l’incidente scatenante di quelle narrazioni.

Cosa genera quindi un mondo distopico nei vari classici della fantascienza?

Dando per acquisito che la fantascienza ed in particolar modo la fantascienza distopica ha la sua miglior resa quando riesce a proiettare in un domani prossimo le angoscie profonde che il lettore/spettatore già coglie nel suo presente reale (sociali, culturali, politiche, filosofiche, scientifiche), gli elementi di rottura si possono riassumere in questi ambiti:

  • un deragliamento del sistema politico verso una struttura totalitaria a partire da una crisi (guerra, crisi economica, sanitaria o ambientale). Inizialmente l’archetipo era l’impianto nazi-fascista o staliniano, oggi si avvicina di più ad un sistema politico autoritario da dittatura delle corporation, che fa della tecnologia il mezzo di controllo e sottomissione e allo stesso tempo lo strumento di massimizzazione dei profitti.
  • la rottura degli equilibri tra scienza ed etica che porta alla manipolazione estrema degli esseri viventi, è il caso della fantascienza legata al rapporto uomo-macchina, alla vita artificiale degli androidi, alla clonazione, allo scopo ultimo dei viventi e dei loro surrogati.
  • il superamento dell’attuale stato evolutivo verso nuove frontiere della genetica e verso un uomo superiore, spesso indotto da cause artificiali (inquinamento, radioattività), talvolta naturali
  • un disastro nucleare o l’avvento di una modificazione ambientale tale da incidere sulle risorse e modificare la struttura delle comunità umane, le pandemie.
  • recentemente si è sviluppata una fantascienza distopica legata all’inasprirsi ulteriore delle disuguaglianze sociali del sistema capitalista (se ne è parlato qui riguardo alla serie tv 3%)

Se prendiamo ognuno di questi 5 ingrendienti e ci guardiamo attorno scopriamo che in qualche modo il futuro è già arrivato o sta per arrivare.

Non ci sono le macchine volanti, le colonie lunari e altri elementi che un po’ ingenuamente i classici avevano in qualche modo attribuito al decennio in cui viviamo.

L’elezione di Trump e i primi danni già realizzati nei primi giorni del suo mandato hanno in qualche modo suggerito anche ai più distratti che fare danni nel nostro mondo non è troppo difficile, basta solo una discreta dose di cialtroneria e pressapochismo.

Se Trump governa negli USA, l’estrema destra d’ispirazione fascista ha serie probabilità di insediarsi quest’anno in Francia, Germania e in altri stati d’Europa (mentre in Polonia, Ucraina, Ungheria già governa), senza parlare di quello che succede altrove come nelle Filippine del presidente Duterte

Gli elementi dell’avvento di una società totalitaria sono presenti, magari il rischio non è imminente né globale ma il grado di controllo raggiunto attraverso la tecnologia è ormai arrivato a ledere gravemente le libertà individuali. Se ne parlava già qui su Battibit in merito alla sorveglianza globale, al programma Prism e alla profilazione di massa effettuata da Facebook, Google e soci.

La faccenda si fa leggermente più intricata se a questo scenario attuale aggiungiamo questi elementi, parte dei 5 ingredienti suddetti: biotecnlogie e genetica, minaccia nucleare, pandemie possibili, riscaldamento globale.

Ovvero quei modificatori, quegli agenti scatenanti che spesso fanno da incidente narrativo nalla fantascienza distopica.

L’opinione pubblica ha la tendenza a sottostimare la bomba sopra cui viviamo e a preoccuparsene solo quando più o meno il danno è fatto.
Un po’ come avvenne con l’incidente nucleare di Fukushima.
E sempre rimanendo in tema nucleare, però bellico, uno di quegli elementi che sembrano essere svaniti nel nulla è la minaccia nucleare.

Attualmente nel mondo ci sono 4300 testate nucleari operative, anche una sola di queste è in grado di devastare la vita così come la conosciamo. Molte sono in mano a Trump, altre a Putin. Ma non tutti sanno che ce le hanno anche il Pakistan, Israele oltre alla Corea del Nord. A loro il nostro Akira (o Kenshiro?)

Nonostante il disarmo radicale la tecnologia nucleare è progredita, la riduzione delle testate infatti non è segno di un mondo più pacifico ma della maggiore efficienza delle armi a disposizione.

Sugli armamenti ha fortemente influito negli ultimi anni anche l’innesto di tecnologie radicali, come visto nella guerra in Iraq. L’uso di bombe chimiche basate sugli ormoni, l’introduzione di esoscheletri basilari.

Parallelamente la scienza medica non da più notizie sullo stato di avanzamento di alcuni programmi legati alla clonazione umana, apparentemente fermi dopo l’exploit della pecora Dolly del 1997 e le peripezie del medico coreano Hwang Woo-suk. Difficile che in 20 anni questa branca così controversa e contestata non abbia fatto progressi lontana dai riflettori.
Non manderemo cloni ai bastioni di orione ma qualche pezzo di ricambio o scherzo da laboratorio deve essere già stato partorito da qualche parte.

E’ invece sicura notizia già dalle olimpiadi di Pechino del 2008 l’applicazione nello sport del cosiddetto doping genetico, interventi di micro modifica genetica agli atleti per migliorarne resistenza e tempi di recupero. O il programma di selezione genetica applicato già dagli anni ’70 in Cina agli sportivi, incrociati per ottenere atleti e soldati migliori. Del quale l’esempio più noto è l’ex cestista cinese Yao Ming.

Sugli equilbri del mondo pende però una minaccia assai più misurabile e tangibile: il riscaldamento globale. In grado secondo l’ONU di alterare nel futuro l’equilbrio della società umana, l’accesso alle risorse.
Nonostante c’è chi si ostini a negarlo il nostro pianeta è entrato in un secolo cruciale, la vita dell’uomo e di milioni di altre specie dipende da quanto riusciremo ad arginare l’aumento delle temperature.


E con l’aumento delle temperature (e della popolazione umana) si sono estremizzati i fenomeni pandemici negli ultimi anni: zyka, ebola, aviaria, suina e così via.

Agli albori dell’intelligenza artificiale e alla luce di questa breve carrellata sulle disgrazie del nostro presente, poco sci-fi molta cronaca, gli ingredienti per un futuro distopico ci sono purtroppo già tutti. Sempre che l’umanità non si suicidi prima di realizzarlo adesso è importante non dare la ricetta a Trump.

Che al netto della vocina irritante e di una certa ottusità, al momento SIRI farebbe meno danni di una presunta intellgenza umana alla The Donald.

 

*la vignetta su Trump è del 2015, pubblicata sul Los Angeles Times. Perché il futuro, volendo, si predice facilmente

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.

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