Fugazi – Repeater

Tratto dalla trasmissione “where is my LP” di www.radiocicletta.it

Un vero e proprio monumento del post-hardcore, un disco che influenza generazioni a venire, Repeater disco d’esordio dei Fugazi, un’ inaffondabile meraviglia nata dalle ceneri di Minor Threat e Rites of Spring di cui Ian MacKaye e Guy Picciotto erano leader nei valorosi ottanta underground.

Si apre con Turnover, canzone che tenta di risvegliare gli animi di tutti coloro che “suonano l’allarme ma poi si rimettono a dormire” sopiti dall’indifferenza e dal pensare di aver già dato tutto. La band di Washington DC è composta da personaggi che hanno visto il peggio e il meglio della capitale dalla casa bianca: rivolte, punk, dualismi, tragedie e omicidi di stato, il tutto in un paese che tracima di giovani ribelli mai del tutto soddisfatti, e rinchiusi, appunto, nel “Repeater” la monotonia.

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Repeater è l’essere un numero all’interno di un sistema violento, dove il povero è oppresso dalle sue stesse parole, che diventano fumo di fronte alla violenza cittadina, numero quando entri in prigione e non sei niente di più. Mackaye e Picciotto ne sanno a pacchi, sono poco più che ragazzi ma vivono in questa realtà, suonano nei garage attirando centinaia di persone, facendosi picchiare dalla polizia, sembra di fare un salto nei ’70 quando il punk era considerato poco più che un criminale. In realtà è la svolta del punk stesso, merchandise stronca il movimento accusandolo di essersi venduto e accusa le persone che “sono ciò che comprano”.

Ripresa in questo senso è Blueprint, siete ancora una volta ciò che mangiate, nessuno vi obbliga a farlo ma lo fate comunque, appannaggio di una società troppo presa dalla pubblicità, uomini donne e bambini che accettano la prima cosa che viene proposta. Mcdonald’s e affini sono comunque scelte di chi ne fa uso.

La chiusura del pezzo introduce alla canzone più acida di tutto il disco, la più esplicita, Sieve-Fisted Find, qui si parla di eroina senza troppe maschere. A seguire un pugno in faccia è Greed, molto punk con Mackaye che squarcia il microfono e i padiglioni, il repeater esce prepotentemente, un minuto e 47 di rabbia.

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Ma è dal nome della band che si dipana il senso della violenza espressa poi in note, Fucked up, got ambushed, zipped in Letteralmente: Fottuti, Caduti in un’imboscata, ficcati in un sacco nero e mandati a casa. Il riferimento è a un gergo proveniente dalla guerra in Vietnam, che i soldati americani usavano fra di loro, Fugazi, appunto.

Nel 1968 la morte di Martin Luther King scatenò violenti rivolte in molte città degli stati uniti, Washington su tutte fu teatro di scontri pesantissimi fra afroamericani e forze di polizia, edifici messi a fuoco, strade devastate.

Sono loro i figli della devastazione, più legati alla città, ai centri sociali, ai dischi venduti a meno di 10 dollari e ai concerti gratuiti, avanguardia di un mondo musicale in continua espansione ma spesso di nicchia, nascosto sotto una sottile coltre di pessimismo. Forse neanche troppo sottile. Nascono i Nirvana e il mondo cambia. Urlano i Fugazi e Washington sembra tornare a bruciare.

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E’ grazie a questo turbinio di odio e violenza che costruiscono il proprio successo, sfatano le proprie paure, giovani cresciuti con i racconti della violenza, nati nella tossicodipendenza e nel disagio sociale, quello vero, da cui il nome Emo prende origine, e a ragion veduta. Non sono i Tokio Hotel con le chitarre pagate da papà. Non sono i Placebo in ritardo di quasi 10 anni. Sono i Fugazi.

Repeater è un lento bruciare di riff, sembra voler dare fuoco a ogni cosa, un richiamo fortissimo alla rivolta, all’emancipazione dai poteri forti, critica l’uomo nella sua natura e cerca di mettergli davanti i propri sbagli, cerca di svegliarlo, cerca di convincerlo a non premere semplicemente l’allarme e tornare a letto, ma di alzarsi e imparare a giudicarsi. Poi il resto verrà da sé.

Il “là” a una carriera intensissima i Fugazi se lo sono dati da soli, imparando dalle proprie sofferenze ma anche da quelle altrui, e in fin dei conti hanno svegliato qualcuno. Sono diventati maestri della produzione musicale, hanno reinventato più di un genere, si sono divisi, riuniti, senza mai dirsi addio del tutto.

Where Is My LP? – Fugazi – Repeater 14/01/2015 by Radiocicletta on Mixcloud

Vittorio Ghinassi
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