Fare la Differenza. O la differenziata.

HEROgnuno porta con se un piccolo fardello d’insoddisfazione. Dettato dallo specchiarsi in ciò che si fa e dal non gradire ciò che si vede.

Diamo molta importanza, come giusto, alla nostra persona e alle nostre visioni.

Ma gli spazi per esprimerci sono assai costretti, le persone a cui possiamo dire ciò che pensiamo assai poche.
Le opportunità di sfogarci, di decomprimere, inesistenti.
Le opportunità di ottenere soddisfazione per ciò che facciamo sempre meno frequenti. Abbiamo obblighi e doveri, certo diritti, ma poche rose e carezze o pacche sulle spalle. La vita digitale ci offre un calmante. O forse un palliativo.

Una rupe da cui urlare, un palcoscenico da cui esibirci, un microfono da cui fare un comizio.

E’ un’illusione d’ascolto, un’illusione di avere un pubblico maggiore della nostra rete umana e reale di persone che ci guardano e ci riguardano.

Ho sempre più l’impressione che i post che scriviamo in rete siano l’equivalente di un mazzetto di parole in un discorso collettivo che continua a fluire ininterrotto come un fiume che non guarda in faccia a nessuno e che ci obbliga a rincorrerlo per esistere, per esisterci dentro, per partecipare, per essere notati.

Ma scorre irriguardoso di tutte le parole, di tutte le persone, scorre inesorabile a prescindere, di fatto annullando i pensieri e le parole che sono state riversate dentro il flusso. Una sommatoria che azzera le persone, che alimentano il flusso in realtà proprio per ribadire la loro unicità, per definire i contorni, per lasciare una traccia. Paradossalmente, per non essere soli.

La socialità digitale è un ricatto bulimico: o ci si sta dentro sempre e constantemente, o si soccombe all’assiduità e alla tracotanza degli altri. Parla, posta, condividi o sarai lasciato indietro e svanirai.

E le personalità deformate del web sono soverchianti, irriguardose, spinte all’estrema conseguenza del dover primeggiare, dell’attrazione del consenso, dell’alimentare le regole invisibili del social network in cui più amici si hanno e più consensi si raccolgono, più i nostri contenuti verranno proposti agli altri a scapito delle persone meno popolari.

E’ un termometro del valore del singolo essere umano atroce e spietato, quello di questa nuova vita sociale.

E che riproduce in digitale la dirompente e onnipresente vacuità di certe persone “popolari”, circondate da tutti ma in realtà da nessuno e marginalizza tutte le altre personalità.

I più riservati o introversi sono solleticati dalla possibilità di dar sfogo al narcisismo. E così tutti, indistintamente dai nostri caratteri, alimentiamo il fiume di parole inascolate e fluenti.

La rete tradisce, nell’illusione di assolvere al proposito contrario, il bisogno di consolazione delle maggior parte di noi, un lenitivo all’isolamento fisico e intellettuale in una società fatta sempre più di persone sole, incomprese e insoddisfatte.

Si potrebbe dire che è colpa dell’eccessivo individualismo se attribuiamo ognuno di noi tanta importanza a noi stessi e a come gli altri ci vedono. Ma questo è un modo umano, insito in noi da sempre. E’ la solitudine che è aumentata, di pari passo la menzogna che una seconda vita sociale su internet possa aumentare l’interesse degli altri verso di noi.

No, è aumentata a dismisura solo l’ipocrisia e il falso interesse cortese che le nostre relazioni umane già si portano dietro.

E noi siamo comunque soli a confrontarci con la realtà dei nostri rapporti umani, vissuti al di fuori. Con i nostri successi o insuccessi, con la nostra soddisfazione o frustrazione. E lì che siamo valutati, amati o disprezzati in base alle persone che abbiamo scelto di avere attorno. Non possiamo averle tutte attorno, in un terrificante incubo totalitario. Nonostante l’inganno del web cerchi di confonderci le idee.

La partita si gioca ancora lì, in mezzo alla confusione del mondo reale, anche se andiamo a letto coi computer e ci confidiamo con un sintetizzatore vocale semi intelligente.

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.

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