Ex Machina – La recensione del film

Se l’amabile e compianto Steve Jobs fosse un detestabile pezzo di mota? Se la sua visione del futuro, i suoi mezzi economici e scientifici fossero tali da creare un’intelligenza artificiale frutto dei nostri comportamenti digitali?

“I motori di ricerca non ci dicono cosa pensa la gente, ma come pensa la gente”.

Nella parole di Nathan Bateman, insopportabile, arrogante CEO rinchiuso in un appartamento – centro di ricerca tra le montagne di nessun posto (e interpretato da Oscar Isaac, già protagonista di A proposito di Davis dei Coen), c’è il seme dell’intelligenza artificiale del prototipo chiamato Ava, da lui stesso creata.

Genio sborone che flirta con l’alcolismo, compiaciuto dei propri traguardi nella terra di confine dello sviluppo delle AI, padre padrone delle sue creazioni femminili costruite ricalcando la fantasia perversa di un maniaco (“non c’è movente nella relazioni, senza sessualità” motiva i tratti della sessualità attiva di AVA).

Un programmatore della sua azienda multinazionale, Caleb Smith (Domhnall Gleeson), vincitore di una lotteria per niente casuale tra i dipendenti, è convocato nel suo eremo ipertecnologico per testare nell’arco di una settimana la personalità di AVA (interpretata dall’attrice svedese Alicia Vikander), in una sorta di Test di Turing effettuato dal presupposto che l’oggetto, lei, si è già rivelata come una AI al suo esaminatore.

Ma non è una partita a carte scoperte come sembra. Il film è costruito in uno spazio fisico e temporale chiuso, così come lo sono gli spazi di movimento per i quattro personaggi (i tre già citati più una seconda androide nipponica, Kyoko, geisha dell’imprenditore – genio). Gli intrecci relazionali tra i due umani (dipendente e capo), tra loro e con le due AI e in particolare tra loro due e AVA, si muovono in uno spazio di strategie dei singoli personaggi fondate sulla manipolazione dell’altro.

Il film è già stato accostato più volte dalla critica a Black Mirror e sopratutto a Her di Spike Jonze.

Se è vero che per la fantascienza odierna esiste un prima e un dopo Black Mirror è anche vero che questa fantascienza incarna una legittima e necessaria restaurazione dei canoni dello sci-fi classico:  rappresentare una proiezione delle angosce presenti, delle zone di confine della tecnologia e della scienza, proiettate in un futuro distopico.

Ci stiamo in altre parole riprendendo dopo anni di sbornie tamarre, esplosioni, robot giganti di Michael Bay.

Ex Machina si inserisce in questa nuova-vecchia scuola. Il fim è scritto e diretto da Alex Garland, che come si è scritto ovunque ha lavorato con Danny Boyle per 28 giorni dopo e Sunshine.

La tensione erotica, la duplice incarnazione sintetica di Ava e Kyoko e le funzioni che conferisce loro il Nathan Bateman – Steve Jobs psicotico di questo film, ci portano lontano dal problema apparente dell’interazione emotiva uomo – macchina basata sulla seduzione dell’umano e sul desiderio delle macchine di sentire emozioni, quanto più ci si concentra sulla prospettiva creatore – AI, sulla possibilità di un rapido superamento dell’umanità da parte delle macchine, fondato sulla manipolazione da parte delle AI delle nostre debolezze emotive. Un problema per altro aperto e dibattuto recentemente da Hawking (“Tra qualche migliaio di anni ci guarderanno come scimmie primitive, circondate da inutili utensili, quasi estinti” dice nel film il Boss al suo dipendente – programmatore). Il ritmo evolutivo vertiginoso di AVA è evidente nell’arco del film, una necessità adattativa che risponde ad una logica impiantata in lei dal suo creatore e che la rende diversa da tutti gli altri prototipi.

Ex Machina è un film da vedere, perché declina in altro modo un tema a cui tanti autori di fantascienza stanno arrivando da varie angolazioni, ma pur sempre partendo dall’osservazione delle attuali frontiere scientifiche e sociali. E perché Garland si conferma come un talento a se stante da Danny Boyle. The Beach a parte.

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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